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"E' solo l'inizio, commissario Soneri" di Valerio Varesi

 “Torna il commissario Soneri”, dicono i giornali di oggi, mercoledì 2 febbraio 2011, per lanciare la presentazione del nuovo libro di Valerio Varesi, E’ solo l’inizio, commissario Soneri, alla libreria Feltrinelli di Ferrara.

Già, “torna il commissario Soneri”, non “torna Valerio Varesi”: un po’ come se il personaggio e il suo creatore si equivalessero.

“In effetti si equivalgono”, afferma infatti lo scrittore nonché giornalista Valerio Varesi, “il commissario Soneri parla attraverso le mie parole e i miei pensieri, e io vedo lo svolgimento della storia attraverso i suoi occhi”.

Dopo la realizzazione di romanzi come Nebbia e delitti, Varesi ha quindi creato un mito, con il personaggio di Soneri, nonché un genere che prima non aveva mai sperimentato: quello seriale.

“Soneri compie diec’anni”, fa notare Alessandra Calanchi, docente all’università di Urbino ed esperta di letteratura noir e romanzi gialli. “Questo è il decimo romanzo con il personaggio di Soneri, nonché il decimo anno da quando Valerio scrisse il primo. Se pensiamo che Conan Doyle in 40 anni ha scritto quattro romanzi con il personaggio di Sherlock Holmes, Valerio può battere il maestro”.

Un’altra somiglianza con il ‘maestro’ la si può individuare proprio all’incipit di questo decimo romanzo: nella malinconica pioggia parmense, il commissario Soneri ha bisogno di un caso per risolvere la sua noia, così come Sherlock Holmes, fra le piogge britanniche, necessitava di prove alla sua altezza per non cadere nella malinconia.

Come ogni volta per Sherlock Holmes, anche per Soneri il caso si presenta: il ritrovamento di un giovane impiccato e quello del cadavere di un leader sessantottino, sono i due episodi attorno ai quali si svolge questo romanzo.

Fra le righe degli avvincenti gialli che si articolano nelle pagine di Varesi, l’autore coglie l’occasione per far emergere anche riflessioni sociali e storiche; gli ideali sessantottini, sono il caso di questo romanzo. Una velata sorta di scontro fra la generazione del ’68 e quella dei figli, si crea come riflessione emersa dal contesto della vicenda. È un richiamo di giustizia rimasto inevaso, oppure una critica verso chi ha ancora questi ideali? Varesi, servendosi del suo commissario, dice di certo la sua.

La creazione di un personaggio che ha tutte le caratteristiche di affermarsi come mito, però, potrà avere delle ripercussioni sull’ego dell’autore: “il personaggio rischia di diventare più importante dello scrittore”, dice infatti Marco Bertozzi. “Attento: i tuoi fan si aspetteranno quasi di leggere ‘commissario Soneri, al posto di Valerio Varesi nella tua firma, quando ti chiederanno l’autografo”, aggiunge sorridendo rivolgendosi all’autore, cercando qualche suo segno di gelosia verso il personaggio.

“Il titolo non è mio”, dichiara alla fine Varesi, “e per la prima volta non lo approvo. Non sono d’accordo che nel titolo debba comparire sempre necessariamente ‘commissario Soneri”. Forse perché la presenza del nome del commissario, distoglie troppo dall’intento di Varesi di rendere i suoi libri dei romanzi sociali, oltre che gialli. O forse perché, dopo la soddisfazione che il nome di Soneri gli ha procurato, ora non vorrebbe che oscurasse il suo.


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Arte Cultura e Spettacolo