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Società: Michele Barbieri, artista a 360°

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Parlare dell’arte di Barbieri significa parlare di un’evoluzione continua. Un veloce cambiamento che avviene sotto i nostri occhi, sotto le nostre dita, perché la pittura di Michele Barbieri non è solo da guardare, ma da toccare, da sfiorare, da sentire.

La materia svincola il dipinto dalla mera e stantia immagine, accomunando la tridimensionalità scultorea o l’istallazione dando a l’opera il titolo di “creazione”, quindi non più solo cosa vedo, ma cosa provo, anche nel vero e proprio senso tattile.

Formatosi autodidatta lontano dal rigore delle Accademie e dalla disciplina scolastica, Barbieri letteralmente nasce disegnando,

(forse ereditando il gene da un illustre “parente” Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino?),

e cerca nella “strada” e soprattutto nell’esperienza diretta la sua formazione di artista, e la sua immediatezza espressiva.

Forte osservatore è nei suoi innumerevoli viaggi che esso assimila e conosce, fa sue le più disparate tecniche, anche spesso non convenzionali, e che “incontra” i suoi maestri ispiratori, Pollock, Vedova, Basquiat, Rauschenberg, solo per citarne alcuni trai più famosi.

Il viaggiare, che lo porterà da Londra, al Cairo, a New York, alla Grecia alla Turchia sino poi ritornare alla vecchia Europa, e a frequentare a Torino blasonati Mestri della pittura e scultura moderna come Carmassi, Soffiantino, Cordero, Nespolo, Adami, Dragomirescu.

La conoscenza, unita a una forte passione per la natura ed a  tutti i suoi aspetti, l’archeologia, la storia dei popoli, portano l’artista a maturare il substrato che farà da humus alla sua arte.

 


Arte Cultura e Spettacolo