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Perugia. Simonetta, una mamma con la M maiuscola

  Per due volte ha ridato la vita al figlio, quando ormai sembrava non esserci più alcuna possibilità. Nel 2003 gli ha donato il midollo osseo per combattere una leucemia che l’avrebbe ucciso. E oggi, donandogli anche un rene, gli ha di nuovo regalato una speranza.

Alle Molinette c’è chi l’ha già ribattezzata «madre coraggio», ma lei, ancora provata dall’intervento, sorride e dice semplicemente che «per un figlio si fa questo e altro», che è «una cosa spontanea», e «qualunque madre lo farebbe». Simonetta Severi, 54 anni, vive a Perugia. Nove anni fa - per il trapianto di midollo - era stata ricoverata insieme al figlio a Roma. Oggi, per quello di rene, è stata sottoposta a un lungo intervento dall’équipe di Nefrologia delle Molinette diretta dal professor Giuseppe Segoloni: l’operazione, conclusa nella tarda mattinata di ieri, è perfettamente riuscita. Ed è proprio il fatto che la madre avesse donato alcuni anni fa il midollo al ragazzo che ha permesso questo secondo trapianto: «Grazie al midollo ricevuto dalla madre - spiega il dottor Bretto - il sistema immunitario del ragazzo, derivato dalla mamma, non riconosce il rene trapiantato come “ostile” e ci consente di non dover ricorrere alla terapia anti-rigetto».

Matteo ha 29 anni: era stato sottoposto al primo trapianto a fine 2003 per una grave forma di leucemia acuta linfoblastica. Anche quell’operazione era perfettamente riuscita, al punto che sei anni dopo i medici avevano dichiarato la remissione completa della malattia. «Purtroppo - spiega ancora il dottor Bretto - complicazioni urologiche provocate dalla chemioterapia hanno compromesso lentamente i reni del ragazzo causando prima un’insufficienza renale grave, per poi costringere Matteo alla dialisi dal 2005, tre volte la settimana».

La vita di Matteo era ormai scandita dai tempi delle terapie. Il doppio intervento è durato otto ore: il prelievo del rene dalla madre è stato eseguito dagli urologi Giovanni Pasquale, Andrea Bosio e dall’anestesista Fabio Gobbi; il trapianto sul figlio è stato affidato ai chirurghi vascolari Piero Bretto e Monica Hafner con l’urologo Fedele Lasaponara e l’anestesista Guido Sansalvadore.

Madre e figlio erano in due sale operatorie vicine. Adesso Matteo è in una stanza di terapia semi-intensiva, mentre la madre è ricoverata un Nefrologia. «Vivere con un rene solo?», sorride. «I medici mi hanno detto che dovrò avere qualche cautela in più. Vuol dire che finalmente mi riposerò un po’»


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