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Natura: i batteri che si mangiano i veleni, nuovi traguardi e prospettive contro l'inquinamento di acque e terra. Articolo con video di batteri al microscopio

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Video credits: paowluki  14 dicembre 2007 — impressive

 

Sono microscopici e difficili da identificare. Già da tempo sono nel mirino degli scienziati per le loro particolari caratteristiche di adattabilità, resistenza, vita breve (molto utile nel caso di introduzione forzata e massiccia in ambienti da bonificare per non causare ulteriori danni con la loro prolungata permanenza). In questi ultimi anni è stato possibile individuare alcuni gruppi di batteri in grado di eliminare dal suolo i residui velenosi dei pesticidi. In particolare degli erbicidi triazinici, che sono tra i più utilizzati in Italia e nel mondo per il controllo selettivo delle erbe infestanti in diversi tipi di colture.
Queste sostanze tendono a persistere nell’ambiente ed il loro utilizzo in agricoltura costituisce uno dei principali fattori di contaminazione del suolo e delle acque sotterranee, destando preoccupazione per la salute dell’uomo e degli ecosistemi. Grazie a questi microrganismi, i ‘veleni’ possono essere rimossi dall’ambiente. Le capacità omeostatiche degli ecosistemi, infatti, sono legate alla presenza o meno di comunità microbiche adattate, in grado di utilizzare i pesticidi come fonte energetica. Un erbicida potrà essere definitivamente rimosso dall’ambiente grazie a una o più specie batteriche in grado di utilizzarlo come fonte di carbonio utile per la crescita.

Emerge questa prospettiva, sempre più accattivante, da un recente convegno organizzato dall'Enea e contenuto in una ricerca condotta dall'Unita' prevenzione e risanamento ambientale.

Secondo l'Enea questi micro organismi affamati di bonifica possono anche essere sfruttati per lo sviluppo di tecnologie di biorisanamento per decontaminare il suolo senza la perdita di elementi fondamentali.
 

Lo studio dei microrganismi, in particolare della componente batterica, è stato per molto tempo limitato dall’esiguità delle tecniche per individuarne la presenza. “I cosiddetti metodi colturali indiretti, basati sulla crescita di batteri su terreni preparati in laboratorio, hanno permesso l’identificazione di circa 3.000 specie che rappresentano soltanto l’1-10 % circa di quelle esistenti. Le potenzialità di utilizzo dei batteri in campo ambientale sono praticamente illimitate e grazie a nuove tecniche molecolari basate sull’identificazione del DNA batterico che codifica l’acido ribonucleico ribosomiale (rRNA 16S) è oggi possibile individuare, riconoscere e classificare inequivocabilmente le comunità batteriche. 

Il Rhodococcus wratislaviensis, questo il nome del ceppo batterico individuato sia nel suolo sia nelle acque sotterranee, è risultato particolarmente interessante per le sue capacità di degradare e di mineralizzare l’erbicida terbutilazina e composti simili (terbutilazina, simazina e metaboliti). "Si tratta di uno dei primi lavori in cui si descrive un ceppo batterico in grado di degradare i composti triazinici in un acquifero”, sottolinea Anna Barra Caracciolo, “che sono tra quelli più frequentemente riscontrati nelle acque a concentrazioni superiori ai limiti di legge (0,1 mg L-1). L’identificazione di tale batterio in suoli ed acque può quindi essere un indicatore utile per la valutazione del potenziale di attenuazione naturale presente negli ecosistemi contaminati da questo erbicida. Inoltre, ceppi batterici con tali capacità potrebbero essere utilizzati per un eventuale bio-risanamento di siti contaminati”. 

Gli pseudomonas sono batteri aerobi (vivono in presenza di ossigeno) di forma bastoncellare. Sono in grado di utilizzare oltre un centinaio di composti organici come fonte di energia e di carbonio. Per questa loro caratteristica alcuni ceppi sono stati impiegati per eliminare composti altamente inquinanti e di difficile degradazione, quali alcuni componenti del petrolio, anticrittogamici, antiparassitari ed erbicidi. 
La ricerca sta sperimentando diversi metodi per utilizzare questi batteri nei disastri ecologici provocati dalla perdita di greggio dalle petroliere. In particolare, si stanno selezionando alcuni ceppi capaci di nutrirsi di petrolio. Questi microrganismi sminuzzano le masse di greggio che galleggiano sull’acqua o che imbrattano le spiagge e le distruggono mediante digestione.
 

Fonte: Ansa 18 giu. 2010; Eniscuola.net – Foto: Pseudomonas aeruginosa bacteria, di Janice Haney Carr del  Centers for Disease Control and Prevention's Public Health Image Library (PHIL), with identification number#10043, su licenza PD-USGov-HHS-CDC di pubblico dominio – Video from Youtube

 


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Scienza Natura Storia e Salute