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Ferrara Poggio Renatico Il progetto di Paolo Zamboni

I SOGNI CORAGGIOSI CONTAGIANO CASTELLO LAMBERTINI

Il nuovo speciale amico della comunità poggese è uno scienziato di levatura mondiale: il professor Paolo Zamboni. Ai suoi Sogni Coraggiosi, i “Brave Dreams”, Poggio Renatico ha dedicato l’iniziativa “Serata per un Amico”, organizzata lo scorso 6 agosto dalla Pro Loco, in collaborazione con il Comune e le associazioni di volontariato. Giovedì le risorse raccolte sono state consegnate, nel corso dell’iniziativa “Poggio Renatico per un sogno coraggioso. La cittadinanza incontra il Prof. Paolo Zamboni ed i suoi giovani ricercatori”.

Uno straordinario momento di approfondimento, per conoscere l’impegno quotidiano dell’equipe multidisciplinare guidata dal responsabile del responsabile del Centro malattie vascolari dell’Università di Ferrara. Ad accoglierla, in una sala gremita, il sindaco Paolo Pavani: «Convintamene si è scelto di destinare i fondi a questa sperimentazione – ha affermato -, ma non volevamo affidarli a un bonifico e abbiamo chiesto al professore di essere presente: lui ci ha fatto lo splendido regalo di essere qui con la sua squadra. Testimoniamo oggi l’eccezionale coinvolgimento e l’orgoglio territoriale delle persone e delle realtà che concorrono alla raccolta degli oltre due milioni di euro necessari alla sperimentazione». A moderare la serata Dalia Bighinati, caporedattrice di Telestense, che ha introdotto Zamboni come «un grande ferrarese, che ci rende orgogliosi di appartenere a queste territorio: generoso nel portare e mettere in luce i suoi giovani collaboratori».

L’inizio dell’appuntamento a Castello Lambertini è stato affidato alla testimonianza di una ragazza, Silvia Giorgi, che in un libro ha raccontato le terribili fasi dell’avanzare della sclerosi multipla: la disperazione di perdere il controllo del proprio corpo, la paura che diventa terrore. Un’accorata richiesta di aiuto. A cui il professor Zamboni ha risposto. Lo ha fatto con l’individuazione della patologia vascolare CCSVI (Insufficienza Venosa Cronica Cerebro Spinale), la sua correlazione con la sclerosi e una proposta terapeutica: una sperimentazione no profit, la cui sfida è la mancanza di budget.

La parola è quindi passata a Sergio Gianesini, specializzando di chirurgia generale, che ha con chiarezza spiegato cosa sia la sclerosi multipla: «una progressiva perdita del senso di appartenenza del proprio corpo e delle sue funzioni vitali. «Una malattia – ha affermato - capace di spezzare il più forte di noi tutti, in una fase della vita in cui si dovrebbe guardare con speranza al proprio futuro». A questo punto arriva la scoperta della CCSVI ad aprire nuovi orizzonti.

Erica Menegatti, dottore di ricerca del Centro malattie vascolari, ha dato conto della possibilità di diagnosticarla attraverso un metodo non invasivo: il color doppler, messo a punto in lunghi anni proprio a Ferrara. «Un esame lungo, ma non spiacevole, capace di individuare la patologia». I Sogni Coraggiosi dovranno valutare l'efficacia dell'angioplastica venosa nel controllo della sclerosi multipla. La sperimentazione si propone proprio di provare la sicurezza e l’efficacia di questo intervento. Vi parteciperanno 16 centri italiani, accreditati e selezionati: centro promotore sarà l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara. Un ruppo di specialisti multidisciplinare estense ha verificato strutture, apparecchiature e motivazioni. Anche i pazienti, dal momento che si dovrà disporre di un campione eterogeneo, sono selezionati: attraverso una visita neurologica, un esame color doppler. L’intervento di angioplastica sarà eseguito in maniera ‘vera’ su 2/3 dei pazienti en modo ‘simulato’ sul rimanente 1/3, per evitare l’effetto placebo. I malati ne sono consapevoli, ma hanno accettato di «essere così utili agli altri tre milioni di persone colpite dalla malattia». Saranno comunque operati al termine della sperimentazione.

Saranno 685 i pazienti reclutati e seguiti per dodici mesi: la figura di riferimento sarà il neurologo. «In un paio di anni – ha affermato Zamboni – dovremmo sapere la verità, accertata attraverso dati statistici indipendenti». Ovviamente tutte queste fasi dovranno essere pagate: ecco i motivi della raccolta di fondi e di quel rande assegno di 4mila euro che i volontari e il presidente della Pro Loco hanno consegnato a nome della comunità. «Una goccia nel mare degli oltre due milioni di euro che si dovranno trovare – ha rimarcato Angelo Zuccatelli – ma è significativo il contributo di tutti».

Infine Paolo Zamboni ha, con grande familiarità, comunicato la propria posizione e le proprie convinzioni. «Non siamo leoni: non abbiamo tanti soldi, ma troviamo tanti ostacoli. Siamo più come dei gatti che percorrono una strada passando di fronte a molti cani, ma che comunque trovano gente che li aiuta. Noi proseguiamo perché siamo convinti di aver osservato una cosa reale, che ciò che è stato visto all’inizio può portare persone malate a una vita diversa. Il mio segreto è vedere il bicchiere mezzo pieno: permette di superare meglio le difficoltà». Fra gli ostacoli incontrati dallo studio ferrarese anche quelli, non accademici, ma legati al mercato del farmaco, «dietro al quale si nascondo interessi e conflitti di interesse». Zamboni peò non si è mai areso, rifiutando anzi le molte offerte di lavorare all’estero e in cliniche private.

«Avrei tradito i malati e i miei collaboratori – ha dichiarato -. Non mi sarei potuto guardare allo specchio: non sarei stato contento di me se non avessi combattuto per una battaglia che vale la pena. Credo inoltre che in un paese civile la sanità e l’istruzione debbano essere pubbliche e molto buone: le persone devono essere istruite e curate al meglio». L’ultimo intervento di un ragazzo, un paziente, arrivato a Poggio Renatico per chiedere se la sperimentazione partirà a metà novembre. «Lo ha dichiarato il direttore generale Rinaldi – ha confermato Zamboni -. Anche se non saprei dire se a Cona o al vecchio Sant’Anna, ma una simile sperimentazione certo non si può fare che in un ospedale funzionante».


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