Ferrara Le delibere del Consiglio Provinciale del 27 aprile 2011

 Il Consiglio commemora Vittorio Arrigoni e poi approva delibere e ordini del giorno 

La seduta inizia con la commemorazione di Vittorio Arrigoni, “Assassinato barbaramente - ha detto il presidente dell’assemblea Leonardo Trombini – nella striscia di Gaza da un gruppo di estremisti islamici”. La vita, l’opera e la tragica fine di Arrigoni, sono state ricordate con un minuto di silenzio. 

Ha poi preso la parola l’assessore ai Lavori pubblici, Davide Nardini, per presentare la delibera sul sistema di monitoraggio automatizzato dei flussi di traffico denominato M.T.S.

Si tratta in sostanza di una convenzione tra Provincia e Regione Emilia-Romagna, con la quale la stessa Regione sta provvedendo all’installazione di 231 postazioni di rilevamento su strade emiliano romagnole. Per il territorio ferrarese i punti individuati sono quattro: al chilometro 15,7 della Sp 25 Poggio Renatico – S. Maria Codifiume, in località Argenta, al chilometro 27,090 della Sp 15 tra Tresigallo e Massa Fiscaglia, sulla Sp 2 tra l’intersezione della Sp 14 e Copparo e, infine, lungo la Sp 60 Gran Linea in località Codigoro, nell’intersezione con Sp 68 e Sp 62.

La spesa per l’installazione delle apparecchiature è di poco oltre 39mila euro, che saranno suddivisi su un arco temporale di sette anni (5.616 euro all’anno), coperti dal bilancio della Provincia tramite un finanziamento regionale nell’ambito del Piano nazionale per la sicurezza stradale, espressamente previsto per gli aspetti di monitoraggio del traffico.

Al termine del settimo anno sarà la Regione a farsi carico della proprietà, della gestione e manutenzione degli strumenti, con relativa copertura dei costi, mentre nel frattempo provvederà la Provincia su tutte e quattro le postazioni.

Sempre sul fronte della sicurezza stradale, l’assessore Nardini ha inoltre affermato che sono in fase di installazione anche i tutor in ambedue le direzioni di marcia a Tresigallo, dopo Final di Rero, ed entreranno in funzione dopo una prima fase di un paio di mesi di sperimentazione.

La delibera è stata approvata con 24 voti favorevoli e un astenuto. 

Con 17 sì e otto astensioni è stata poi approvata una successiva delibera sempre presentata dall’assessore Davide Nardini, con riferimento alla sistemazione e messa in sicurezza della Sp 24 Ro – Cologna. La spesa sarà di 45mila euro, ripartiti in parti uguali fra Cadf, Comune di Ro e Provincia.

 Lo stesso assessore ha fatto tris con una delibera intitolata: Obiettivo Cooperazione Territoriale Europea 2007 – 2013, approvazione del progetto Sear (Sustainable Energy in the Adriatic Region). Obiettivo del progetto europeo è di trasformare il problema della proliferazione delle alghe marine in opportunità, sperimentando il loro riutilizzo sottoforma di biomasse e, quindi, come fonte energetica rinnovabile e alternativa. Il riferimento è stato non solo alla proliferazione delle alghe sul litorale, ma anche nella stessa sacca di Goro.

Fra i quasi due milioni di euro a disposizione del progetto comunitario, quasi 230mila saranno a disposizione della Provincia. Ente capofila è il Comune di Pesaro e la Provincia vi partecipa in veste di partner. La scadenza del progetto europeo è prevista per novembre 2013.

La delibera è stata approvata all’unanimità (27 voti favorevoli). 

L’assessore alle Politiche del Lavoro, Caterina Ferri, ha successivamente illustrato la convenzione tra Provincia e Comune di Bondeno per la gestione del Centro per l’impiego di Bondeno. Un accordo che porterà all’apertura tutti i martedì degli uffici (mattina e pomeriggio), in continuità del resto con quanto avvenuto fin qui in una prima fase di osservazione, durante la quale non si sono registrati disagi.

La convenzione prevede un’estensione di tale soluzione organizzativa fino al 2013.

Anche in questo caso la delibera ha avuto il consenso unanime del Consiglio (26 sì). 

La seconda parte della seduta è stata dedicata all’esame di alcuni ordini del giorno. 

Il primo è stato presentato dai consiglieri di maggioranza Stefano Calderoni (Prc) e Sergio Guglielmini (capogruppo Pd) sulla cosiddetta riforma Brunetta della pubblica amministrazione (2009).

Blocco dei contratti per i pubblici dipendenti, forti limitazioni per la copertura del turn-over, tagli finanziari alle pubbliche amministrazioni, sono stati i punti critici maggiormente messi in risalto, sulla base dei quali il documento ha ritenuto la riforma che porta il nome del ministro inadeguata e ha ritenuto comprensibili le ragioni che hanno indotto la Cgil a proclamare lo sciopero generale in programma per il 6 maggio, con l’auspicio che il governo riapra il confronto tra le parti.

Come era scontato, il dibattito è stato ricco di interventi.

Sergio Guglielmini (capogruppo Pd): una riforma che non coglie il ruolo strategico per lo sviluppo del paese dell’intero settore pubblico.

Giuseppe Magri (PdL): è vero gli stipendi pubblici sono bassi, ma se si vogliono più risorse occorre fare molto di più. Meno persone, meno burocrazia e più produttività. Con Brunetta, in  realtà, si è raggiunta una maggiore presenza dei dipendenti negli uffici.

Giovanni Nardini (Pd): i dipendenti pubblici non sono in realtà dei privilegiati; è dal 1993 che non esiste più il posto fisso. Non si possono avere servizi migliori tagliando le risorse.

Mario Ansaloni (Pd): talune amministrazioni hanno organici eccessivi. Come mai la Regione Emilia-Romagna ha circa 3.500 dipendenti e la Sicilia intorno ai 22mila? Gli organici nei Comuni e negli enti locali sono ormai all’osso. Brunetta introduce un principio giusto: premiare i dipendenti migliori. In effetti troppo spesso in passato lo strumento del salario accessorio è stato utilizzato a pioggia. Ma se si vuole premiare il merito, l’incentivo deve essere adeguato. Qui la riforma appare sterile, con un fondo di produttività bloccato fino al 2013, con l’unica possibilità di modifica limitata alla sola diminuzione.

Cristiano Di Martino (PdL): la riforma Brunetta va nella direzione della qualità della prestazione. Certo si può fare di più e meglio, ma è importante che il principio sia stato introdotto. Il blocco delle assunzione è una misura anticrisi necessaria.

Luciano Tancini (PdL): un odg anacronistico e supportato da una retroguardia sindacale. 

L’odg ha incassato 16 voti a favore e 7 contrari. 

Un secondo odg presentato dal consigliere PdL Cristiano Di Martino è stato approvato all’unanimità e ha riguardato il problema delle mutilazioni genitali femminili. 

Il tema del referendum abrogativo sul piano nucleare del governo ha chiuso la seduta, con la discussione di un ultimo odg della mattinata.

Il testo è stato presentato dal consigliere Pd Simone Mori, ed è stato successivamente emendato su proposta del capogruppo Prc Stefano Calderoni, con esplicito riferimento al “goffo tentativo del governo – così l’aggiunta - di scippare i cittadini della possibilità di esprimersi sul futuro del nucleare in Italia”, giudicato “lesivo dei principi di democrazia e partecipazione previsti dalla Carta costituzionale”.

Il documento esprime la “contrarietà al Piano nucleare proposto dal governo, come sostenuto nello stesso quesito referendario”.

Cristiano Di Martino (PdL): un odg ormai superato dai fatti.

Mario Castelluzzo (Pd): nessuno al mondo, tranne Cina e Finlandia sta costruendo nuove centrali nucleari. Gli investimenti vanno diretti verso le fonti rinnovabili.

Stefano Calderoni (Prc): dietro la decisione del governo di vanificare il referendum sul nucleare c’è in realtà il tentativo di far mancare il quorum al quesito sul legittimo impedimento.

Antonio Fortini (PdL): mille miliardi di kwh sono oggi prodotti dall’atomo e nella sola Europa sono oltre 100 le centrali in funzione. Quindi il problema non è energia nucleare sì o no, ma quello dei livelli di sicurezza che devono essere sempre maggiori, specie dopo quanto successo in Giappone.

Favorevoli all’atomo anche gli interventi di Giuseppe Magri e Luciano Tancini (PdL), mentre contro si sono detti Alessandro Rorato (IdV) e Sergio Guglielmini (PdL). Più sfumato il giudizio di Davide Verri (Per Noi), che ha annunciato la propria astensione: “Non sono contrario né favorevole sulla questione. Fare le barricate ideologiche non serve a molto e attenzione a non precluderci ogni prospettiva di ricerca scientifica e tecnologica sul tema. La retromarcia del governo sul referendum è stata inopportuna”. 

Il documento è stato approvato con 15 voti favorevoli, 5 contrari e, appunto, un’astensione.

 


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