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Il primo libro di Giulia Scabbia "aperta parentesi (...", un’avventura chiamata vita e, sempre, carta e penna in mano

 "Ferrara, Biblioteca Ariostea, Sala Agnelli, 14 Dicembre 2010, 5 pm; Umore: 10 e lode."

Così inizierebbe l'ipotetica pagina di ieri del diario di Giulia Scabbia, che da meno di ventiquattro ore è stato presentato come libro. 

Una sete d’intraprendenza, un’avventura chiamata vita e, sempre,  carta e penna in mano:  con questi tre elementi Giulia articola la sua “Aperta parentesi”, che attraversa l’arco di tre anni, ma che non si chiude. 

A poco più di vent’anni, due settimane dalla laurea, con un nuovo lavoro avuto dopo il primo colloquio e un appartamento tutto suo, Giulia lascia Ferrara e quotidianità, per respirare nuova aria nella caotica Londra, portando con sé i propri preziosi pensieri, che rende immortali fissandoli su carta, ovunque si trovi. Un susseguirsi di lavori, persi e ritrovati, di incontri, di amori, di delusioni e di soddisfazioni, accompagnano Giulia da un aereo all’altro, da un treno ad un posto sempre diverso. 

“Non spenderei i miei soldi in altro modo che viaggiare”, scrive Giulia nelle sue molteplici righe, “perché le cose sono mortali, i ricordi no”. 

Elemento di stabilità contrapposto al nomadismo, che aleggia sia fuori che dentro di lei, è proprio il diario. La scrittura è una scrittura temporale: il passato è uno scrigno, una sedimentazione che dà sicurezza, senza cui non esisterebbero futuro e presente. Mentre il futuro è un’apertura, forse l’apertura di quella parentesi che il titolo ci suggerisce, l’ignota rotta della stessa barca su cui stanno più di sei miliardi di persone sulla faccia della Terra. 

Aperta parentesi nasce alla fine del 2008, quando la mamma, Rita Montanari, ha proposto a Giulia di partecipare all’edizione 2009 del Premio Pieve Santo Stefano (AR), Archivio Diaristico Nazionale, avendo notato che qualche estratto del diario della figlia non era poi tanto male. La partecipazione anonima era stato l’unico elemento che aveva spinto Giulia a “mettere in piazza i fatti suoi” e, finalista in un secondo, tutto il resto è venuto da sé. “Dopotutto – osserva Giulia – mi sono resa conto che qualcuno ci si potrebbe rispecchiare, in questi fattacci miei”. 

“Specchio dell’anima, autoanalisi, strumento di vita”: con tante belle espressioni è stata definita da Francesca Mellone la scrittura di Giulia, dopo le suggestive letture con cui Ines Cavicchioli ha interpretato i testi. Ma la scrittura, sotto forma di diario, è anche una ricerca del senso. Chiedersi sempre il perché delle cose, è, secondo Giulia, un ingrediente fondamentale per l’evoluzione dell’uomo e del mondo. “La strada forse l’ho persa – scrive Giulia riportando una frase sul libro dei visitatori nella Chiesa di Paul Straße – ma la fede la tengo sempre con me. È per questo che non mi sento mai sola. Auguro a tutti gli esseri umani una profonda fiducia nel domani, qualunque sia il nome con cui chiamano Dio”. 

La scrittura coincide con la vita? È una domanda che martella incessante, anche se invisibile, accompagnando tutto il libro.

“La vita o si vive o si scrive”, diceva Pirandello.

Ebbene, Giulia si prende il diritto e la responsabilità di smentire questa salda massima.

E lei, la vita, la vive, e la scrive. 

Cecilia Gallotta


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Arte Cultura e Spettacolo