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Ferrara: incontro con Don Bedin, "Non convertitevi"

Non convertitevi

Sabato 10 aprile a Portomaggiore c’è stato un incontro fra don Domenico Bedin e una singolare platea.

Le sale del teatro Concordia hanno, infatti accolto mussulmani, cristiani e, come ha precisato una signora, a conclusione della serata, una minoranza di laici.

E’ stato un incontro in cui la spontaneità ha vinto su un protocollo di regole affermandone altre nuove dettate dal rispetto, dal desiderio di un confronto in un percorso di conoscenza reciproca.

E’ stato facile per un uomo come don Domenico, che ha fatto dell’accoglienza una regola di vita, entrare in sintonia con pensieri emozionati, accorati, profondi, espressi, a volte, nell’italiano incerto dei tanti viandanti che camminano in questa strana via che è la vita.

“Tanti viandanti, di tanti paesi, di tante religioni che appena arrivano esprimono l’esigenza di potersi riunire per pregare, per poter condividere momenti unici dell’esistenza come nascere e morire. E’ la conferma che ognuno di noi porta dentro di sé un gran desiderio di infinito.

E’ finito il tempo della migrazione ed ora ci si può incontrare.” Dice il Don..

L’incontro assume immediatamente la forma di un dialogo allargato, ansioso di esprimersi, ma sempre pacato nel modo di farlo.

Alì Shafqat Liaqat prende la parola “ Si dicono tante cose errate sull’Islam, che non rendono giustizia alla verità della sua spiritualità e accrescono l’ansia degli occidentali innalzando fra i popoli pericolosi muri di incomprensione. Una cosa è il potere politico, un’altra la fede. Se un politico seguisse veramente i principi dell’Islam nella pace e nel rispetto, non ci sarebbero problemi per nessuno, ma la realtà delle cose è diversa: il potere politico è spesso corrotto e strumentalizza la religione, travisandone la verità per governare, o meglio comandare, con il terrore e l’oppressione. Molto spesso i capi di paesi islamici fanno ciò: non sono buoni mussulmani, sono criminali!”

In questa strana platea, che più che platea è un grande cerchio, c’è il sindaco.

Non riveste in questo momento il ruolo, di primo cittadino: è un primus, davvero, inter pares. “Il cristianesimo,-dice- come l’Islam, viene spesso frainteso e per qualcuno essere cristiano significa un rispetto rigoroso, ma formale delle regole. Vivere una vita da cristiano è un’altra cosa, difficile da realizzare”

Il dialogo si fa sempre più interessante, si sente una grande attenzione.

Un grande equivoco si annida pericolosamente nella confusione sul significato di Jihad.

Qualcuno tra gli italiani presenti chiede chiarimenti.

Alì comincia a spiegare e Osama completa il pensiero “La Jihad è un cammino e come tale procede per gradi successivi. Quella che voi pensate sia la giusta interpretazione e che spesso è trasmessa dalla tv, altro non è che il livello più basso di questo percorso: la reazione, anche violenta, ad un sopruso materiale da parte di qualcuno che invade un territorio, che minaccia la sicurezza di un popolo. La Jihad più elevata è quella che ogni giorno, ciascun essere umano mette in atto con se stesso, è un percorso di consapevolezza, di autocontrollo, di conoscenza. La vera Jihad dura tutta la vita e chiede con forza una continua autoanalisi.”

Una signora reclama un dialogo con i suoi vicini di casa pakistani e lo dice a gran voce.

Ogni concetto ne richiama un altro. C’è un caos di argomenti che hanno urgenza di affiorare alla superficie, di essere visibili. L’incontro iniziato alle 20,30, alle 23 non finirebbe se non lo interrompessimo per lasciare il tempo per i saluti, qualche battuta ironica fra persone che sembrano conoscersi da tempo e una lettura di don Bedin dal suo libro “Viandanti”.

“Non convertitevi”, così s’intitola il progetto dell’associazione PortAmico che ha come obiettivo la conoscenza dell’altro attraverso il dialogo. Un titolo che piace a tutti.

“ Ognuno di noi deve andare al cuore della propria fede. La cosa bella è che non sappiamo dove arriveremo insieme. Tutti incontreremo Dio” dice don Bedin.

“Nell’Islam tutti i profeti sono sacri. Noi mussulmani amiamo i cristiani, gli ebrei e speriamo di poter camminare insieme.” Aggiunge Alì.

C’è una sensazione diffusa che Portomaggiore, con la presenza di tanti mondi, possa diventare un laboratorio di convivenza, dialogo e pace. Ci lasciamo con la promessa di continuare.

 


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