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Cristiana Previati, esperta in "emozioni teatrali", si racconta.

"Inizio, per caso e per passione, nella compagnia teatrale di "Luigi Rasi" di Ravenna, Maestro Renato Casanova, teatro antico, poi, via via, abitando tra Medicina, Imola e Castel S.Pietro terme, le esperienze teatrali si sono "allargate"; da rappresentazioni in piazza, ad improvvisazioni emotive ed emozionali.

Pubblico prevalentemente di minorenni, un aiuto parallelo ai servizi sociali nel metabolizzare eventi particolarmente importanti nello sviluppo psico-fisico dell'adolescente.

Successivamente MirKo Artuso, attore e regista, mi da la possibilità di entrare a far parte de "Le Altre Parole", dove, per me tutto cambia.

Ho dovuto, soffrendo a volte, mettere a nudo quelle emozioni che cercavo negli altri, ma che tenevo ben nascoste, se si trattava delle mie: ho potuto lasciar "depositare" dentro me tante nozioni sterili, le ho messe in pratica, le ho stravolte, sono diventata padrona e amica di me stessa. Cidas mi ha dato la possibilità di entrare a far parte di un'organizzazione che, ogni anno, mette in scena la voglia di mettersi in gioco, per solidarietà e per mostrare chi e cosa si fa per rompere gli schemi precostituiti ma, soprattutto, cosa scaturisce dal coraggio di mettere in scena le proprie emozioni.

La tematica "Teatro e Disabilità" è stata trattata e tuttora viene approfonditamente analizzata da persone molto qualificate, preparate e attente ad ogni sfacettatura; perciò non è di questo che vorrei parlare ma vorrei dar voce alla mia piccola esperienza con la disabilità plurima grave, vorrei poter trasmettere ciò che ho potuto osservare, constatare e toccare con mano, ogni volta che si tratta dell'argomento teatro con persone che di norma non vengono annoverate tra le fila dei potenziali "attori".

Giochiamo teatralmente o, meglio, fingiamo d'essere grandi attori per arrivare ad elaborare le emozioni della vita comune, proprio quelle emozioni che sono state private a certe persone per patalogia.

Per tutta la vita, alcune persone con disabilità grave, si sono sentite ripetere e sottolineare i confini del loro raggio d'azione... per fortuna, visto che questo ha potuto renderli adatti alle relazioni sociali standard.

Si immagini che d'un tratto, durante uno dei tanti laboratori, con rispetto di comuni regole civili, comunque, si scardinino queste informazioni e ci si permette, l'operatore per primo, di "lasciarsi andare"; ad esempio non urlare ma alzare la voce, durante una drammatizzazione di un'emozione è buono, se ne sente la necessità. Non strappare fogli o tutto ciò che ci viene a tiro, ma se vogliamo simulare come ci si sente quando si affronta il tema del dolore, va bene; ognuno con i propri mezzi, con i propri limiti psico-fisici, con la propria anima: tutti la "possediamo" e nessuno è autorizzato a stabilire chi la può far uscire o meno."


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