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Opera. Dalla Finlandia con terrore: la "Purga" della Oksanen anche all'Opera

 (La Rondine – 24.4.2012)

di Nicola Rainò

Che cosa ha portato la "Purga" della Oksanen anche all'Opera. Un sogno?

Venerdì 20 aprile, prima all'Opera nazionale finlandese della "Purga" di Sofi Oksanen, musica e libretto dell'estone Jüri Reinvere, regia di Tiina Puumalainen, scenografia di Teppo Järvinen, coreografia di Osku Heiskanen. Direttore d'orchestra Paul Mägi.

Opera e operazione benedette da Mikko Franck, e come immaginare che il dinamico direttore artistico dell'Opera di Helsinki rinunciasse ad un'impresa destinata a sicuro successo?


Stiamo parlando di un testo, Puhdistus, che dopo essere stato messo in scena a teatro con grande successo nazionale nel 2007, ha riscosso consensi anche all'estero, per esempio al La MaMa Theatre di New York e in questi giorni (22 febbraio -24 marzo) all'Arcola Theatre di Londra (si veda, sul "Guardian", larecensione di Lyn Gardner .
Ma è con la sua versione in romanzo del 2008 che la storia di Aliide e Zara raggiunge il vero trionfo, a livello internazionale. Cifre notevoli: al momento, 170 mila copie vendute in Finlandia, oltre 900 mila a livello planetario, con edizioni in 41 paesi. Premi ormai difficili da catalogare, tra cui, non ultimo, quello di Libro europeo dell'anno, nel 2010, condiviso con Roberto Saviano ("La bellezza e l'inferno"). Intanto cominciano proprio oggi, in Estonia, le riprese della versione cinematografica, diretta da Antti Jokinen (regista a Hollywood di "The Resident"). E dunque, in attesa del balletto (che siamo sicuri non mancherà) ci siamo goduti la versione operistica. Stare dietro alla Purga e alle sue trasformazioni è un lavoro.

Come tale l'ha preso la macchina da guerra della cultura in Finlandia, che ha la sua roccaforte nella SKS (Società di letteratura finlandese) e nel suo braccio armato (portafoglio) della FILI, insieme con giornali e riviste specializzati, ma anche tabloid che normalmente si interessano di gossip e di molestie, e di scrittori, in genere, quando hanno qualche incidente. Tramontata, sulla stampa, la stella di Arto Paasilinna, ripresosi dall'incidente automobilistico Kari Hotakainen, Sofi Oksanen è ormai padrona assoluta delle copertine.

Il punto è questo: come farà la giovane scrittrice finlandese, che nel frattempo ha messo in piedi

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 anche una sua editrice, che ha una rubrica sul massimo quotidiano nazionale, e scrive articoli e saggi per varie riviste in giro per il mondo, a tenere testa ai tanti impegni cui questa nuova dimensione di star la costringe? E mentre attendiamo (con ansia, ovvio) il nuovo romanzo, annunciato già un anno fa per il 2012, di cui abbiamo saputo oggi il titolo (qualcosa come Quando scomparvero i colombi) la cui trama sarà ovviamente anticipata in estate, in attesa del volume in autunno, questa enorme macchina da guerra, dicevamo, potrà procedere gloriosamente senza spremere energie e lucidità di quella testa se pur geniale?

L'ho incontrata alla conferenza stampa del 17 aprile, in occasione della presentazione della prima dell'opera, seduta insieme con lo staff tecnico, mentre Mikko Franck dirigeva, da par suo, i lavori, muovendosi come per dirigere un'orchestra. Ho visto la scrittrice dopo la presentazione, stanca e un po' spremuta. Le ho chiesto cosa ne pensasse dell'opera dal punto di vista musicale. Mi ha risposto che ne aveva sentito solo qualche clip. E che si augurava che fosse un successo. 
Poteva non esserlo? Il compositore? Non poteva essere un altro, ha dichiarato Franck. "Reinvere conosce da vicino la Oksanen, come pure il tema dell'opera. Era senza dubbio il compositore più adatto." Parola di Mikko Franck, che nessuno ha contestato.
Ma siccome qualcuno che dubita si trova sempre, a confermare quell'inevitabilità è stata tirata fuori la madre di tutte le prove: il sogno.

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Si discutono, i sogni? Dunque, proprio il giovane compositore e poeta estone ha dichiarato e ripetuto a gentile richiesta quanto segue. Dapprima Reinvere ha un sogno, in cui gli si rivela un genere di musica del tutto nuovo. Poi, due settimane dopo, incontra la Oksanen a Berlino, e "dopo aver parlato con Sofi ho capito che quella musica era un'opera." Reinvere, rêveur... Il resto è pratica corrente, un anno e poco più dal sogno alle clip.

 

È compito dei musicologi e dei critici del settore valutare il senso musicale dell'opera, che ha ovviamente avuto, in sala, un notevole successo. Vero che il giorno dopo, sull'"Helsingin Sanomat", il critico Hannu-Ilari Lampila scrive del pubblico "sconvolto e turbato", parla di applausi terminati un po' troppo presto, del compositore che, rappresentante di un modernismo di stampo tedesco, ha creato con la sua musica vortici sonori ossessivi e da incubo, in cui si agitano forze distruttive: "spesso si sente dall'orchestra come un vento gelido proveniente dalla Siberia." Parla di silenzi spettrali altrettanto eloquenti.
Come mi suggerisce un'amica musicista, si nota grande cura nell´orchestrazione e negli interventi di musica elettronica (per lo più suoni concreti, rumori, compresi i venti siberiani, immagino). 
Un altro critico ha scritto di una totale "decostruzione" del testo della Oksanen, di una "musical reflection" sui personaggi della Purga. 
Sarà il pubblico, e il tempo, a dire se si tratta dell'ennesima, fortunata metamorfosi di un testo di indiscutibile valore. Per le cose di cui ho qualche conoscenza, mi limito a dire che ho trovato un po' sbrigativo il libretto, soprattutto in certe parti un po' più "liriche" (oddio, si può dire?). Prendo ad esempio l'attacco dell'opera, con la vecchia Aliide nella sua casa che inseguendo mosche e fantasmi nota in giardino un "fagotto", cui si avvicinerà con grande circospezione, scoprendo, dopo esitazioni e sospetti, che si tratta del corpo quasi esanime di una sconosciuta.

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Sulla scena abbiamo visto dapprima la casa delle erbe (bellissima idea, e non l'unica, di Teppo Järvinen), quindi Zara che arriva sulla scena, traballante, e si accascia. Subito dopo arriva Aliide brandendo una falce. Il fagotto si muove.ZARA: Sono russa. Parlo estone, ma poco. ALIIDE: Che ci fa lei qui? Chi è? ZARA: Mi aiuti. Devo trovare un posto per nascondermi. Subito. Detto poi che viene da Berlino, ma in effetti da Vladivostock, le due entrano in casa, e la giovane viene sistemata in una tinozza per un bagno ristoratore. Dritti allo scopo.
Sostiene Lampila che bene ha fatto il compositore a evitare ogni sentimentalismo. Ma sentimentalismo e lirismo sono cose diverse. Davvero, in un'opera all'insegna dell'yleismodernismi, non ci si può permettere un momento di commozione? Al riguardo mi viene in mente un altro esempio. Hans, l'escluso dalla storia, l'uomo invisibile, che passa dalla foresta al ripostiglio-prigione in cui finirà per morire asfissiato, nel romanzo interviene periodicamente, dai suoi rifugi, con brevi considerazioni apparentemente eccentriche rispetto a quello della storia narrata.

ImageUna serie di momenti lirici, nel testo, in cui è proprio l'eccentricità del suo punto di vista, di chi invisibile non vede, commuove senza con ciò cadere nel patetismo. Nell'opera diventa un personaggio secondario, nonostante un lungo duetto con Aliide prima della sua morte. Peccato, poteva rappresentare, nello spartito del dramma, una presenza contrappuntisticamente interessante. E però, ci ricorda sempre il critico, Reinvere "stops short of literalism"...

Il vero finale dell'opera, però, non è quello sulla scena, ma all'uscita del palazzo su Töölönlahti, subito dopo il guardaroba. Una lunga coda di spettatori (qui il codismo è uno stile di vita) sfilano davanti a un tavolino dove compositore e scrittrice firmano compulsivamente copie appena acquistate della Purga nella nuova edizione pocket della Silberfeldt.

ImageMa come, mi dico, la Oksanen l'avevo lasciata sul palcoscenico, in un abito di raso turchese a raccogliere fiori e applausi, e adesso me la vedo davanti, nel suo gessato d'ordinanza, che autografa i suoi nuovi pocket. Il tempo, mi viene da pensare, di cambiarsi d'abito, fondare una casa editrice, stampare i volumi e poi venderli all'uscita... Ma chi è, la maga Houdini?

Auguri e successi all'autrice di un grande testo teatrale e di un grandissimo romanzo. Compreso l'augurio di trovare la forza di sottrarsi a quella che, ai miei occhi, sembra un'operazione di spremitura del pomo, finché dà succo. Il rischio esiste, in un paese che spesso ha fretta di trasformare in totem della tribù i suoi figli più celebri, siano scrittori o piloti o atleti, sventolandoli sul mercato internazionale prima di passare all'incasso in patria.

ImageNel paese dell'Opera Nazionale l'idea delloscrittore nazionale non mi piace in nessuna salsa. Spero vivamente che quella testa pensante sotto il suo bel nido d'aquila sappia resistere alle lusinghe di un sistema in cui, al momento, sembrerebbe a suo agio.

(La Rondine – 24.4.2012)

 


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Arte Cultura e Spettacolo