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Orgoglio Domato - come sarebbe potuta cambiare la mia vita

Orgoglio Domato ... il libro cercato per anni che avrebbe potuto cambiarmi la vita

Orgoglio Domato

" come sarebbe potuta cambiare la mia vita "

Eureka!

Ho cercato per anni il seguito di un libro, che ho letto almeno una ventina di volte, e finalmente l’ho
trovato!
Anni fa, diversi anni fa, trovai in una di quelle bancarelle nei, tanto cari agli uomini, mercatini di
paese, al mare, dove ero in vacanza, un libriccino che attrasse la mia attenzione per il titolo “Nelle
tue mani”, ed. Salani, Collana Delly.
Il libro incriminato finiva rimandando la vera fine al libro successivo della stessa collana “Orgoglio
domato”.
Immaginate la delusione. La continua rilettura era finalizzata unicamente all’estrapolazione
medianica di un’eventuale intercessione divina che facesse apparire in sogno il seguito della trama,
e la tanto agoniata fine!
Per anni ho tentato di immaginare le sorti della bella e pia e risoluta Eloisa de Croix Guivre, che
con quasi sprezzante, impavido orgoglio, respingeva il Bellissimo, Ricchissimo, Intelligentissimo
principe Lotario di Waldestein, futuro Re dell’omonimo principato. Niente di meno.
Eloisa, donna di rango nobiliare, vittima di manovre scellerate da parte del padre, che sperperò in
vita tutto il patrimonio di generazioni, era costretta alla vita di convento. Ragazza prima, e donna
poi, di ineguagliabile bellezza. Eppur fiera e ribelle ad ogni forma di sopruso e ingiustizia. Paladina
dei poveri, dei quali difende diritti di vita, di eguaglianza, in un periodo storico dove la vita dei
poveri sudditi era considerata alla stregua di quella dei polli da allevamento. E qui il testo è quasi
attuale.
Tradita dal padre che le lascia come unica via di riscatto verso la propria nobiltà, il grande
privilegio di diventare la moglie del principe Lotario, il quale incarna il diavolo in persona. Crudele,
sprezzante delle vite altrui, che soggioga secondo i propri diletti. Ma…ma incredibilmente sensibile
e schiavo della fiera alterigia della piccola monachella. Insomma, come si dice, “si desidera ciò che
non si riesce ad avere”.
Ed io, dopo anni di ricerca del secondo volume per vedere quale orgoglio fosse poi quello domato,
sono riuscita tramite Google a risalire ad una versione, addirittura degli anni ’50, del libro tanto
sofferto. E, per una cifra pazzesca, mi sono ritrovata tra le mani il piccolo volume, un poco
sgualcito, ma di ancor più valore affettivo, per l’aspettativa nutrita ormai da oltre un decennio!
Ovviamente, non ho potuto aspettare nemmeno un minuto di più e la lettura è iniziata
immediatamente ed è finita in un tempo così rapido che quasi avrei voluto arrivare alla fine del
secondo volume e trovare scritto il rimando ad un altro volume ancora, come in una caccia al
tesoro, dove un indizio ti rimanda ad un altro.
Invece, nel giro di un paio d’ore, mi si è dispiegata tutta la verità sull’Orgoglio Domato. Del quale
non posso svelare il mistero.
Ma, a distanza di anni, la mia attenzione è stata attratta da questa figura di donna, figurata coi
tratti della donna di fede, pia fino al midollo, ma eccezionalmente esigente di rispetto, dura per
certi versi, contorta per altri, che però tra una lacrima, che viene descritta come il versamento
di una sofferenza insopportabile tale e quale a quella della Madonna ai piedi del figlio in croce,
e un sorriso di incommensurabile splendore (chissà chi era il suo dentista), ottiene tutto ciò che
vuole. Sdegnosa di collane da migliaia di palanche, ma esultante quando ottiene la liberazione
di uno schiavo qualunque, che guarda caso, schiavo non era di nascita, ma bensì parente dello
stesso principe Lotario. Per cui ella ha in realtà i super poteri, la super vista, il super olfatto e sa
riconoscere perfettamente l’indole più recondita di ogni persona che incontra, e mai mai fallisce una
volta!

Alla fine, mi sono ritrovata a pensare che le donne più misere della letteratura, quelle buone che
finiscono però immancabilmente gabbate, mi hanno totalmente traviata per anni.
Avrei dovuto trovare questo secondo volume diversi anni fa, forse, dico forse, Bridget Jones non
sarebbe diventata il mio modello comportamentale.
 

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