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Spigoli il blog di Daniela Zannoni

'Sei già stato al mare?'

 'Sei già stato al mare?'
ha chiesto una signora a mio figlio.

La ghiaccio con lo sguardo, ma la sua attenzione è tutta per il bambino.

Il mio imbarazzo sale, come una bottiglia che si sta riempiendo velocemente, fino a sfociare in un leggero mugolio, con digrignio di denti.

In questi attimi in cui non so se sparare alla signora o portare via mio figlio, penso che in fondo la donna non capisce di aver detto qualcosa di sbagliato, come spesso quando cantilenano ai piccoli: 'adesso vedrai quando vai a scuola...!'
Adesso vedrai cosa??! Vedrai come te la passi bene, quanto cose impari, quanti amici ti farai, quanto stari bene!
Questo deve pensare un bambino!
Se già noi gli mettiamo in testa che staranno male, che saranno sottoposti a chissà quali torture... allora siamo sicuri che non gli piacerà affatto!
Non è questione di mentire, è questione di non male informarli.

E questa signora che dà per scontato che tutti debbano andare in vacanza (al mare poi)... 

Noi sono anni che non possiamo. E quella signora mi ha fatto sentire tanto in colpa...colpa di cosa non so, ma stavo male e temevo la risposta di mio figlio, ma soprattutto le spiegazioni che avrei dovuto dare io ad una faccia che mi avrebbe guardato con sdegno...

'Si!'

Candidamente mio figlio le ha risposto di si!

'Sono stato al Lido delle Nazioni in campeggio, ho nuotato in tre piscine diverse, fatto tanti giri in bici, tanti giochi e ho visto anche due spettacoli divertentissimi' ha continuato davanti ad un sorriso a tutta dentiera della donna.

Non ha inventato la risposta, è tutto vero, siamo stati al campeggio ed abbiamo fatto tutte quelle cose in un giorno e mezzo di permanenza.

Lui non sa che la donna intendeva se aveva fatto una vacanza (un giorno non è proprio una vacanza)

Per lui siamo stati in vacanza, gli è piaciuto e si sente come tutti gli altri, orgoglioso di quanto abbiamo potuto offrirgli.

Vi assicuro che avevo le lacrime quando la signora ha finalmente alzato lo sguardo verso di me...

 

 

NOTIZIE

Mi sono fermata ed ho parlato quasi mezz'ora con una zingara.

 Mi sono fermata ed ho parlato quasi mezz'ora con una zingara.

Era al semaforo, a chiedere la carità. Vestita come l'avevo sempre vista. L'ho riconosciuta subito la mia compagna di scuola. Non ci siamo mai più riviste, da allora, dai tempi della seconda elementare. 

Mi danno un senso di disagio gli zingari che ti si appiccicano al finestrino ai semafori, ancora di più se iniziamo a sporcarti il vetro dell'auto con le loro spugne ormai nere.

Mi fanno sentire in colpa, perchè sono più fortunata di loro, e mi fanno sentire tirchia, perchè non gli offro mai nemmeno un centesimo, guardandoli dritto negli occhi.

Ma quando ho visto lei, è stato come se ci fossimo lasciate appena il giorno prima, come se fossimo le amiche che eravamo, quando eravamo davvero unite.

Tanta eccitazione.. e tanta voglia di raccontare. 

Dapprima lei non voleva, si vergognava forse, ma la mia trasparenza, il mio modo di essere libera da pregiudizi, naturale, l'ha convinta a fermarsi dopo l'angolo e salire in auto, con il fresco del condizionatore, a fare due chiacchere.

Aveva frequentato per un solo anno la mia classe, ci eravamo subito piaciute. 
Mai avevo creduto il suo abbigliamento particolare, 
mai avevo sentito il suo modo di parlare differente,
mai avevo visto diversa la sua carnagione.

Era stata lei, uno degli ultimi giorni di scuola, a ringraziarmi per esserle stata amica, per aver giocato ogni giorno con lei, con lei "che aveva la pelle scura". 

Lei sapeva qualcosa che io non sapevo, parlava di qualcosa che non capivo.

Come un fulmine quelle sue parole mi sono tornate in mente oggi, rivedendola, ed ora capisco cosa voleva dire, ci ho messo 40 anni a comprenderne il significato.

Anche di questo ringrazio i miei genitori, per non avermi mai fatto pesare che ci sono persone con abitudini differenti, con stati sociali differenti, con religioni differenti, con la pelle differente, perchè grazie a loro, posso essere liberamente amica di tutti.

 

 

NOTIZIE

...e lo sai che devi lasciarlo andare

 ...e lo sai che devi lasciarlo andare, 
lo sai che parlargli, che raccontargli la tua esperienza non serve a nulla, 
lo sai..... 
e lo sai che sbatterà la testa, 
lo sai che soffrirà, 
che ti maledirà per non averlo avvertito, 
lo sai che sei tu il suo unico sfogo, quando gli errori della vita lo colpiranno. 

Ma lo sai anche che, se non lo lasci andare, se non lo lasci fare, lo farà di nascosto, 
ed allora la sua valvola di sfogo sarà la crudeltà, sarà la rabbia verso il mondo.

E lo sai che è il sacrificio più grande di una madre, 
lo sai che è il tuo dono più prezioso: la sua educazione.

 

 

NOTIZIE

E così te ne vai.

 E così te ne vai.

E' stato unico, veramente!
Averti vicino era una sfida, una vibrante emozione, una scommessa, ogni volta.
Ricordo ancora quando strisciavi nell'ombra per nasconderti, quando tutti facevano cagnara percependo la tua presenza ed io non capivo, non vedevo, non sentivo.
E quel giorno, quando i miei occhi hanno incrociato i tuoi, nascosti ed impauriti. Si leggeva che avevi paura, ed io e Gaia eravamo nemici, ma allo stesso tempo unici possibili salvatori.
Mi hai accettato tremante un pomeriggio, mentre lavoravo in giardino, quando la mia presenza diventava per te un bisogno, quando i tuoi occhi erano una supplica di pietà.
Non c'era molto tempo per agire: o subito, o mai più.
La tua vita era accolta completamente nelle mie mani, accarezzata, rinvigorita.
E non ho fallito, neanche un attimo con te, mi ha dato soddisfazioni immense, gioia infinita perchè quello che sembrava perduto era rinato da semplici, complici gesti quotidiani.
11 mesi di amore, devoto, contro imprevisti, intemperie, e loro, che non volevano mai ci incontrassimo.
11 mesi e adesso torni a casa, come se io non fossi.
Ma nulla mi farebbe cambiare il percorso che scelsi con te, nulla.
Nessun rimpianto cara la mia micia clandestina.

 

 

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Un regalo per mio figlio

 "Mamma, io credo che per Natale il regalo più bello è un bel biglietto!"

Mio figlio questa mattina mi ha gonfiato di orgoglio. 
Mi sono sentita realizzata, a posto, conclusa, meglio di quando ti portano a casa il nipotino.
- Ho cresciuto una persona con la testa a posto - mi sono detta, e quasi mi scendevano le lacrime.

Mi sono voltata verso di lui, con gli occhi grandi che facevano i luccichini e tremavano tutti, come nei cartoni animati giapponesi....
un sorrisone stava disegnandosi sulle mie labbra mentre lui riprende a parlare, guardandomi serio:

"Basta che sul biglietto mi dichiari il tuo permesso di comperare quel videogioco che ti dicevo!"

 

 

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