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Due chiacchiere con Roberto Mascellani, fotografo

 Quando e come hai scoperto la tua "vocazione" per la fotografia? 

La prima volta che ho avuto una mia macchina fotografica personale risale a quando avevo un anno e mezzo di età.

Sorrido all'idea perché non lo ricordavo nemmeno, ma una foto datata dell'epoca me lo ha rivelato con certezza.

Ricordo quella piccolissima macchina fotografica perché l'ho tenuta con me per anni.

Non posso certo affermare che già da piccolo conoscessi il concetto della vera fotografia, ma ho sempre "respirato", letteralmente, il clima fotografico: mio padre sviluppava le sue foto in casa e in quei momenti io ero con lui. Lo vedevo lavorare con l'ingranditore e le carte fotografiche, ricordo la luce proveniente della lampadina rossa, gli acidi di fissaggio e l'odore che questi emanavano in cucina. 

Non era certo un odore gradevole come un piatto di lasagne, ma vedere apparire lentamente l'immagine sulla carta era per me una sorta di magia.

Chi è cresciuto esclusivamente con la fotografia digitale non ha probabilmente avuto l'occasione di assistere a questi momenti di attesa e stupore che da un certo punto di vista sono impagabili.

In digitale la foto appare immediatamente e a quel punto si sviluppa in camera chiara, ma non esiste più l'attesa, non esiste più la suspense.

Questo non toglie il fatto che da molti anni anche io fotografo in digitale perché ha parecchi vantaggi rispetto all'analogico.

C'è stato comunque un momento in cui decisi di iniziare a scattare con il desiderio di sperimentare, di crescere un po': fu verso i 12-13 anni, e a quel punto chiesi a mio padre di utilizzare la sua reflex (molto evoluta per l'epoca).

Mi aspettavo un no secco, ed invece rispose di sì.

Con gioia ed entusiasmo gli chiesi come si usava quella macchina infernale, piena di bottoni dalle mille funzioni per me futuristiche, mi sembrava di avere tra le mani un'astronave.

Lui mi diede delle dritte che per anni seguii alla lettera, senza mai rendermi conto che in realtà erano in parte sbagliate e molto spesso limitanti nell'utilizzo. Ma lui fotografava così, in modo semplice, per puro passatempo, non ha mai avuto il tempo di approfondire seriamente l'argomento. 

 

Così solamente nel 2001, quando sono passato definitivamente al digitale, ho deciso di fare le cose in modo veramente serio ed approfondito. Addio quindi alle foto ricordo, addio alle foto fatte tanto per fare, la mia ricerca è andata verso una direzione molto più articolata e complessa che ora mi dona grandi soddisfazioni.

 

 

Che cosa ami fotografare?

Amo fotografare tutto ciò che mi emoziona. Fotograficamente parlando, questo mi porta ad essere molto eclettico.

Normalmente, quando ci si specializza nella fotografia, c'è la tendenza a far prevalere un determinato genere sugli altri (ritratto, paesaggistica, architettura, reportage, macro, e così via). Non è il mio caso.

La mia curiosità mi porta a voler sperimentare molti generi fotografici e così mi trovo a fare ritratti, paesaggi, foto di architettura, reportage, macro, fotografia di strada, glamour, fotografia astratta, still life, food life ed altro. 

Anche la post produzione che utilizzo varia parecchio a seconda di quello che voglio ottenere.

 

Quanto tempo dedichi a questa tua passione?

Ho un lavoro che non mi permette di dedicarmi alla fotografia a tempo pieno, ma questo non rallenta particolarmente la mia sete creativa, anzi, forse l'alimenta e mi permette di fare quelle pause che offrono spunti di riflessione e di analisi sui lavori fotografici in corso.

Rimpiango solo quelle occasioni in cui, guardando fuori dalla finestra, vedo ad esempio un cielo adattissimo ad essere fotografato per fare una bella foto paesaggistica ma non posso farla perché sono impossibilitato, oppure sono in una zona dove, per quanto spettacolare un cielo possa essere, ho intorno a me una serie di squallidi edifici che mortificherebbero il tutto e così evito di fotografare.

Trovo comunque che il tempo, a differenza di quanto afferma il nostro orologio, non sia una costante. Quando ci piace qualcosa il tempo vola, quando non ci piace rallenta tantissimo, fino a quasi fermarsi.

Così mi accade anche in fotografia: quando sono ispirato mi ci immergo totalmente, ogni frazione di secondo disponibile è dedicata alla creatività fotografica e tutto scorre veloce.

Spesso non mi rendo conto di passare una notte intera davanti al monitor in post produzione: sono gli uccellini all'alba che, cinguettando, me lo ricordano.

Nei momenti in cui in cui non trovo nulla di fotograficamente emozionante, il tempo che dedico alla fotografia è pressoché nullo e faccio altro, una buona cena, un bel film, un giro in città...

Ma anche in quei momenti la fotografia scorre costantemente dentro di me, ed è per questo che vado in giro sempre con una macchina fotografica. 

"Non si sa mai" mi dico, bisogna saper cogliere l'attimo senza troppe esitazioni.

 

Pregi e difetti in ambito fotografico?

Il mio più grande pregio è sicuramente la capacità di adattarmi facilmente alla quasi totalità dei generi fotografici in un tempo molto breve.

Questo accade perché mi viene molto naturale: quando conosci la luce ed i mezzi che hai a disposizione tutto è più semplice, perché il lato "manuale" ti viene istintivo, automatico, ed in questo modo puoi permetterti di lasciare spazio al cuore ed alla mente senza perderti in troppe regole e tecnicismi che hai già abbondantemente assimilato.

Il mio più grande difetto, invece, è la mia estrema pignoleria e cura nelle mie immagini. Alla base di questo c'è però un motivo in cui credo molto: una potenziale bella fotografia scattata in modo approssimativo equivale, per me, ad un bellissimo racconto scritto a mano da un dottore.

Personalmente, se mi mettono di fronte ad un foglio contenente un racconto scritto in una calligrafia pressoché illeggibile, tendo a non leggerlo, a prescindere dal fatto che sia bello o meno. Farei eccezione se su questo foglio fosse rappresentata la mappa di un grande tesoro nascosto, e questo dev'essere molto remunerativo altrimenti lascerei perdere comunque.

Lo stesso discorso vale in fotografia: quando vedo in una fotografia con un bel potenziale ma realizzata malamente, penso subito a chi l'ha scattata ed in base a questo faccio la mia valutazione. La valuterò bellissima se l'ha fatta una persona che è agli inizi, bella per qualcuno che fotografa con passione da vari mesi, carina per qualcuno che fotografa da qualche anno ma con pochissimo tempo a disposizione, ed insufficiente da chi si proclama fotografo. E purtroppo, di questi ultimi, ce ne sono tanti, basta guardare nelle community presenti sul web.

La tristezza maggiore, però, è quando ci troviamo di fronte ad una vetrina di un negozio e vediamo immagini di qualità mediocre. Da lì si capisce subito che il "fotografo" fa quel mestiere esclusivamente per guadagnare e non per le sue reali capacità: troppe attività, la maggioranza, a mio avviso marciano e vivono proprio sull'incapacità da parte del cliente di distinguere un buon operato da uno scadente solamente per mancanza di conoscenza.

E' una scelta posizionata agli antipodi prima di tutto dal mio concetto di fare fotografia, ed in seconda battuta è una mancanza di rispetto verso il cliente. 

Nelle mie immagini dò sempre il massimo a prescindere, se una foto non mi convince mi impegno ad individuarne la causa per poterla migliorare e se non ci riesco la butto senza pensarci due volte; da una pizza non posso ricavare una ciambella.

Posso quindi apparire come un pignolo rompiscatole a più persone, ma mi sta bene così: cerco di migliorarmi costantemente, perché nella fotografia esattamente come nella vita non si è mai arrivati.

Sono alla continua ricerca della foto migliore perché trovo giusto cercare di dare il più possibile, se non altro dove abbiamo il nostro maggiore potenziale. 

Nella vita in generale, invece, sono molto più tranquillo, se così non fosse penso diventerei veramente insopportabile a tutti e personalmente vivo la vita, quando posso, con la maggiore serenità possibile.

 

Progetti futuri?

Qualsiasi nuova idea, che sia mia o di qualcun altro che me la propone, può trasformarsi immediatamente in un nuovo progetto. Deve semplicemente emozionarmi, colpirmi dentro. Se lo farà, sicuramente mi ci butterò a capofitto.

Sono costantemente aperto a qualsiasi proposta, di qualsiasi genere essa sia, ed anche a lavori di squadra. L'importante è che il risultato sia d'impatto e di spessore, nulla che alla fine sia anche approssimativo.

Se qualcuno legge questa intervista e ritiene di avere un'idea brillante da propormi, non ha che da dirmelo lasciandomi i suoi contatti, ne parleremo insieme.

I progetti possono avere durate estremamente variabili: il progetto più divertente che ho fatto e al contempo il più impegnativo a livello temporale, è un audiovisivo fotografico ambientato negli anni '30.

Da anni avevo un'idea in mente ed era quella di creare una serie di fotografie che, in rapida sequenza, mi permettesse di dare origine ad una sorta di cortometraggio fotografico. Come un piccolo film per intenderci, ma composto di fotografie e non di fotogrammi velocissimi come accade in un vero film. Volevo che queste fotografie fossero doppiate con voci reali ed avessero musiche adeguate al tema trattato. Ci sono tante opere così strutturate, ma non sono poi molte quelle ben realizzate.

Oltre al livello qualitativo delle foto, la differenza tra un prodotto e l'altro la fa la storia, l'idea, l'ambientazione, i dialoghi, oltre alla qualità realizzazione tecnica e della regia.

Non stiamo parlando di semplici foto proiettate con la musica sotto. E' qualcosa di più fresco ed ambizioso, che nella mia mente andava realizzato curando ogni singolo aspetto.

Mi servivano persone preparate nel ruolo di attori, voci idonee al doppiaggio e così via. Ho provato a proporre l'idea a più persone senza ottenere nessun risultato concreto: chi vedeva il tutto troppo impegnativo e al di sopra delle sue capacità, chi non aveva voglia di perdere tanto tempo, chi aveva paura di esporsi in pubblico, chi il tempo non l'aveva proprio.

A metà del 2013, però, ho finalmente avuto l'occasione di conoscere le persone adatte allo scopo. Ragazzi giovani, creativi, preparati, volenterosi e con la quantità di tempo libero necessaria.

Ci siamo trovati subito in sintonia, ho spiegato a loro la mia idea e dopo una breve consultazione si sono impegnati a dar vita alla storia e ai dialoghi. I costumi già li avevano perché fanno parte di un'associazione che realizza serate in tema anni '30, la Jakewalkers Society.

Ci siamo messi tutti all'opera e, quando c'è voglia di fare, quasi sempre si ottengono buoni risultati. Per ottenere ottimi risultati, però, occorre cercare di dare il 110%, per arrivare ad un risultato finale che verosimilmente si avvicina al 90%-95% di quello che ci aspettavamo.

Ciò che ne è uscito è un audiovisivo di 10 minuti (era circa la durata prefissata che mi ero posto) che trovo piacevole da guardare, incalzante e senza punti morti.

Quanto tempo mi è servito per realizzarlo, secondo voi?

Ve lo dico io: un mese, lavorandoci circa 7 ore al giorno, tutti i giorni. Anche agli attori hanno speso vari giorni nello sviluppo della storia, nella ricerca delle location in cui fotografare, nella registrazione delle voci e nella scelta delle musiche insieme a me.

Non bastano infatti i due giorni per scattare le foto, quella è la cosa più facile. Una volta scattate occorre selezionare con cura quelle adatte (sono migliaia in origine), elaborarle in modo che siano tutte coerenti tra loro, metterle in una perfetta sequenza logica in fase di montaggio.

Bisogna quindi registrare le voci con qualità professionale, se si vuole ottenere un buon risultato anche a livello audio, con voci il più possibile convincenti avendo cura di rimuovere i rumori di fondo in fase di audio editing.

Tutto dev'essere il più possibile equilibrato, sullo stesso livello o quasi, in modo che un elemento non sbilanci il resto. In una catena, basta un anello debole e questa si spezza. Per la stessa ragione, in un progetto come questo si cerca di curare ogni singolo aspetto.

Una volta creata la sequenza fotografica, occorre allungare o accorciare il tempo di ogni singola foto in modo che i dialoghi siano a sincronizzati con le immagini che appaiono in quel momento.

A quel punto bisogna cercare ed inserire gli effetti sonori adatti, selezionare le musiche, mixarle con le voci e gli effetti sonori e quindi regolare di nuovo la durata di tutte le foto precedentemente sincronizzate con le voci e gli effetti sonori in modo che il tutto sia anche a ritmo con la colonna sonora. La doppia sincronizzazione audio mi ha richiesto diversi giorni di lavoro.

Ho aggiunto infine i titoli d'inizio e di coda. E' stato un progetto di squadra assolutamente creativo e piacevole da fare nonostante il grande impegno necessario.

Abbiamo fatto del nostro meglio, e cercheremo di migliorarci ulteriormente per il secondo episodio, perché sicuramente avrà un seguito e probabilmente sarà proprio questo il mio prossimo progetto.

L'audiovisivo, che si intitola "La calda estate di Eduardo Valiante", lo potete vedere su Youtube al seguente indirizzo: 

http://youtu.be/GGxth6pn-kg

 

Consigli per chi vuole intraprendere questa passione?

I consigli da dare sono davvero molti.

Prima di tutto avvicinatevi alla fotografia con umiltà, escludete a priori di essere Artisti della fotografia o fotografi provetti se non avete accumulato anni di esperienza e soprattutto se non vi siete confrontati con centinaia di persone che praticano fotografia con serietà da anni ed anni.

Per imparare a comporre un'immagine non è necessario spendere migliaia di euro in attrezzatura fotografica. Potenzialmente è sufficiente un cellulare da poche decine d'euro, non pensate che una bella macchina produca belle foto o che Photoshop le crei per noi, non è affatto così!

Una bella foto può essere scattata con qualsiasi macchina fotografica, pensate solo ai fotografi del secolo scorso: avevano macchine molto meno performanti di una qualsiasi macchina attuale, eppure effettuavano capolavori. La bella foto la fa il fotografo, sempre!

Una volta che avete imparato a comporre un'immagine con cura, cercate di migliorare la scelta di un soggetto: le foto di cani, gatti, piccioni, e tramonti con il sole al centro, salvo rarissimi casi, sono quanto di più banale si possa scegliere per fare una fotografia. Lasciate questi soggetti ai turisti o a chi scatta tanto per fare una foto ricordo.

Anche la foto del vostro hamburger con ogni probabilità non interesserà a nessun fotografo, a meno che questo non abbia una fame pazzesca, come me in questo momento per intenderci.

Siate esigenti da voi stessi, cercate di essere originali ma attenzione, originali non vuol dire "famolo strano": significa offrire allo spettatore un'immagine che lui non sarebbe stato in grado di fare/pensare/individuare e per questo ne resta piacevolmente colpito.

Non abbiate paura di girare intorno al soggetto, non abbiate fretta. Osservate attentamente, scegliete il punto di vista migliore. A tal proposito vi ricordo che potete anche scattare dall'alto o dal basso, non necessariamente stando in piedi normalmente (classica foto da turista).

Quando inizierete a seguire questi piccoli accorgimenti vedrete che altri appassionati di fotografia inizieranno ad avvicinarsi alle vostre immagini, ed un eventuale loro complimento vi riempirà di soddisfazione ed orgoglio.

Ma a questo punto non adagiatevi sugli allori, siete solo all'inizio e ricordate un punto di arrivo non esiste, si può sempre migliorare!

Non abbiate paura si scattare, fatelo a volontà ma mai a caso, pensate a cosa volete ottenere, mostrate la vostra fotografia e chiedete allo spettatore cosa vede, cosa prova: non fidatevi del commento della mamma o del papà, perché probabilmente non sarebbero obiettivi.

Confrontatevi inizialmente con persone estranee e preparate, nelle community se ne trovano abbastanza facilmente, in mezzo a milioni di "artistoidi" che non valgono un soldo bucato.

Importante! Una fotografia, per funzionare, deve parlare da sola, deve trasmettere, deve emozionare. Evitate quindi di contornarla di cuoricini o ricoprirla di testi strappalacrime o poesie per renderla più convincente: se la foto da sola non colpisce nessuno, è una foto inutile e nulla di più, buttatela senza ricamarci sopra.

Lasciate le poesie ai poeti, i cuoricini agli innamorati e limitatevi a scattare fotografie e mostratele per quello che sono: fotografie.

Se da sole non piacciono buttatele e continuate ad allenarvi a scattare e a sperimentare, non abbattetevi. Se non siete davvero portati vi stancherete in fretta, diversamente proseguirete con entusiasmo per molto tempo.

E' importante rendersi conto delle proprie capacità: quando insegno nei corsi di fotografia e fotoritocco faccio sempre portare varie immagini di ogni singolo corsista, così da prenderle come base di lavoro per svolgere lezioni ad hoc.

Leggendo sui libri si imparano varie cose, ma se ne imparano enormemente di più facendo corsi personalizzati e, nel frattempo, scattando a volontà per confrontarsi con persone preparate sull'argomento.

Molte persone dicono "la tecnica non è importante, la tecnica fa diventare le foto fredde". Sono balle, balle colossali, spesso dettate dall'incapacità di riuscire ad essere qualitativamente superiori, salvo rarissimi casi davvero eccezionali, diciamo un 0,1%, che hanno una capacità tecnica innata che viene talmente spontanea da non rendersi conto di utilizzarla.

Imparare la tecnica fotografica è esattamente come imparare a scrivere: o si sa scrivere, o si è analfabeti. La parola fotografia, del resto, deriva da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis). Letteralmente significa infatti scrivere con la luce.

Se la penna è l'estensione della mano per uno scrittore, la macchina fotografica deve esserlo per un fotografo. 

Ricordate: la fotografia è a mio avviso il mezzo comunicativo più efficace che esista al mondo perché è universale, non occorre conoscere nessuna lingua per capirla, non serve nessun diploma per osservarla, bastano i nostri occhi ed il nostro cuore.

 

Come vivi la fotografia?

Con grande passione, innanzitutto.

Posso restare ore ed ore, a volte giorni, su una singola fotografia. Per me è come creare un quadro: la scatto, la guardo, la riguardo, a volte la altero nei contrasti e nei colori e non perché in partenza non sarebbe stata giusta, ma perché la mia visione del mondo è molto spesso surreale e voglio rappresentarlo al meglio.

Io vedo così, in modo alterato, con o senza macchina fotografica: la mia immaginazione mi porta a vedere tendenzialmente un mondo più contrastato, più saturo di colori, più cupo o più chiaro, dipende dallo stato d'animo e da cosa ho di fronte.

Non voglio vedere il mondo con gli occhi distratti come un tipico adulto preso da mille pensieri, preferisco ricavarmi piccoli spazi e continuare ad emozionarmi come se avessi gli occhi di un bambino, interpretando ciò che mi circonda per poi riproporlo secondo la mia visione.

In questo momento sto ascoltando una canzone intitolata "El Tango de Roxanne", nella versione della colonna sonora del film "Moulin Rouge". Normalmente ascolto musica Hard Rock, ma questa canzone mi è sempre piaciuta.

Mi viene quindi spontaneo associare il concetto di una buona fotografia a questo brano. Non mi riferisco al contenuto del testo, ma agli strumenti, alla musica ed ai timbri vocali. 

Un'immagine vincente deve attrarmi esattamente come hanno fatto le timide note all'inizio di questo brano. La scena rappresentata davanti a me deve catturare velocemente la mia mente, senza esitazioni, così come sono riusciti a farlo gli archi entrando con la loro prepotenza nelle mie orecchie. I colori ed i contrasti devono scorrermi nel sangue, così come sta facendo la voce ruvida del primo cantante, e tutto l'insieme deve arrivarmi fino al cuore, dando origine ad una totale armonia. Solo così, i miei occhi, inizieranno danzare tra un punto e l'altro della fotografia come due ballerini. E musica sia.

 

Com'è possibile contattarti e seguirti?

Ho una pagina su Facebook in cui pubblico tutte le mie fotografie da due anni a questa parte. Se siete arrivati a leggere fino a qui siete ad un ottimo punto di partenza, perché la pazienza fa parte di voi. A questo punto basta con le parole, andiamo con le immagini.

Potete vedere le mie immagini dei miei ultimi anni al seguente indirizzo: http://www.facebook.com/roberto.mascellani.photography

Per vedere invece le fotografie più vecchie dovete andare sul mio sito personale,

http://www.robertomascellani.it

Ho anche un profilo su Facebook, dove potete anche contattarmi direttamente chiedendomi l’amicizia.

Per qualsiasi info contattatemi anche all'indirizzo email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

Intervista a Roberto Mascellani eseguita da Enrico Ferranti



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