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Intervista a Sergio Armanino, giornalista de La Nuova Ferrara

D.  Come e quando hai scoperto la tua "vocazione" giornalistica? 

R. Da molto, molto giovane, negli anni delle scuole medie inferiori. Già a quei tempi immaginavo la professione del giornalista come uno strumento di verità, un modo per far conoscere alle persone fatti, storie, opinioni messe a confronto, inchieste...  Da allora è stato un sogno diventare giornalista, poi un obiettivo e, infine, si è avverato grazie a un colpo di fortuna. Pensate che La Nuova Ferrara, per cui lavoro dal 1989, aveva aperto la sua prima sede di fronte a casa mia e nemmeno me n'ero accorto! Fu un amico dell'università a portarmi in redazione la prima volta: dopo un mese già collaboravo e da allora non ho mai più smesso.

 
D. Ci racconti la tua carriera?
 
R. Spesso accade che i percorsi siano contorti, così è stata la mia carriera professionale. Ho iniziato a collaborare con la cronaca cittadina, mi occupavo di bianca, nera e politica. Ma ero anche appassionato di volley e dirigente di una società dilettantistica: quando ci fu l'occasione di essere assunto, il posto libero era allo sport. E così iniziai da lì, avendo poi la fortuna di seguire la squadra di Ferrara nei campionati di A1 di volley negli anni in cui quello era il campionato più bello del mondo. Dopo 10 anni sono passato a coordinare le pagine della provincia, quindi quelle di cultura e spettacoli, per poi tornare allo sport. In mezzo, ogni estate ho trascorso un periodo alla redazione dei Lidi, dove ci si occupa di qualsiasi argomento, e il web, ossia il nostro sito internet e le sue amplificazioni sui social network.
 
D. Di che cosa ti occupi principalmente nei tuoi articoli?
 
R. Di raccontare. Non importa quale sia l'argomento, l'importante è il racconto. Le storie, che sono ciò che più interessa ai lettori, vengono fuori in ogni settore. E cerco di farlo nel miglior modo possibile, ad iniziare da un uso corretto della lingua italiana, purtroppo spesso un optional...
 
D. Quali sono le tue maggiori soddisfazioni e delusioni professionali?
 
R. Le soddisfazioni sono state tante. Gli attestati di stima, per esempio: uno su tutti, il padre di un bimbo di 3 anni morto in autostrada mi ringraziò per come scrissi il pezzo sulla sua immane tragedia. Confesso che mi scendevano le lacrime mentre scrivevo, ma il risultato, evidentemente, è stato quello giusto.
 
D. I tuoi pregi e i tuoi difetti lavorativi?
 
R. Sono preciso, attento, pignolo, entusiasta, sempre con la voglia di fare di più e meglio. Credo siano entrambe le cose, pregi e difetti.
 
6) I tuoi progetti futuri?
Mi piacerebbe occuparmi di più del web, ma anche avere l'occasione per scrivere di più. Ma sono obiettivi che, se non arriveranno in sede lavorativa, potrò comunque perseguire nel tempo libero (assai poco, in verità...)
 
 
D. Che consigli ti senti di dare agli aspiranti giornalisti?
 
R. Anzi tutto, di non farsi troppe illusioni. Restando alla mia esperienza, proprio io rappresento l'ultimo aumento d'organico alla Nuova Ferrara e sono stato assunto nel lontanissimo settembre del 1993... Detto questo, le persone preparate, e intendo che abbiano la padronanza della lingua italiana e inglese, oltre a una cultura non solo scolastica, possono trovare strade alternative alla carta stampata. Internet è un mondo senza confini, il difficile è emergere da questo contenitore: chi ha i numeri, ci riesce. In ogni caso: leggere, leggere, leggere.

Nella foto in compagnia di Marina Zanardi

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