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Spari a Borgo Punta

Si fa un gran parlare di quello che è successo recentemente a Borgo Punta, l'inseguimento dell'auto condotta dall'uomo in stato di ebbrezza ed i colpi esplosi dai militari della Guardia di Finanza a scopo intimidatorio. Certo le Autorità si sono subito espresse a favore dei militari, nei confronti dei quali probabilmente è già stato aperto un procedimento amministrativo e disciplinare, come da regolamento e, data l'esperienza di chi scrive, non è poi tanto improbabile che rischino anche un procedimento penale. Va detto, infatti, che sparare a titolo intimidatorio, specie in centro abitato, è assolutamente vietato per chiunque o, quantomeno, tale azione deve essere fortemente giustificata e fatta in assoluta sicurezza per l'altrui incolumità. In questo caso non si è certo in grado di entrare nel merito dell'accaduto ma è necessario considerare che l'uso delle armi, secondo le norme italiane, è regolamentato da leggi precise, in buona sostanza l'agente può sparare se gli sparano o per difendere "un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa", come recita l'art. 52 del vigente Codice Penale. Ma a questo punto è necessaria una riflessione ed è importante farla, in special modo in questo periodo storico, dove le Forze dell'Ordine devono affrontare, come ormai accade spesso nel Bel Paese, una nuova tipologia di “persone” che, come colui che ebbe a guidare il veicolo del caso che esaminiamo, possono, con la loro condotta, mettere in pericolo l'incolumità sia propria che altrui. In quella fatidica sera, l'auto guidata da un uomo completamente ubriaco, doveva essere fermata per evitare il rischio che fosse causa di incidenti e di danni per altre persone. Per i militari, sul momento, una sola, ovvia, soluzione, sparare in aria. L'obiettivo è stato raggiunto, ma potenzialmente vi era il rischio che uno dei proiettili vaganti potesse colpire un innocente passante. È il caso del “cane che si morde la coda”. Se spari blocchi chi potrebbe causare lutti ad altri ma potresti causarli anche tu. E allora, a fronte di tutto questo si pone un'unica sola domanda. Perchè le istituzioni non investono il denaro pubblico per addestrare meglio i propri agenti, specie in un contesto nuovo come quello in cui oggi devono agire, perchè non spendono il denaro pubblico per fornire armi non lesive ma utili allo scopo, come ad esempio il TASER, arma stordente elettrica, da usare certo con perizia ed in caso di necessità, o mezzi che possano in qualche modo bloccare l'individuo, sia esso momentaneamente folle, ebbro o malintenzionato. E perchè non si attua la prevenzione come già fanno in paesi di matrice anglosassone? Più pattuglie davanti ai locali notturni e più etilometri in dotazione e la possibilità di togliere la disponibilità del veicolo all'ebbro giovanotto già all'uscita dalla discoteca e non solo quando viene sorpreso alla guida o, peggio ancora, quando si trova già all'ospedale o ormai in una cella frigorifera della camera mortuaria. Ed ancora, pene severe e certe, necessario spauracchio per far riflettere qualcuno prima di alzare il gomito. Finchè non verranno dotati di mezzi idonei, siano essi i militari, gli agenti o chicchessia, gli operatori della sicurezza saranno sempre sull'orlo del precipizio. La sicurezza non può essere più un valore soggetto agli iter di un'annosa burocrazia ed investire in mezzi e uomini si fa sempre più necessario. Se proprio si vuole spendere il denaro pubblico anche per le “auto blu” facciamo che siano quelle delle forze di polizia....e non di "altri", come insegna David Cameron, primo ministro britannico e primo Lord del Tesoro inglese che da Notting Hill per recarsi al lavoro a Westminster usa la bicicletta .....blu ovviamente....

Antonio Vaianella
M.llo dei CC. in quiescenza

 

 

 

 

 


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