Utilizzando questo sito si accetta l'uso dei cookies per scopi statistici. Maggiori info su
Banner
Text Size
Banner

Sofi Oksanen, la scrittrice dei due mondi

Image

Da La Rondine – 3.12.2010
La Purga ha suscitato entusiasmi, ma anche imbarazzi. Perché il romanzo è anche un'opera civile di denuncia di un passato di cui ancora molti si vergognano. E perché è scritto da una donna

La casa editrice Guanda, pur non specializzandosi nelle letterature nordiche, ha dimostrato negli ultimi anni un particolare fiuto nell’acquisire i diritti di due romanzi che possiamo sicuramente considerare come le opere finlandesi in prosa meglio riuscite dell’ultimo decennio. Il romanzo di Johanna SinisaloPrima del tramonto non si può (Ennen päivänlaskua ei voi, 2000), che per qualche ragione non è poi più stato pubblicato in Italia, mentre lo scorso giugno, fortunatamente, è uscita l'opera capolavoro di Sofi Oksanen

Prima della Purga
Pochi sono i libri che ricevono in maniera assoluta ed inequivocabile il favore della critica e dei lettori così come è accaduto per La purga (Puhdistus, 2008; il titolo può essere tradotto anche come catarsi pulizia in senso più ampio, anche politico-etnica), il romanzo della giovane autrice finnoestone Sofi Oksanen (1977), tradotto da Nicola Rainò. In Finlandia, negli ultimi anni un successo simile possiamo riscontrarlo soltanto nel caso del romanzo di Kari Hotakainen Via della trincea (2002, pubblicato in Italia da Iperborea nel 2009, e anch’esso tradotto da Rainò). Entrambi questi libri hanno vinto sia il più prestigioso premio finlandese per la narrativa, il Finlandia, come anche l'importante premio del Consiglio nordico. Oksanen, la più giovane vincitrice di tutti i tempi del Finlandia, nel 2008 ha ottenuto anche gli altri principali premi letterari finlandesi, cosa che, fino ad ora, non era mai riuscito a nessun autore di lingua finnnica. La purga ha inoltre stabilito il record anche per quel che riguarda il primo posto nei libri più venduti, al momento oltre le centoventimila copie, che in Finlandia, con una popolazione di circa cinque milioni, rappresenta una cifra di tutto rispetto.

 

ImageCome ogni buon romanzo, anche La purga, che tratta del destino di alcune donne estoni su due piani temporali paralleli, può essere letta ed interpretata in vari modi. Nel contesto della letteratura finlandese, il libro può essere visto, tra le altre cose, come il culmine degli sforzi dell'autrice di rendere partecipi i lettori finlandesi della storia estone del XX secolo, e di scriverla come parte della storia europea e mondiale. Non è sorprendente che la storia della piccola nazione estone non sia nota su scala più ampia, ma viene di certo da riflettere se pensiamo che di essa si sa poco anche in Finlandia, separata dall'Estonia da poche miglia marine. La Oksanen, alla quale non fa difetto il coraggio di dichiarazioni dirette e poco diplomatiche, identifica uno dei possibili motivi della scarsa conoscenza da parte dei finlandesi: per una certa parte della popolazione finlandese ciò è dovuto non (soltanto) all'ignoranza dell'argomento, ma alla riluttanza a riconoscere gli orrori dell'occupazione sovietica dei Paesi baltici. Il settore della popolazione finlandese in questione è l'estrema sinistra finlandese, più concretamente gli ex stalinisti, tristemente famosi negli anni 70 del secolo scorso, epoca in cui riuscirono ad occupare un numero significativo di posizioni preminenti nelle istituzioni culturali finlandesi e col loro radicalismo alquanto problematico (nel dato contesto), consciamente e inconsciamente, assecondarono la politica ufficiale finlandese di “amicizia e cooperazione con l'Unione Sovietica.” Molti di loro arrivarono ai ferri corti con la linea ufficiale del partito, e rapidamente abbandonarono la frazione stalinista, altri rimasero ancorati alla propria fede anche dopo il crollo dell'Unione Sovietica, e alcuni lo sono tuttora. Le reazioni negative dalle loro fila per il libro di Sofi Oksanen testimoniano in modo sufficientemente chiaro l'incapacità di una autoriflessione, anche dopo tanto tempo. La Purga non è giunta come un fulmine a ciel sereno; già nel 2003, col libro d'esordio, Le mucche di Stalin (Stalinin lehmät), la Oksanen aveva attirato una certa attenzione. Anche questo romanzo tratta della storia estone, questa volta con un tono in parte autobiografico – l'autrice riflette la sua esperienza di figlia di una famiglia finno-estone, il cui sentimento dominante è quello della vergogna. A causa dei pregiudizi che dominavano in Finlandia durante l'era sovietica a proposito degli Estoni, e soprattutto delle donne estoni, di cui si diceva che la loro più grande ambizione fosse di sposare un finlandese, la protagonista del racconto, Anna, si vergogna della sua origine e fa di tutto per nasconderla. Allo stesso tempo, però, ama la terra di sua madre e dei suoi nonni, dai quali apprende una versione non ufficiale della storia estone e dei destini dei suoi antenati, storia simile a quella della stessa Oksanen, di madre estone, nata e cresciuta in Finlandia, dove ha anche completato gli studi. In questa situazione schizofrenica, dilatata ancor più dalle differenze tra i modelli di femminilità che offre l'ambiente finlandese e quello estone, Anna reagisce (di nuovo secondo le parole della stessa Sofi Oksanen) con la bulimia - una fuga sia dal modello finlandese delle donne nordiche potenti, forti ed equiparate nei diritti, sia dalle icone ipersessualizzate della femminilità oggettivizzata (tipiche per tutti i paesi post-comunisti), di cui è testimone durante le sue visite in Estonia. Il secondo romanzo della Oksanen, Baby Jane (2005), una tragica storia d'amore tra due donne, contiene anch'essa elementi autobiografici e si svolge in Finlandia. I temi estoni sono però sempre presenti nei testi pubblicistici dell'autrice, così come in altri progetti artistici. Agli inizi del 2007, la più importante rivista letteraria finlandese, "Parnasso", pubblica un lungo articolo di Sofi Oksanen sulla repressione staliniana, intitolato “Il sole che splende nella mente. Un intervento sulle persecuzioni di Stalin scritto sulla base di un discorso” (Mielessä paistava aurinko. Esitelmän pohjalta kirjoitettu puheenvuoro Stalinin vainoista), in cui l'autrice si chiede: com'è possibile che nell'intera Europa occidentale, Nord compreso, la svastica suscita sentimenti di orrore mentre la falce e il martello fanno piuttosto sorridere? La sua risposta è: perché la storia è sempre la storia di vincitori e il vincitore è difficilmente condannabile. Visto che nel mondo d'oggi, di solito, le bocche dei politici sono chiuse da interessi commerciali o dalla paura, spetta agli artisti il compito di rompere il silenzio sugli orrori commessi dal regime comunista, ribadisce la Oksanen. Nel 2007, il Teatro Nazionale Finlandese presenta con un grande successo il suo dramma teatrale La Purga, in cui l'autrice mette a frutto i suoi studi di drammaturgia, e l'anno successivo Sofi Oksanen trionfa con un'opera nella quale elabora il testo teatrale in forma di romanzo. Negli ultimi tre anni, La Purga è stata messa in scena sia in finlandese sia in svedese in diversi teatri in Finlandia ed è stata introdotta con successo anche in Estonia. Per il prossimo anno è prevista la prima anche negli Stati Uniti.

Nella traduzione del romanzo, si perde, necessariamente, il modo in cui l'autrice usa la vicinanza del finlandese e dell'estone; il libro, in originale, è scritto in finlandese, infarcito di citazioni e stralci in lingua estone, comprensibile ai lettori finlandesi solo in parte, e che assolve superbamente il ruolo, conferendole il carattere particolare di qualcosa “familiarmente sconosciuto”. Sorprendenti sono stati alcuni commenti dei lettori estoni (con qualche conoscenza di finlandese) dellaPurga, i quali hanno preferito leggere questo libro in originale, piuttosto che in traduzione: una lingua straniera (ma comunque vicina, essendo imparentata) avrebbe permesso loro di distanziarsi dagli eventi descritti che hanno colpito, in un modo o nell'altro, ogni famiglia estone, e ha dato loro la possibilità di guardare tutto dal di fuori. Sofi Oksanen dice a questo proposito: “Ogni famiglia estone ed ogni estone conoscono questi avvenimenti grazie alla tradizione orale, e quindi in lingua estone, così come è avvenuto per me, e forse proprio per questo è più facile scriverne e parlarne in un altra lingua.” Questo relativo distacco della Oksanen, secondo i critici estoni fino a poco tempo fa, spiegava forse anche il perché finora non sia stato pubblicato niente di simile in lingua estone in Estonia, dove questi avvenimenti traumatici sono ancora troppo recenti e le ferite rimangono tuttora aperte.

Image

 

La Purga: la memoria zittita risvegliata nel romanzo
I temi della vergogna, della colpa e della paura, che fin dall'inizio hanno affascinato la Oksanen, acquistano nella Purga un ruolo preminente. Sul piano temporale della storia, che si svolge in Estonia dal 1939 al 1992, e il cui punto focale è nella seconda metà degli anni '40, periodo del consolidamento del potere sovietico negli Stati baltici, il personaggio principale – o, meglio, l'antipersonaggio – Aliide è infelicemente innamorata di Hans Pekk, marito della sua perfetta (lo dice il nome “angelica”) sorella Ingel. La questione dell'invidia tra sorelle è dall'inizio collegata all'idea della vergogna come sentimento costitutivo dell'identità umana: Aliide si vergogna di essere sempre stata “l'altra”, peggiore in tutto di sua sorella, e la sua invidia e il disperato amore non corrisposto per Hans la spingono a fare cose per le quali proverà vergogna fino alla morte. Hans si aggrega alla resistenza estone che combatteva i sovietici, ai “fratelli della foresta”, che attuavano operazioni di guerriglia partigiana nei paesi baltici fino agli anni 70, e le sorelle lo nascondono in uno sgabuzzino della loro tenuta agricola. Pur di avere Hans tutto per sé, Aliide inizia una relazione con un funzionario comunista, Martin, e fa in modo che sua sorella Ingel, insieme alla sua figlioletta Linda, siano deportate in Siberia. Ancor prima, però, durante gli interrogatori per scoprire dove Hans sia nascosto, Ingel, Aliide e la piccola Linda sono sottoposte a sadica violenza, anche di natura sessuale.
Anche se l'amore per Hans dà ad Aliide la forza di tacere, non si libererà mai più del senso di vergogna, che in maniera illogica ma persistente provano le vittime invece dei loro torturatori, vergogna che resta per sempre nella mente e nel corpo delle donne violentate. Come reazione al trauma subito è possibile leggere anche il distanziarsi di Aliide da donne con un destino simile: “Per strada, riusciva a intuire a quali donne era capitato qualcosa di simile. A ogni mano tremolante si diceva «eccone un’altra». A ogni sobbalzo all’urlo di un soldato russo, o a ogni scossone per lo scapiccio degli stivali. Anche quella? Ogni donna che non poteva fare a meno di spostarsi sull’altro lato della strada appena vedeva venirle incontro uomini della milizia o dell’esercito. Ogni donna dai cui fianchi, sotto il vestito, si capiva che indossava più di un paio di mutande. Ognuna che non ce la faceva a guardarti negli occhi. Lo avevano detto anche a loro, gliel’avevano detto «ogni volta che andrai a letto con tuo marito ti ricorderai di me?»” (p. 178)
Gli indebiti sensi di vergogna si mescolano, inoltre, ai sensi di colpa, causati dal sadico ed efficace trucco dei torturatori che forzano Aliide a partecipare alla violenza sessuale sulla nipote Linda. Il matrimonio col comunista Martin, anche se non amato, consente a Aliide di ottenere un temporaneo rifugio, una base sicura e vari benefici, ma la vergogna per la collaborazione riesce soltanto a rafforzare questo sentimento che pervade tutto. Aliide rimane sola - il suo piano di rimuovere la sorella per riuscire ad ottenere l'amore di Hans finisce in tragedia invece che in una vita in comune, come da lei sperato, e non riesce nemmeno a rendere ancora più profondo il suo rapporto con la figlia, che è più vicina al padre, e che negli anni '80 si sposa in Finlandia. Martin muore e lascia Aliide, vedova di un funzionario comunista, in balia del disprezzo, dell'odio e degli attacchi vendicativi delle persone a lei vicine. 
Il persistente senso di vergogna per la violenza sessuale subita appare nella storia della nipote Zara, figlia di Ingel, e della cui esistenza Aliide è completamente all'oscuro e il cui destino s'intreccia con quello di Aliide nel 1992. Le esperienze di Zara all'inizio degli anni '90 costituiscono la linea narrativa principale del romanzo. Zara è nata e cresciuta a Vladivostok, dove era stato consentito a Ingel e Linda di risiedere dopo la loro deportazione in Siberia. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica la giovane Zara si lascia ingenuamente convincere della possibilità di un facile guadagno in Germania e diventa vittima della mafia russa che si occupa del commercio di donne in tutta Europa. L'abuso sessuale, al quale è esposta Zara, è paragonabile alle esperienze di Aliide nello scantinato del palazzo municipale dove negli anni '40 avevano luogo gli interrogatori, e il confronto è rafforzato dal fatto che uno dei “protettori” di Zara è un ex agente del KGB. Le sofferenze patite spingono Zara ad atti disperati, allorché tenta di sfuggire ai suoi rapitori cercando rifugio dalla prozia Aliide in Estonia, che in realtà non conosce; altamente emblematica è la scena in cui Zara, disperata, per sfuggire i suoi inseguitori si nasconde nello stesso rifugio che quaranta anni prima aveva ospitato suo nonno Hans, in fuga dal governo del terrore comunista. Gli angosciosi e ambivalenti sensi di colpa, vergogna e odio alla fine cementano il rapporto tra le due donne e danno ad Aliide la forza di vendicare se stessa, Zara e di conseguenza anche le altre vittime. Tutto termina con una catarsi purificatrice degna di un'antica tragedia, quando Aliide finalmente, anche se soltanto in sogno, si unisce con l'amato Hans. Il motivo del fuoco alla fine del romanzo rafforza l'idea di purificazione, e l'autrice lascia che sia il lettore a decidere su quanto forte sia il potere delle fiamme nell'atto che purifica dalla vergogna e dalla colpa, così come anche per tutte le altre sentenze morali. Dopo le ultime scene della storia (il romanzo alterna i passaggi narrati dal punto di vista di Aliide con i frammenti della storia di Zara e con passi dei diari del fuggitivo Hans), seguono una serie di documenti della polizia segreta che contengono rivelazioni e relazioni, alcune delle quali sono già delineate nel testo precedente. In questo modo si completa il lavoro “architettonico” dell'autrice e davanti agli occhi del lettore si sviluppa una rete di relazioni, che a prima vista sembra indicare che “tutti spiavano tutti”, cosa naturalmente non vera, in quanto erano soltanto alcuni personaggi del romanzo a farlo; insomma, una rete tessuta di connessioni logiche, del male perpetrato intenzionalmente e non, e anche di tragedie del tutto casuali, nello spirito delle leggi assurde dei regimi totalitari. Alla fine del romanzo emerge il significato anche dell’ostinato motivo della mosca che, usato con maestria dall'autrice, pervade l'intero romanzo su molti livelli sia concreti sia simbolici. Il finale multiplo della storia spinge quasi il lettore ad una rilettura completa dell'intero romanzo. 
Nella Purga Sofi Oksanen dà voce alla memoria estone zittita (per la sua storia ha usato i ricordi dei suoi amici e parenti estoni, integrandoli con un attento studio su fonti d'archivio), ma si concentra soprattutto, in maniera evidentemente programmatica, sulle esperienze delle donne vittime di abusi sessuali. Pur sembrando incredibile, è infatti vero che lo stupro, un espediente “classico” usato dagli aggressori per sottomettere il popolo occupato, sia stato dichiarato crimine di guerra solo nell'anno di pubblicazione della Purga. Nel contesto della letteratura estone, il punto di vista di Sofi Oksanen, apertamente femminile, è stato confrontato con quello che ritroviamo nelle opere di Jaan Kross, un classico del romanzo storico estone, che descrive la storia estone dal punto di vista “universale” maschile. Nella letteratura dei Paesi Baltici, tuttavia, ci sono numerose riflessioni di esperienze di donne degli orrori dell'occupazione sovietica e delle deportazioni in Siberia (per tutti può essere citata l'opera dell'autore lettone Sandra Kalniete Scarpette da ballo nelle nevi di Siberia, 2001; it. 2005); la stessa Oksanen, però, quando le viene chiesto a cosa si sia ispirata scrivendo La purga, sottolinea soprattutto le letteratura di altre zone dell'Europa orientale, vale a dire i testi della scrittrice e pubblicista croata Slavenka Drakulic, che descrive, tra le altre cose, le terribili esperienze delle donne sistematicamente violentate durante il conflitto nella ex Jugoslavia. In connessione con il tema della tratta delle donne nel periodo successivo la caduta della cortina di ferro, la critica finlandese Päivi Lappalainen confronta La purga con il film del regista svedese Lukas Moodyson Lilja 4ever (2000), che descrive il destino delle ragazze provenienti dall'ex Unione Sovietica, una storia simile a quella di Zara. 

La Purga transnazionale
La purga è stata tradotta in quasi una trentina di lingue, e, come per ogni libro, è molto interessante seguire il lato del marketing e la ricezione del romanzo in diversi contesti culturali.

 

ImageIn Italia, il romanzo, sorprendentemente, non sembra aver suscitato un interesse particolare e, senza considerare altre ragioni, quali potrebbero essere l'uscita del libro nell'imminenza dell'estate oppure un lancio non particolarmente vigoroso – l'Italia è uno dei pochi paesi dove la Oksanen non sia stata invitata al lancio del libro – da parte della casa editrice italiana, ciò potrebbe essere dovuto anche al fatto che dalla letteratura finlandese ci si aspetta che sia divertente e di facile lettura, nella falsariga dei ripetitivi romanzi picareschi di Arto Paasilinna. Un vero peccato, anche perché, come sottolinea la stessa Oksanen, fin dal titolo, felicemente scelto dal traduttore, i lettori italiani possono trovare richiami ad un altro regime vissuto in prima persona, quello fascista, col tristemente famoso olio di ricino.
Un paese, invece, dove la Oksanen sembra abbia riscosso un successo formidabile è la Francia, dove l'autrice ha vinto nel 2010 due premi letterari prestigiosi: Le prix roman du Fnac e il Prix Femina Étranger, un premio assegnato al miglior romanzo tradotto in francese, e precedentemente vinto, tra gli altri, da Joyce Carol Oates, Ian McEwan, Amos Oz, Antonio Muñoz Molina, J. M. Coetzee, e Jamaica Kincaid. La Oksanen è il secondo autore nordico ad essere insignito di questo importante premio.
Non sorprende invece che in Russia la ricezione non sia stata molto cordiale. Dopo la Purga, Oksanen ha collaborato insieme alla pubblicista estone Imbi Paju alla raccolta di saggi Tutto era dovuto alla paura. Come L'Estonia ha perso la sua storia e come recuperarla (2009, Kaiken takana oli pelko. Kuinka Viro menetti historiansa ja kuinka se saadaan takaisin). Apparentemente, questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e la Oksanen è diventata persona non grata per molti operatori culturali in Russia, dove la questione dell'interpretazione della storia delle relazioni russo-baltiche durante il XX secolo rimane più che delicata. Una sfumatura tragicomica ha avuto lo scandalo scoppiato intorno alla visita annullata della Oksanen al consolato finlandese di San Pietroburgo a cavallo del 2008 e 2009. Il ruolo svolto a tale riguardo dai rappresentanti culturali finlandesi a San Pietroburgo ha spinto molti giornalisti a considerare e analizzare l'ingloriosa eredità della già citata “politica di amicizia e cooperazione” finlandese. 

Dopo l'uscita della versione inglese, il quotidiano britannico "The Times" ha paragonato La purga alla trilogia Millennium di Stieg Larsson. Il confronto appare superficiale e fuorviante, perché le ambizioni estetiche dei due autori sono, anche a prima vista, molto diverse; oltretutto, mentre Larsson fa un'analisi critica della società svedese democratica e l'obiettivo principale della sua critica è l'estrema destra, Oksanen mette in guardia contro gli orrori del totalitarismo sovietico e di quelle che sono le sue conseguenze negli ultimi due decenni. C'è, però, un punto che accomuna entrambi gli autori - mostrare come diversi modelli di violenza, in particolare la violenza contro le donne, sembrino essere eterni, e quanto sia paralizzante il senso di vergogna delle vittime, soprattutto quando si alimenta del contesto culturale. Inoltre, né Larsson, né la Oksanen hanno paura (con Larsson, purtroppo, dovremmo utilizzare il tempo passato) di essere etichettati come femministi e di essere apertamente “politici”. Gli editori, naturalmente, sfruttano simili paragoni per presentare Sofi Oksanen come “la nuova stella del Nord”, garantendo così un successo sul mercato alla Purga; in quest'ottica è da leggersi anche l'etichettatura del libro, da parte dell'editore olandese, di “thriller letterario”, che riesce a legare, secondo lo stesso, leggibilità e scorrevolezza con alta qualità letteraria. La Oksanen risponde con esasperazione a simili mosse di marketing: la produzione letteraria commercializzata, secondo lei, non è né una forma artistica di qualità, né una la lettura di piacere. L'arte di qualità può avere buone vendite, ma non deve mai essere commerciale. Il suo atteggiamento intransigente su queste questioni è documentato anche dal modo aperto e rumoroso in cui la Oksanen ha protestato contro la politica di commercializzazione del suo editore, la più grande casa editrice finlandese, WSOY, e la disputa è culminata a giugno con il suo “licenziamento”.

ImageLa Oksanen si è trovata a fronteggiare l'imperialismo linguistico-culturale angloamericano, verso il quale la scrittrice è critica almeno quanto verso l'imperialismo russo, durante la presentazione della sua opera negli Stati Uniti, in relazione alla quale parlava ironicamente di multiculturalismo americano, che rimane ad ogni costo fortemente monolingue. In Gran Bretagna, l'autrice ha perfino registrato lo sforzo di oscurare il fatto che La purga sia letteratura in traduzione, che sul mercato anglo-americano ha sempre avuto tradizionalmente una posizione marginale. I giornalisti britannici nei loro discorsi si dichiaravano meravigliati che una scrittrice alla quale non fa difetto l'inventiva e che conosce molto bene l'inglese, possa decidere volontariamente di scrivere in una lingua tanto marginale, qual è il finlandese. 

Sofi Oksanen, le sue lingue e i suoi paesi

Sofi Oksanen si basa, invece, proprio sulla sua maestria e virtuosità nell'uso della lingua madre. Nella Purga gioca a fondere generi e stili differenti, come anche registri linguistici, che sono resi magistralmente in italiano da Nicola Rainò.

Legarono le mani di Aliide dietro la schiena e le infilarono un sacco sulla testa. Poi uscirono dalla stanza. Attraverso la tela non si vedeva nulla. Da qualche parte dell’acqua gocciolava per terra. L’odore dello scantinato penetrava attraverso il sacco. La porta s’aprì. Stivali. Le strappò brutalmente la camicetta, i bottoni schizzarono sull’acciottolato, sulle pareti, i bottoncini tedeschi di vetro e poi... lei si mutò in un topolino in un cantuccio della stanza, in una mosca sulla lampada, e volò via, in un chiodo sul cartone che rivestiva le pareti, in una puntina arrugginita, era una puntina arrugginita sulla parete. Era una mosca e camminava sul petto nudo della donna, la donna era in mezzo alla stanza col sacco in testa, e la mosca camminava sopra una contusione fresca, il sangue s’era raggrumato sotto la pelle del seno della donna, i lividi erano attraversati da un solco grande come la mosca, gli ematomi dei capezzoli gonfi grandi come continenti. Quando la pelle nuda toccò le pietre del pavimento, non si mosse più. La donna col sacco in testa in mezzo alla stanza era una forestiera e Aliide era assente, il suo cuore si sforzava di infilarsi con le sue zampette di insetto dentro crepe, buche, scanalature, si amalgamò a una radice che cresceva nella terra sotto la stanza. Ne facciamo sapone? La donna nel centro della stanza non si muoveva, non sentiva, Aliide era diventata la macchia di uno sputo sulla gamba del tavolo, accanto al buco di un tarlo, da quel condotto rotondo dentro il legno, legno di ontano, d’un ontano cresciuto in terra d’Estonia, dove si sentiva ancora il bosco dove si sentiva ancora l’acqua e le radici e le talpe. Lei ci s’immerse eclissandosi lontano, era la talpa, che spingeva un mucchietto di terra nel giardino, e nel giardino si percepivano la pioggia e il vento, il terriccio fradicio respirava brulicante. La testa della donna in mezzo alla stanza era ficcata in un secchio pieno di acqua sporca. Aliide era fuori nella terra bagnata, terra nelle narici, terra nei capelli, terra nelle orecchie e cani che correvano sopra di lei, le zampe premevano sulla terra che respirava e gemeva e la pioggia si scioglieva e le canalette si riempivano e l’acqua frustava e martellava i suoi percorsi e da qualche parte stivali di pelle cromata, da qualche parte un cappotto di pelle, da qualche parte un freddo tanfo di acquavite, da qualche parte il russo e l’estone si mescolavano e le lingue, marce, sibilavano.” (pp. 161-2)

 

 

Image

 

Ma proprio per questa sua alterità, questa sua posizione “dal di fuori” (e forse anche il fatto che il suo successo internazionale ha raggiunto un livello altissimo) ha recentemente fornito un pretesto, nella fattispecie nell’ottobre di quest’anno, per una critica severissima da parte di alcune figure prominenti della scena culturale estone, ad esempio la redattrice Piret Tali e il “classico vivente”, lo scrittore Jaan Kaplinski. Secondo la Tali, La Purga crea un’immagine “sbagliata” della storia dell’Estonia – mentre uno dei punti a favore del romanzo è stata l’affermazione unanime della critica del fatto che l’autrice non indulge in descrizioni di violenza, la Tali l’accusa proprio di questo. Nel background di queste critiche si scorge ovviamente un certo disagio per il fatto che nessuno scrittore estone abbia ricevuto un riconoscimento simile a quello della Oksanen. Alla fine del dibattito, comunque, altri protagonisti della cultura e della scena politica estoni hanno difeso La Purga e riflettuto sulla paura “piccolo borghese” delle nazioni piccole: “Si tratta della paura piccolo borghese dell'immagine che proiettiamo all'estero. È un po' quello che accade per i film di Aki Kaurismäki, che i finlandesi temono possano dare un’immagine sbagliata del popolo finlandese e del suo carattere”, dice il critico teatrale estone Andres Laasik. Questa paura mostra anche la credenza nel potere della letteratura, tipica per le nazioni “inventate” (termine coniato da Benedict Andersson) relativamente di recente, e nel cui processo di formazione dell’identità nazionale la letteratura ha svolto un ruolo chiave. In entrambe le nazioni, la letteratura ha partecipato anche alla creazione della storiografia nazionale e il ruolo dello scrittore è stato per molto tempo definito come quello dell’educatore della nazione che deve creare immagini “veritiere” e “giuste” – sia per i suoi compatrioti sia per il pubblico all’estero, il quale tende di leggere le (relativamente rare) rappresentazioni della vita e della storia delle nazioni piccole come ritratti realistici. Secondo Jaan Kaplinski, il problema nel caso della Oksanen è, però, anche il fatto che l’autrice, non temendo, come già accennato, di essere “apertamente politica”, promuove il suo romanzo all’estero proprio come uno spunto per far conoscere la storia dell’Estonia. La stessa Oksanen risponde a questa critica difendendo le capacità dei lettori internazionali di leggere le rappresentazioni cinematografiche e letterarie sofisticamente: “Il pubblico è capace di capire che sono film, romanzi. Lo scrittore è un artista, non una guida turistica.” 
La Oksanen, comunque, esprime critiche sistematiche anche su molti altri fenomeni che ritiene negativi per la Finlandia, e come primo indica ancora una volta la violenza contro le donne, che, pur se meno visibile che altrove, rimane un grave problema anche “nel Nord progressista”. Un altro problema, secondo la Oksanen, è l'intolleranza finlandese per forme più evidenti di alterità, cosa che lei stessa ha vissuto sulla propria pelle non soltanto per il fatto di essere per metà estone, ma anche come una personalità inconfondibile della scena gotica finlandese. Le polemiche sui media la Oksanen le affronta con un volto impassibile ed è felice di spiegare perché durante le interviste, o comunque le sue apparizioni pubbliche, non sorride quasi mai. In un suo articolo sul principale giornale finlandese, l'"Helsingin Sanomat", dove scrive regolarmente, rifiuta di accettare la regola non scritta della “masquerade della femminilità”, secondo la quale, come già scritto negli anni '20 del secolo scorso dalla psicoanalista Joan Riviere, le donne che appaiono in pubblico sembrano quasi scusarsi, con sorrisi e civetterie, di far parte o addirittura di dominare le scene che in precedenza erano riservate soltanto agli uomini. 
As a woman, I have no country. As a woman I want no country. As a woman my country is the whole world”, è la famosa citazione di Virginia Woolf, contestata e interpretata in vari modi per le scrittrici di vari paesi. Sofi Oksanen “ha”, in un senso molto concreto, almeno due patrie, e giudicando dal successo mondiale della Purga, inizia ad “avere”, a suo modo, tutto il mondo. In Finlandia, dove risuonano costantemente dichiarazioni pessimiste circa l'impossibilità per la letteratura attuale di partecipare in modo significativo al dialogo sociale, Sofi Oksanen in breve tempo è stata capace di fare ciò che tradizionalmente è riuscito di rado alle opere letterarie, e che, come abbiamo sottolineato, copre un aspetto particolarmente importante della tradizione delle nazioni giovani: con una resa artisticamente toccante, innescare, trattando gli eventi storici, un dibattito su questi avvenimenti e stimolare la storiografia ufficiale a riconsiderarli o almeno a gettarvi un nuovo sguardo. Qui il tema della vergogna così spesso affermato assume un'altra dimensione. Come constatato da alcuni critici letterari e giornalisti finlandesi in relazione alla Purga e anche alla raccolta di saggi Tutto fu dovuto alla paura la maggior parte dei lettori dovrebbe vergognarsi alla domanda: come è possibile che non sapevamo, o meglio non abbiamo voluto sapere delle pulizie etniche e delle deportazioni nei Paesi baltici (e per estensione, anche altrove), come è possibile che abbiamo chiuso e chiudiamo gli occhi davanti alla violenza sessuale, alla quale sono esposte le donne, e non solo loro, sia in guerra sia in pace? Allo stesso tempo, la produzione di Oksanen e la sua ricezione internazionale apre nuove possibilità di riflessione su temi quali il rapporto tra “realtà”, verità, storia e finzione letteraria, su un livello più generale. E in ultimo, non certo per importanza, porta anche una ventata di aria nuova nelle, in maggior parte piuttosto lacunose e schematiche, discussioni sul multiculturalismo, un fenomeno sentito in Finlandia ancora oggi come abbastanza nuovo.

ImageTornando alla Purga, essa non è uno dei tanti romanzi finlandesi che vengono presentati in Italia; si tratta di un'importante opera letteraria nel contesto europeo e mondiale; un vero gioiello che, anche grazie alla qualità della traduzione di Nicola Rainò, i lettori italiani (e non soltanto quelli appassionati di letteratura finlandese o, più in generale, nordica) non dovrebbe lasciarsi scappare. 

(La Rondine – 3.12.2010)


 


Tags

Arte Cultura e Spettacolo