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Peter aveva un amore, ma era un problema

 Oggi vorrei raccontarvi una confidenza.

La confidenza che mi fece un giorno un amico, che, per noi, chiamerò Peter.

Era il giorno della settimana che Peter preferiva e lo aspettava ogni volta emozionato come ad un primo incontro.
E finalmente era arrivato.
Mi ha raccontato di essersi alzato presto, quel giorno, di aver impegnato più del solito per la cura dell'aspetto: si era rasato la barba che non tagliava da giorni e sistemato anche i capelli.
Era molto felice, come quando da bambini ci portavano finalmente alle giostre, diceva.

Era il giorno in cui avrebbe potuto stare con il suo bambino.

Dal giorno in cui lei se ne era andata, il giudice gli permetteva di vedere il figlioletto un solo giorno alla settimana.
Perché era senza lavoro.
Perché a lei era toccato il diritto di accudire il frutto di quegli anni di passione, quegli anni di sussurri, di amore, di famiglia, ora cancellata da crisi e depressione morale.

Guardando in dispensa per una veloce colazione mi ha spiegato di aver capito subito che sarebbe stata oltremodo veloce... ma, forse, dietro i barattoli vuoti...
Si! Aveva trovato un vecchio avanzo di fette biscottate. In fondo agli armadietti si trova sempre qualche vecchio avanzo, lo sapeva per esperienza ormai.

Ma per il suo angioletto avrebbe dovuto escogitare qualcosa di meglio. Per lui, solo il meglio, come una volta e nonostante le difficoltà.

Raccimolati i pochi spiccioli del portafoglio, era corso dal bottegaio per offrirsi di portare le sporte nelle case dei clienti, come spesso faceva quando aveva bisogno di soldi.
Per fortuna qualcosa era riuscito a guadagnare.

lo sapeva che dal giorno dopo e per tutto il resto della settimana avrebbe dovuto stringere la cinghia, ma per il suo cucciolo avrebbe fatto questo ed altro, per potergli dare qualcosa in più, come una volta.

E finalmente era giunta l'ora.
Trafelato aveva raggiunto la scuola dove il suo tesoro stava correndogli incontro, con le lacrime, entrambi, si lanciarono in un abbraccio mozzafiato: mi disse che sembrava non volerlo lasciare più.

"Papà, mi manchi tanto!"

"Anche tu fagiolino, ma adesso non ci dobbiamo pensare! Andiamo da Mc.Donald che ci facciamo una scorpacciata!"

Aveva usato la scusa di una passeggiata insieme, tra racconti di scuola e di amichetti e la promessa di costruire una barchetta di legno dopo pranzo. E così aveva evitato le spiegazioni per il non avere l'automobile.

Mi disse che aveva sempre nascosto al figlio la sua reale condizione economica, disoccupato da tre anni, con un mutuo sulle spalle per una casa che adesso non poteva nemmeno più abitare.
Ma almeno suo figlio si.

Al tavolino, come due innamorati bisbigliarono dolci ricordi di quando ancora vivevano in una sola famiglia.

E con sua grande sorpresa il figlio gli prese le mani, appoggiate sul tavolo, e gli disse:
"Sai papà, la mamma di una mia amica ti ha visto alla mensa del parroco, dove lei va a fare le pulizie. Perchè la prossima volta non andiamo là insieme?"

Io non lo so se quel bimbo di 6 anni aveva avuto così tanto riguardo verso le condizioni del padre, addirittura da non volerlo umiliare, o se sia stata una uscita ingenua, fatto sta che il racconto mi è rimasto così impresso che mi risuona nella mente ogni sera.

 

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