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Due chiacchiere con Annarita Bova, giornalista presso La Nuova Ferrara

D - Come e quando hai scoperto la tua vocazione gioranalistica? 

R - Scrivere è qualcosa che ti viene naturale. Un po' come camminare, andare in biclicletta.

Ho iniziato con il diario segreto, quindi sono passata alla "smemoranda" ed oggi al moleskine. Ho sempre annotato tutto, dagli orari degli appuntamenti alle emozioni più profonde chiudendo peró il cassetto a chiave.

Al liceo ho cominciato a raccontare e non mi sono più fermata così ho deciso di imparare a scrivere. E sto ancora studiando...

D - Di che cosa ti occupi principalmente nei tuoi articoli?

R - Quando sono arrivata a Ferrara ed ho bussato alla Nuova chiedendo di poter collaborare, il direttore di allora, Valentino Pesci, mi disse di iniziare subito e di andare a Comacchio perché la zona del basso ferrarese era scoperta.

Vengo da Catanzaro, ho studiato a Firenze e sono capitata qui per amore. Non avevo idea di cosa mi aspettasse. Ho detto subito sì, ed è stata la mia fortuna perché ho potuto scrivere di tutto. Dalla partita di Burraco alla politica, dalla  cronaca nera a quella giudiziaria. Una palestra durata dieci anni che affronti solo se la passione è tanta....

D - Quanto tempo dedichi al tuo lavoro?

R - La nuova ferrara è un giornale locale e si lavora tanto, tantissimo. Siamo in redazione tutti i giorni fino alle 22.30, ognuno di noi ha un solo giorno libero a settimana ed in media una domenica al mese. Facciamo dalle 10 alle 20 con piccola pausa pranzo....

D - Quali sono le tue maggiori soddisfazioni o delusioni lavorative?

R - Di soddisfazioni ne ho avute tante. La più grande il primo luglio del 2011, quando sono stata assunta con contratto a tempo indeterminato. Ho pianto. Sono entrata dalla porta in punta di piedi e la redazione non solo mi accolta ma mi ha preso per mano ed insegnato tanto. Nessuna spinta, nessuna "amicizia ai piani alti", solo tanta voglia di fare e persone come se ne incontrano poche nella vita

D - Pregi e difetti di Annarita giornalista

R - Un grande maestro diceva che "Il cinico non è adatto a questo mestiere, è sbagliato scrivere di qualcuno senza averne condiviso almeno un po' la vita". Il pregio rischia alle volte di diventare un difetto. Bisognerebbe riuscire a capire sempre dove fermarsi per guardare con distacco.

D - Che consigli ti senti di dire a chi vuole intraprendere questo lavoro?

R - Consigli non ne ho. Nel senso che non sono in grado di darne. Io non mai mollato, anche quando tutti mi dicevano che sarebbe stato impossibile diventare professionista, impossibile sedere ad una scrivania, impossibile avere un contratto.

Impossibile non esiste, me lo ha insegnato la vita.

D - I tuoi progetti professionali futuri?

R - Riuscire anche solo a usare la punteggiatura come Italo Calvino.

Intervista di Enrico Ferranti

 


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