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Rossella Zadro sulla vicenda Ilva

  di Rossella Zadro *
17-08-2012

L’Ilva in questi giorni infiamma persone e cronache! Quasi la metà del Consiglio dei Ministri si recherà a più riprese in missione a Taranto per valutare la situazione, anche se si è già espressa, in modo corale. Penso che lo spettacolo che attende i rappresentanti del Governo a Taranto, come sentito più volte in questi giorni alla radio ed alla Tv, sia paragonabile ad un girone dell’inferno dantesco. Caldo, fuoco, fumi, polvere! Questo per ciò che si vede. Quello che non si vede ma che agisce ugualmente è altrettanto preoccupante e temibile. E il clima sociale ancora peggiore.
Certamente è una questione intricata e di non facile soluzione che mette tutti di fronte ai temi che non dovrebbero mai essere sottovalutati: la sicurezza sul lavoro, la salvaguardia della salute di un territorio e di chi lo abita. Senza compromettere la produzione industriale che va difesa, per il valore che rappresenta sia per il territorio sia dei lavoratori. Sono anni ormai che le norme e gli studi sulla salute, indicano come devono essere condotti i processi produttivi senza impattare negativamente sul contesto. Gli organi preposti alle autorizzazioni e al controllo sul territorio (Ispra, Arpa, Ausl, Provincia, Regione, Ministero, ecc) sono attivati per questo.
In questo caso specifico stiamo parlando di inquinamento pregresso e di quello prodotto dall’attività lavorativa in corso. In entrambi i casi sono richiesti interventi di ripristino non procrastinabili.
Se ciò che esce dai camini, dai cumuli di materiali presenti nell’area industriale o dall’acqua, supera i limiti consentiti, è doveroso intervenire immediatamente per riportare e mantenere i valori nella norma. Ovunque, là dove un parametro sfori i numeri fissati dalla legge, è obbligatorio un immediato intervento di bonifica o di miglioramento tecnologico.
Taranto incarna passato e presente, nel bene e nel male. E le cose non si improvvisano e nemmeno si scoprono da un giorno all’altro. Qui, sembra, sono stati rimandati e non aggrediti problemi gravissimi sui quali è mancata la volontà precisa di intervenire. Oggi servono ingenti investimenti e rinnovo delle tecnologie per dare vita ad un processo produttivo il meno impattante possibile. Senza dovere spegnere gli impianti, si spera, sempre che sia tecnicamente possibile intervenire per il loro adeguamento continuando a produrre.
A Brescia, una quindicina di anni fa, successe la stessa cosa rispetto a Taranto: sequestro degli stabilimenti da parte della Magistratura. Lì si sono seduti intorno a un tavolo più soggetti (imprese, sindacato, politica, ecc) e si sono ricercate le soluzioni per migliorare la situazione pregressa e quello che stava accadendo. L’opportunità della criticità ha dato vita ad una riconversione delle tecnologie utilizzate, bonifiche e innovazione, che hanno trasformato quell’area in uno dei centri più all’avanguardia a livello internazionale.
L’attacco alla magistratura, assolutamente fuorviante, insieme all’evocazione del disastro industriale e del fallimento del Paese in caso di chiusura del’Ilva, rispondono sempre allo stesso copione: spostare il problema, la responsabilità e la colpa. La magistratura, con il proprio disposto, è intervenuta sulle politiche industriali solo come conseguenza; in realtà la propria azione è riferita al mancato rispetto delle regole, che devono essere uguali per tutti, ma soprattutto afferma il principio che non è possibile rimandare gli interventi per non causare ulteriori danni alla salute e all’ambiente. Ha fatto il proprio mestiere, portando alla ribalta un problema da sempre sotto gli occhi di tutti ma passato sempre sotto silenzio. Tutto sulla pelle dei cittadini e su quella di un ecosistema meraviglioso oramai perduto, il mare, il territorio di quell’area, le coltivazioni. Tutto inquinato. Non entro poi nel merito di altre questioni che in questo giorni emergono dalle indagin i.
Anche la squalifica, più o meno velata, all’Istituto Superiore di Sanità, autorevole Istituto riconosciuto dalla scienza medica ed epidemiologica internazionale, va in quella direzione e lascia di stucco. Si vorrebbe assegnare uno studio all’OMS, per verificare se i dati rilevati dall’ISS sono attendibili. L’ISS lavora in stretta collaborazione e si rifà alle raccomandazioni e linee guida dell’OMS, oltre che ai più importanti istituti internazionali di ricerca oncologica. I tecnici sono qualificati, con esperienza di ricerca e sul campo. Lo Studio Sentieri dell’ISS, che mette a confronto una quantità importante di siti inquinati di interesse nazionale, ha messo in luce quello che oggettivamente non poteva essere taciuto.
Far scegliere a chi guadagna 1000 euro al mese se sia migliore una malattia o il posto di lavoro è barbarie. Non è degno di un Paese moderno e civile.
Disastri ambientali e tumori incrementano il PIL! La crescita del prodotto interno lordo è favorita anche dai costi sostenuti per far fronte ai disastri ambientali e dai costi per la salute. Più tumori e più inquinamento equivalgono a “fattori positivi” perché fanno aumentare il dato economico.
Nei civilissimi Paesi del Nord Europa, nel momento in cui si realizza un insediamento industriale, la pubblica amministrazione, per legge, incamera una cifra da destinare al risanamento ambientale e alla promozione della salute durante e dopo tutto il ciclo produttivo. Per non dover affrontare da sola la “rimozione” delle macerie. È un principio sacrosanto.
E anche nel nostro Paese, là dove gli amministratori hanno agito governando il territorio, si sono realizzati strumenti, dialoghi e concertazioni in grado di gestire in modo efficace i processi industriali e gli investimenti per uno sviluppo sostenibile.
Ora, la situazione di Taranto la conosciamo tutti, così come ce la raccontano non solo i giornali, ma anche i dati. Speriamo che non si trasformi in una “caccia agli untori”, un argomento da campagna elettorale. Trovare un capro espiatorio non serve, serve invece non perdere altro tempo e dare avvio alla soluzione del problema e portarla fino in fondo. E’ necessario guardare al risultato che non può essere o l’uno o l’altro. Vanno salvaguardati lavoro e dignità delle persone in ogni aspetto. La politica faccia la propria parte e la faccia fare anche agli altri soggetti coinvolti.

* - Assessore all'Ambiente del Comune di Ferrara


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