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Ferrara Magna cum Laude alla radiologia ferrarese

 2011:  DA NEW YORK A MONACO UN ANNO DA  INCORNICIARE PER LA RADIOLOGIA FERRARESE

Dopo il riconoscimento del Giugno di quest’anno ricevuto alla World Conference on Interventional Oncology WCIO (Conferenza Mondiale sulla Oncologia Interventistica, http://www.wcio2011.com/ ), tenutasi a New York (USA) per il “miglior lavoro clinico-scientifico 2011”, l’intervento di “chemioembolizzazione epatica per la cura dei tumori” del Dipartimento Diagnostica per Immagini di AUSL FE -Ospedale del Delta, ecco la “replica europea”, in Germania, con un'altra, grande, testimonianza della vitalità della scuola radiologica interventistica ferrarese per la cura dei tumori all’Ospedale del Delta.

Il CIRSE è il più importante congresso europeo di Radiologia Interventistica, che, per l’edizione 2011 -tenutasi dal 10 al 14 Settembre a  Monaco di Baviera-, ha attribuito il suo massimo riconoscimento: la "Magna cum Laude" al poster sulla chemioembolizzazione delle metastasi epatiche da cancro colorettale presentato dal gruppo di lavoro dell’Ospedale del Delta-Lagosanto ( http://www.cirse.org )

Il team ferrarese, guidato da Giorgio Benea, Direttore del Dipartimento di Radiologia Interventistica di Ausl Ferrara, coordinato da Camillo Aliberti, con Tilli, Dallara e Marri, rappresenta da  alcuni anni, nel campo della Radiologia Interventistica delle metastasi epatiche trattate con chemioembolizzazione arteriosa e terapia ablativa percutanea, una realtà scientifica d’avanguardia, di livello internazionale per lo studio, la cura e la formazione di nuovi professionisti.

Un risultato, ancor più ricco di significato, se si considera che da alcuni anni l’Italia non riceveva segnalazioni all’appuntamento europeo del CIRSE e che l’attività dell’Ospedale del Delta nasce all’interno di una realtà, applicata ad un’azienda sanitaria territoriale: l’AUSL di Ferrara, appunto.

Il CIRSE 2011 di Monaco di Baviera in Germania, è stato un grande successo che rende ancor più significativo il risultato ottenuto dalla realtà di Ferrara, se si considera che la cerimonia di consegna si è svolta, per la prima volta nella sua storia, davanti  a più di 6.000 partecipanti con delegati provenienti da oltre 80 paesi.

Un grande successo, ma anche un impulso importante per la Radiologia Interventistica a livello locale e livello internazionale ed  i suoi professionisti che hanno beneficiato di oltre 250 ore di sessioni formative di qualità.

CHEMIOEMBOLIZZAZIONE: TECNICA TERAPEUTICA INNOVATIVA

La chemiombolizzazione locoregionale delle metastasi del fegato da tumore del colon è una procedura che viene effettuata in regime di ricovero (3 giorni), in anestesia locale o sedazione profonda in sala angiografica. 

La tecnica d’intervento prevede l’accesso da un’arteria periferica, di norma quella del femore, il cateterismo dell’arteria epatica e la successiva infusione di microsfere che rilasciano in modo graduale il farmaco chemioterapico.

I vantaggi sono rappresentati dall’alta concentrazione del farmaco solo là dove occorre che questo faccia effetto, evitandone la dispersione in circolo, con conseguente significativa riduzione degli effetti collaterali.  

Al tempo stesso, si provoca il blocco (embolizzazione) del circolo arterioso del tumore, con conseguente ipossia (carenza di ossigeno) che amplifica l’effetto citotossico (tossicità per le cellule) del farmaco. 

Il risultato è la necrosi (morte) delle cellule metastatiche (tumorali).

Il parenchima epatico sano è protetto in quanto le sue cellule (epatociti) sono in grado di neutralizzare il farmaco chemioterapico utilizzato e non risentono dell’embolizzazione arteriosa in quanto vascolarizzate (irrorate di sangue) dalla vena porta che fornisce loro ossigeno e materiale nutritizio. 

Nell’esperienza della Radiologia del Delta tale trattamento si è rilevato efficace nel controllo delle replicazioni (metastasi) epatiche  da neoplasia (tumore) del colon.

INDICAZIONI E PROSPETTIVE

Due le indicazioni principali: il trattamento delle lesioni epatiche non suscettibili d’intervento chirurgico in pazienti che hanno effettuato precedenti terapie chemioterapiche sistemiche e sono in progressione.  

L’altra indicazione è l’associazione in terapia sistemica con altri farmaci per potenziarne l’effetto sul fegato e trattare anche la malattia extraepatica, un campo d’indagine molto promettente oggetto di un nuovo protocollo di studio in collaborazione con il Dipartimento d’Oncologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S. Anna di Ferrara.


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