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Grottaglie. "Bluestrano in...Just Jazz"

Il cielo, blu cobalto, trasporta nuvole pesanti e bagliori appena accennati: promesse di pioggia sull’antico quartiere delle ceramiche di Grottaglie. Nell’aria la musica diventa sempre più vicina: “È Jazz”, dicono due passanti sul cancello di “Casa Vestita”.

Sono arrivato: la locandina recita “Bluestrano in…Just Jazz”. Salgo le scale a due a due:“Non sarò mica in ritardo?!”. E… trovo il giardino, che si apre a sinistra dello scalone, vuoto di gente e pieno di sedie. Mi siedo, in ombra ed in silenzio, ad osservare i preparativi, i volti, gli sguardi e i sorrisi – a volte nervosi – dei protagonisti della serata: lo spettacolo è più bello se ne conosci la struttura.

Finisce il soundcheck: inizia una breve pausa. Alcuni musicisti vengono verso di me, mi superano e scompaiono in un piccolo giardino, dov’è stato allestito un elegante buffet dal proprietario di casa, il signor Vestita. Mi fermo ad osservare il giardino, il pozzo, le colonne che formano il piccolo viale e gli strumenti, fermi e frementi ancora di note.

Un battito d’occhi e non c’è più spazio: la gente riempie ogni vuoto, anche in piedi. I musicisti sono tutti al loro posto. Una breve introduzione racconta dei “Bluestrano”, nati dal titolo di una canzone del loro direttore artistico (Marcello Rosa, presente tra il pubblico), e del loro appassionante progetto di divulgazione della musica Jazz.

Il Jazz è, per i Bluestrano, “un linguaggio universale in continua evoluzione, democratizzazione della musica, che arriva dritto al cuore: le mani ed i piedi partecipano al suo ritmo prima ancora che il cervello possa rendersene conto”. Inizia così il racconto di questa elegante festa in musica: si rivela – passo dopo passo – un repertorio raffinato che fa palpitare i cuori al ritmo di Jazz standards – evocando volti, voci ed interpretazioni ineffabili – e di brani inediti del maestro Rosa.

La concentrazione degli artisti prende forma ed espressione in virtuosismi eleganti, vibranti e mai barocchi, in un’interpretazione che risuona degli echi del miglior Jazz di tutti i tempi: quello che abbraccia tutte le sue trasformazioni.

La musica si ferma per pochi minuti, il tempo di una breve intervista al mentore della band, per poi riprendere – con rinnovata energia – verso un finale pirotecnico. La sfida lanciata dai Bluestrano si è trasfigurata in una piacevolissima serata, che ha evocato in tutti i partecipanti sensazioni di gioia e di leggera allegria.

La musica purtroppo volge al termine: non mi resta che partecipare – gioiosamente – al battimani ritmico della band, che presenta i suoi artisti: le voci sono di… Anna Arces e Lucia Iunco; alla tromba…Michele Bucci e Michele Marangella; al clarinetto…Giacomo Bortone; al sax…Vito Milito ed Ignazio Caleandro; alla chitarra…Ciro Galeone; al basso…Pasquale Spina; alla batteria…Marco Di Cesare; al piano…Gennaro D’Amicis.

Tornando a casa, sabato scorso, ho visto – sulla pietra bianca del quartiere delle ceramiche – il riflesso di una luna blu, che diffondeva nuovi bagliori…una luna“Bluestrana”.


Arte Cultura e Spettacolo