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Spigoli il blog di Daniela Zannoni

Avevo trovato un lavoro.

 Avevo trovato un lavoro.

Non uno dei mille lavoretti che faccio di solito di qua e di là, era un lavoro da lavorare tutti i giorni.

E ci ho creduto fino al penultimo giorno.

Per 30 giorni ho fatto di tutto per rendere la mia professionalità al loro servizio, svolgendo le mansioni che mi erano assegnate ed occupandomi di tutto in azienda nel tempo che mi rimaneva libero, perfino alla pulizia deibagni, in mancanza d'altro.

Mi hanno telefonato, ricordo bene, ero al supermercato a fare la spesa: '....vorremmo sapere se lei fosse ancora libera perchè abbiamo bisogno..."

Mi hanno assunto subito, perchè erano indietro con il lavoro che loro non riescono proprio a seguire....

Hanno perso tempo ad istruirmi, perchè bene o male qualcosa devono dirti di come funziona da loro l'ufficio, anche se del resto so ben tenere una amministrazione.

Mi rimaneva tempo dopo aver svolto le mansioni di routine, quindi ho chiesto cosa potevo fare: mi hanno fatto spostare un archivio, controllare e sistemare il lavoro che aveva fatto un'altra persona prima di me, sistemare una stanza per l'attesa dei clienti...poi, quando non avevano altro, hanno iniziato a spiegarmi cosa potevo fare nel reparto produzione...

Mi sembrava di andare bene, mi piaceva e vedevo segnali (o credevo di vedere) di soddisfazione.

Purtroppo però, al termine di quello che doveva essere il periodo di prova (1 mese) è saltato fuori che la moglie del titolare, adesso, poteva pensarci lei a fare il mio lavoro.

Non lo so, io voglio credere alla buonafede delle persone, ma a volte faccio tanta fatica...
non mi pare giusto illudere la gente in questo modo. 
Spero che la loro scusa sia vera perchè altrimenti vuol dire che stanno facendo la stessa cosa con un'altra persona, e sarebbe proprio cattivo.

L'ultimo giorno ho fatto tutto il mio dovere come al solito....ma nel tempo rimasto ho visibilmente ed in tutta onestà pistolato con il telefonino fino a fine orario. 
Ho fatto quello che avrebbe fatto qualunque altro dipendente: i miei compiti e basta, non si meritano altro.

 

 

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Erano altri tempi, si...altri tempi..

 Erano altri tempi, si...altri tempi..
Quando credevo che sarei andata in pensione a suo tempo,
quando avevo un lavoro e non avevo mai pensato potesse finire...
mai il dubbio.
All'inizio si, decisamente davo la colpa ai cinesi: buttavano sul mercato apparecchi cosi' economici che le riparazioni erano diventate inutili.

E mi ritrovo tutto il giorno aspettando clienti che mai sarebbero giunti.

Un mondo che crolla, l'ignoto di fronte e gli impegni che premono: perdi tutto o combatti.
Cose che capitano al giorno d'oggi.
Quindi ti reinventi, ti arrampichi finche' puoi graffiare gli specchi,
E infine puoi riuscire a farlo crepare quello specchio, e riempirlo di utili appigli per risalire la china.
E finalmente, completamente tagliato, sfinito e sporco di vecchio, rivedi la luce.
Ma adesso lo sai che non durera', lo sai che tutto e' nelle tue mani, lo sai...

Ma sai che hai la forza per vivere, lo sai che TU PUOI!

 

 

 

NOTIZIE

Quando si dice 'dai a quel cane'... Ovvero: l'ospedale di Cona (Ferrara), visto con gli occhi di un bambino

 Quando si dice 'dai a quel cane'... Ovvero:
l'ospedale di Cona (Ferrara), visto con gli occhi di un bambino (che non aveva mai visto un ospedale prima se non nei film in tv).

Perchè questi appunti (premessa): 

1) perchè è un ospedale fatto crescere forzatamente contro l'opinione pubblica e contro la natura del terreno su cui è stato costruito, giudicato troppo lontano dalla città e che ha fatto dissipare enormi capitali per essere reso edificabile e forse ci sono ancora enormi lacune; 

2) perchè tutto questo ha richiesto 20 anni per concludersi da poco, rimanendo sulla bocca di tutti e nelle fauci della stampa con critiche ad ogni pelo fuori posto e perfino ad ogni cosa fatta bene.

Come qualcuno avrà già letto, è un periodo di guai di salute per i miei familiari.

Per questo motivo, insieme a mio figlio, sono stata in visita a pazienti dell'ospedale di Ferrara diverse volte dall'inizio dell'anno.

Secondo l'opinione pubblica, dall'apertura dell'ospedale non c'è stato nulla che sia andato bene: è troppo grande, non c'è nessuno, non ci si capisce nulla di dove andare, è tutto rotto, ci sono sempre problemi, c'è poco posto, non ci sono scale/ascensori, ci sono perdite dappertutto, e guarda qui..., ma come si fa...

Quando siamo arrivati per la prima volta in visita ai nostri ammalati, mio figlio mi ha condotto da solo fino al letto dove eravamo diretti, in modo intuitivo, seguendo numeri di piano, di reparto, di corridoio e di stanza.

Ha con piacere notato i corridoi ampi, puliti, ordinati, ben segnalati e piacevolmente climatizzati.

Ha favorevolmente commentato l'organizzazione, le infermiere che trovavi sempre se avevi bisogno e sempre nello stesso posto, i carrelli dei pasti, delle pulizie, i medici in visita.

Ha gradito il parcheggio grande grande, i negozi nei corridoi ed i vari servizi tipo parrucchiere e negozio di sanitari.

Gli è piaciuta la suddivisione in tre blocchi per separare gli ambulatori di visita dalla zona delle camere di ricovero, dal pronto soccorso.

E, periodo sfortunato, proprio al pronto soccorso ieri c'è stato anche per un suo guaio personale, essendosi fatto male ad un piede con la bicicletta.

Dalla preoccupazione iniziale, è finito con un bellissimo sorriso. 

Ok, non era nulla... era solo una precauzione, avendo col piede rotto tre raggi della ruota, ho ritenuto opportuno verificare che i raggi non avessero reso il favore rompendo a lui qualche ossicino.

All'arrivo al pronto soccorso, notiamo la gentilezza prima di tutto, poi il triage efficiente, la visita in ortopedia, la sala radiologia grande, silenziosa, ospitale ed infine l'ultimo controllo con gli esiti e le raccomandazioni prima di liberarci. 

1 ora e mezza. 4 code con attesa, avanti e indietro tra gli ambulatori. 

Per lui, mio figlio alla sua prima esperienza in pronto soccorso, tutto logico che fosse così. Altri non oso immaginare le critiche che avrebbero subito sollevato.

Insomma, ora che abbiamo questa struttura, perchè non vederne i pregi ed i vantaggi (che ci sono). 

Perchè accanirsi solo sulle cose sbagliate fatte in passato (vero che alcune di esse hanno tutt'ora effetti negativi) occultando ed ignorando le cose belle di cui possiamo usufruire oggi? 

A mio figlio, non prevenuto, è piaciuto tanto. Spesso ci lasciamo trascinare dall'onda, senza guardare le cose con i nostri occhi. Pensiamoci.

 

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Ho dato un passaggio ad una signora che faceva l'autostop

 Ho dato un passaggio ad una signora che faceva l'autostop. 

Si, lo so che è pericoloso, che non si sa mai chi ti incontri, che proprio l'aspetto innocente è quello che ti frega... Lo so anch'io. (tra l'altro avevo anche mio figlio con me)

Stava percorrendo una strada molto trafficata, con mezzi pesanti e senza marciapiede ne banchina. Era diretta fuori città, con la sua borsetta stretta stretta, le scarpe non certo da passeggio, l'aspetto sconsolato perchè nessuno si fermava. 

Era rossa come un peperone dal caldo per aver camminato a lungo sotto il sole. 

Dopo il mio passaggio, visto che non mi ero fermata nemmeno io, aveva un'espressione proprio disperata, e rinunciato a chiedere ulteriormente, si incamminava lungo il nastro d'asfalto cocente, mentre i capelli venivano sventolati dal passaggio dei TIR. 

La vedevo nello specchietto, e ho deciso di tornare indietro. 

Era una signora che tornava a casa dal lavoro, ma lo sciopero del trasporto pubblico aveva lasciato in stazione (ormai aveva già percorso 3 km). 
Doveva arrivare proprio al mio stesso paese, ancora 7 km più in là. 

Mi ha chiamata 'angelo'!

Sono così contenta di averle dato un passaggio che griderei a tutti: "perchè siamo diventati così crudeli e insensibili!!?" Ci saranno i casi che raccontano i tg, ma non dobbiamo essere così ciechi verso chi si trova nei guai. Pensateci.

 

 

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Il mio rumore del terremoto

 Il mio rumore del terremoto
Quel rumore! Martellante, infinito, una serie di tonfi vibranti.
Un giorno ho capito che non era il rumore cui alludevano tutti: quello era un boato, il lamento della terra smossa nella sua profondità, un qualcosa di dantesco, che da solo faceva vibrare le ossa.
No. Non era quello il ‘mio rumore’.
Ma dentro di me, il rumore del terremoto è ‘il mio rumore’. 
Con la scossa del 29, mi sono resa conto che ‘il mio rumore’ era dato dal vibrare di una scaffalatura in metallo che ho in guardaroba. Ma quella notte, ‘il mio rumore’ mi ha svegliato e non mi ha lasciato dubbi.
Altre scosse ho vissuto, molto minori: un dondolare di mobili e lampadari, assolutamente prive del ‘mio rumore’.

Succedeva così: lo stomaco chiamava il cervello, dicendogli di correre; il cervello rispondeva pigramente che …. “non ho capito ancora cos’è, e poi c’è il bambino da prendere prima di scappare!” Avevo il tempo di chiedere a mio marito: “Lo senti anche tu? Un terremoto! Andiamo fuori?”
Abbastanza lucidamente si rimaneva a letto, ad osservare, finchè il lampadario non smettesse di dondolare.

Ma il ‘mio rumore’ non mi ha fatto domande.

Devo però ammettere che tale consapevolezza ha lasciato un ottimo segno in me: ho compreso che la paura, l’istinto di fuggire, quello scaturisce dall’incomprensione, dall’ignoto.
Il ‘mio rumore’ ha chiaramente rivelato la sua natura, un terremoto, e senza alcun dubbio, senza esitazioni e senza paura mi sono alzata, di corsa ho ‘prelevato’ il cucciolo dal letto, ho incrociato le dita e sceso rapidamente le scale, verso la porta per uscire di casa, tutto all’unisono con mio marito, come nel nuoto sincronizzato. Prima della fine della lunga scossa, eravamo già sul piazzale, lontano da cornicioni e camini, ad interrogarci su quanto sarebbe durato…. 
Senza paura.
Quella, invece, è arrivata dopo.
Categorico: in casa ora non si torna.
Ma come fare nel cuore della notte?
Il nostro misero piano di emergenza può vantare la disponibilità di un camper, che però è bello chiuso in garage, il garage incorporato alla casa, la casa…..piena di dubbi se avesse retto alle vibrazioni.
Adesso la paura imperava, tornare in casa, prendere gli effetti personali minimi, cellulari, zaino, tablet e router wifi per sapere subito cosa è accaduto altrove, per comunicare subito.
Caricato il camper, la frenesia di uscire, prima della prossima scossa, prima che cada tutto, prima……e scoprire che la batteria del motore è completamente andata!
Spingerlo fuori a mano non fu difficile, ma con il bloccasterzo attivo non abbiamo potuto allontanarlo molto da casa. 
Di nuovo al sicuro, si può pensare di riposare un pochino. Lì, il ‘mio rumore’ non mi avrebbe mai raggiunto.

 

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