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Burattini: piccola storia dei burattini e delle marionette a Ferrara

 Ferrara vanta una lunga e interessante tradizione nel mondo del teatro di animazione, con una iniziale predilezione per quello marionettistico. Tra i più celebri rappresentanti a livello nazionale e oltre, è da citare il Teatro delle Marionette della Famiglia Lupi, venne fondato oltre due secoli fa nella città estense e, in seguito, trasferitosi a Torino dove introdusse, tra l’altro, la maschera torinese di Gianduia. Ancora oggi la Compagnia è attiva a Torino e in tutta Europa con spettacoli che si ispirano alla loro antica tradizione e gestisce un importante museo del settore..


Sempre nell’ambito delle marionette, non sono da dimenticare le dinastie degli  Stignani-Salicie dei  Cagnoli. Gli Stignani-Salici iniziarono la loro attività nell’argentano e proseguirono, con una miriade di artisti della famiglia, in tutta Italia e in Sud America introducendo nel loro repertorio anche forme spettacolari mutuate dall’operetta e dalla lirica. Gli ultimi rappresentanti si indirizzarono al teatro dei burattini. La Famiglia di Alfredo Cagnoli, originaria di Cento, fu introdotta nel teatro marionettistico grazie agli insegnamenti dell’artista rodigino Sisto Baruffaldi. 

Dopo una produttiva esperienza nel ferrarese e in Emilia, il gruppo familiare si trasferì a Milano, dove esercitò anche nella prestigiosa Galleria di Piazza Duomo, istituendo il “Teatro dei Piccoli” promosso (oggi si direbbe “sponsorizzato”) dalla Motta.

Tra i burattinai è doveroso ricordare artisti di assoluto livello sia nel passato che in anni a noi più vicini. Una figura di ampio respiro artistico fu, ad esempio,  Nevio Borghetti (1921-1980), che introdusse nel teatro dei burattini la maschera di  Lasagnìn Mèzzazrvèla,  ispirata al protagonista dell’ottocentesco poemetto dialettale  Viazz ad Lasagnìn da Milzana (“Viaggio di Lasagnino da Milzana”, oggi Mizzana), frutto della fervida penna del conte Francesco Aventi. Nevio Borghetti. 

Borghetti, in collaborazione con il figlio Maurizio, partecipò a importanti Festival del teatro di animazione in Italia Settentrionale dove ottenne significativi risultati ed ebbe l’occasione per confrontarsi con i principali artisti della sua epoca. 
Tra gli altri burattinai ferraresi della tradizione un doveroso ricordo va inoltre riservato a EttoreForni (e ai suoi figli Ubaldo e Oscar) e a Giuseppe Simoni e alla sua compagnia familiare. La Famiglia Forni operò per un sessantennio nel secolo scorso. I suoi repertori erano derivati dal teatro della tradizione bolognese ed emiliana, dei cui copioni si avvalse largamente sia per gli spettacoli che allestiva con il suo teatrino in Piazza Travaglio sia nella sua attività ambulante, esercitata con un minuscolo teatro, smontato e caricato su un carretto trainato dalla bicicletta. 

Giuseppe Simoni (1923-1997), fu attratto dal teatro dei burattini grazie alla sua passione (che condivideva con la consorte Romana) per il dialetto. Il passaggio dal teatro vernacolare a quello dei burattini fu quasi “naturale” e si caratterizzò per rappresentazioni legate alla tradizione e, soprattutto, alla valorizzazione dell’idioma ferrarese. Ideatore della maschera di “Giocondo”, fu anche attento e appassionato collezionista di documenti del teatro dei burattini. Ora la compagnia è proseguita dalla moglie Romana, dal figlio Franco, dalla nuora Annalisa e dalle figlie Giulia e Martina.

La più recente compagnia costituitasi nel ferrarese è il “Teatro delle Teste di Legno”, fondato da Stefano Franzoni, Giorgio Riberto e Andrea Melloni. Il suo repertorio riprende il filone del teatro ferrarese (la maschera di Lasagnino) ed emiliano in genere e prevede efficaci abbinamenti musicali. Ferrara fu anche caratterizzata dalla presenza di altri burattinai, provenienti soprattutto dall’Emilia, dalla Romagna e dal Veneto. La più importante fu la famiglia Campogalliani, che ha dato al teatro dei burattini la grande figura di Francesco (considerato il miglior artista del ’900), che nacque a Ostellato nel 1870 durante uno spettacolo dei genitori. Tra gli altri artisti, un doveroso ricordo va riservato a Giuseppe Ferrari, di Modena, “concorrente” di Ettore Forni in Piazza Travaglio e alla Famiglia dei Preti, sempre modenese, attiva fin dalla fine del ’700.
 
Una menzione va pure riservata alla Famiglia Monticelli, il cui erede Otello (il “cavalieri Monticelli Otello”) fu indiretto maestro di Maurizio Bighi e contribuì alla successiva formazione della Compagnia “I Burattini di Nevio”.

Arte Cultura e Spettacolo