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Livorno Portoferraio. Da fidanzato a stalker, i Carabinieri mettono fine a 8 mesi da incubo

 Il termine inglese “stalking” deriva dal gergo venatorio e sta ad indicare  quel complesso di comportamenti tipici dell’animale predatore, che segue, bracca, incalza e crea i presupposti per poi balzare sulla preda. Nel più arido linguaggio giuridico, per stalking si intende "un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore".

Lo "stalker" o "molestatore assillante" è colui che mette in atto quell'insieme di condotte che possono essere sintetizzate, a titolo d'esempio, nel seguire fisicamente la vittima nei suoi movimenti, nel controllarla, nel farle telefonate, nell’inviarle bigliettini, nel farle trovare messaggi sotto il tergicristallo dell’auto, sotto la sua porta di casa o nei posti più impensati. Può essere un conoscente, un collega, un estraneo, oppure, nella maggior parte dei casi, un ex-partner.

Lo stalker denunciato ultimamente dai carabinieri della Stazione di Portoferraio, però, appartiene, se possibile, ad un’ulteriore categoria: quella dei partner, poiché il rapporto sentimentale tra reo e vittima, in realtà, all’inizio dei fatti, c’era ancora, ma era minato, evidentemente, da un’ inguaribile e soprattutto insana gelosia che ha fatto degenerare normali attenzioni in gravissime vessazioni e violenze fisiche, verbali e psicologiche.

In otto mesi, il giovane elbano (all’inizio della vicenda appena 20enne), ha compiuto una escalation negativa che non ha precedenti sull’isola, in relazione almeno alla giovane età dei due protagonisti della mesta vicenda.

Per condizionare la propria ragazza su determinati comportamenti da tenere o non tenere (dalle frequentazioni, alle modalità per raggiungere la scuola, all’abbigliamento) il giovane elbano ha commesso una serie di reati resi ancor più gravi e biasimevoli proprio perché perversamente ricondotti, nelle asserite intenzioni, a un sentimento che con la violenza non può proprio mai avere nulla in comune.

La giovane studentessa è stata più volte picchiata, insultata a voce o via sms, anche in presenza di terzi e minacciata di ritorsioni abiette come quella di divulgarne filmati o conversazioni telefoniche che la riguardavano, peraltro carpiti a sua insaputa.

Lo stalker, divenuto ovviamente, vicenda durante, l’ex fidanzato della vittima, dal momento della rottura del rapporto è arrivato anche a prendersela coi familiari della ex, con appostamenti e addirittura irruzioni durante feste di famiglia, con minacce a ragazza e parenti, culminate con il cambio di abitudini di un intero nucleo costretto a evitare posti o a mutare orari e spostamenti per non incappare nel molestatore.                  

Doverosa una riflessione sulla giovane età del reo e sulla sua personalità, storicamente lontana da condotte irregolari, che crea ancor più sgomento perché sembra indicare, tra le altre cose,  una conoscenza quasi nulla, oltre che dei confini della propria libertà d’azione rispetto alla libertà e alla dignità degli altri, anche di quelli della legge e delle conseguenze gravi che certi comportamenti vessatori possono determinare: gli atti persecutori, infatti, possono essere puniti anche con la reclusione (da sei mesi a quattro anni).

Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente sulle modalità di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Si possono tuttavia dare dei suggerimenti in linea generale:

·    una volta presa coscienza del problema, mai sottovalutare il rischio e adottare le dovute precauzioni;

·    di fronte ad una relazione indesiderata è meglio essere espliciti e dire no in modo chiaro e fermo, evitando tentativi di accomodamento, che potrebbero rinforzare i comportamenti persecutori dello stalker;

·    cercare sempre di mantenere il controllo, evitando di mostrare emozione, rabbia o, peggio, paura, perché tutte queste reazioni possono alimentare il senso di sicurezza del persecutore;

·    cercare sempre la prudenza, evitare di percorrere sempre gli stessi itinerari e di sostare in luoghi isolati e appartati;

·    in caso di molestie telefoniche, cercare di farsi cambiare il numero. E’ possibile registrare le chiamate (anche quelle mute), risalendo al chiamante, però per far questo è necessario, al momento della telefonata, rispondere e mantenere la linea per qualche secondo, anche senza parlare, in modo da consentire l'attivazione del sistema di registrazione dei tabulati telefonici;

·    tenere un diario per prendere appunti e ricordare poi gli eventi più importanti che potrebbero risultare utili in caso di denuncia;

·    raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti, come eventuali lettere o e-mail a contenuto offensivo o intimidatorio;

·    tenere sempre a portata di mano un cellulare per chiamare in caso di emergenza;

·    in caso di pericolo, chiedere aiuto, chiamare subito il 112 o rivolgersi al più vicino Comando Carabinieri.

 


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