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Ferrara Viale Cavour compie 150 anni, Francesco Scalfuri presenta “Viale Cavour, viaggio nella Ferrara moderna”

Sabato 17 settembre alle 21. Si svolgerà anche in caso di pioggia

Percorso storico in viale Cavour, un 'Viaggio nella Ferrara moderna'

Quest'anno viale Cavour festeggia il centocinquantenario. Nel 1861 infatti, oltre al ‘tombamento' del canale Panfilio che percorreva l’asse, il Municipio decise la costruzione di una strada rettilinea per accogliere degnamente in città e guidare verso il centro i forestieri che arrivavano a Ferrara con il ‘vapore’.
E’ questa soltanto una delle notizie che, alternate ad inediti e a vere curiosità, saranno fornite da Francesco Scafuri dell’Ufficio comunale Ricerche Storiche nel corso della passeggiata serale in programma sabato 17 settembre denominata “Viale Cavour, viaggio nella Ferrara moderna”.
Compito dell'esperto sarà infatti ripercorrere, passeggiando in compagnia di ferraresi e turisti, gli aspetti storici di uno dei viali più particolari dell’assetto urbano cittadino e insieme le caratteristiche architettoniche degli importanti edifici novecenteschi che gli fanno da cornice. L’itinerario culturale, gratuito e aperto a tutti (appuntamento alle 21 in viale Cavour 73, all’ex Casa del Fascio - si svolgerà anche in caso di pioggia) è stato promosso dagli assessorati comunali all’Edilizia Monumentale e alle Politiche e Istituzioni Culturali e da Ferrariae Decus in collaborazione con Garden Club Ferrara, Poste Italiane S.p.A. e Circolo Filatelico Ferrarese. Oltre alla passeggiata sono molte e interessanti le opportunità che, proprio grazie anche al contributo dei collaboratori, attendono i partecipanti.
“Un ‘compleanno’ certo da non perdere quello di viale Cavour, proprio nell'anno in cui si festeggia anche l’Unità d’Italia. – ha confermato Francesco Scafuri presentando in Municipio l’iniziativa insieme ai diversi partner - Grazie anche alla collaborazione delle associazioni e delle istituzioni coinvolte è nato un progetto che concentrerà nella serata di sabato momenti davvero importanti e che speriamo sia di stimolo per tutti, partecipanti e protagonisti del circuito turistico".
Fra questi certo l’opportunità di visitare il palazzo delle Poste italiane, che ha assicurato l’apertura straordinaria e la possibilità di ammirare il sarcofago romano conservato all’interno dei suoi uffici e la concessione di uno speciale annullo postale (su una cartolina della distribuita da Ferrariae Decus). Da non dimenticare poi il depliant riassuntivo dell'itinerario storico prodotto dal Comune di Ferrara e il contributo del Garden Club che, per l’occasione, ha realizzato il fascicolo “Gli alberi di viale Cavour” curato da Giovanni Morelli e Stefania Gasparini. Alle vicende storiche dell’importante strada si affiancheranno quindi anche quelle botaniche, in un vero e proprio excursus sulle alberature che dall’800 ai giorni nostri hanno caratterizzato l’importante arteria.

“I ‘viaggi alla scoperta della nostra città’ sono una delle migliori intuizioni della passata legislatura e che l’attuale Giunta intende confermare e potenziare. - ha ricordato l’assessore Aldo Modonesi - Interessanti, originali, di grande valenza culturale e organizzativa, hanno coinvolto centinaia di ferraresi e turisti grazie anche alla collaborazione del mondo associativo e istituzionale locale. Alla ripresa dell’attività abbiamo così deciso di concentrarci su viale Cavour, sulla sua storia e sulle sue migliori emergenze architettoniche, in una sorta di prosecuzione ideale del percorso intrapreso lo scorso anno, che aveva toccato il Novecento”.
L'assessore Modonesi ha poi colto l'occasione per annunciare l'iniziativa di venerdì 23 settembre (alle 21 con partenza da piazzale San Giorgio) per la presentazione itinerante (in bicicletta) della nuova illuminazione artistica in quattro diversi punti della città.
All’incontro di questa mattina in Municipio erano inoltre presenti il presidente di Ferrariae Decus Giacomo Savioli, Teresa Mayer vicepresidente del Garden Club, la direttrice di Poste Italiane di Ferrara Fulvia Allegretti e la botanica Stefania Gasperini.

depl_ viale cavour 31-11.pdf

LA SCHEDA (a cura di Francesco Scafuri)

- Viale Cavour Cenni storici Per cominciare dall’inizio.
Fra il 1325 ed il 1339, poco più a sud dell’attuale asse
di viale Cavour-Corso Giovecca e parallelamente ad
esso, cominciò a svilupparsi il sistema difensivo settentrionale
della città: si trattava di alte mura, caratterizzate
da cortine rettilinee interrotte da torri e munite di
porte. Tali fortificazioni furono collegate con la Torre
dei Leoni (documentata fin dal XIII secolo) e successivamente
con il Castello Estense (1385). Nella parte
antistante le mura insisteva il fossato, realizzato allo
scopo di ostacolare gli eventuali attacchi esterni.
Nel 1469 Borso d’Este fece costruire il “guazzaduro”
o “roggia”, una sorta di grande vasca (m. 10 x 2,82
circa) per abbeverare e bagnare i cavalli ed altri animali,
soprattutto durante l’estate. Si trovava nei pressi
dell’antica chiesa detta proprio S. Maria del Guazzatore,
con annesso ospedale, conosciuta come S. Maria
della Rosa, purtroppo colpita dai bombardamenti nel
1944 e abbattuta tra il 1950 e il 1951; il chiostro adiacente,
“a parte un paio di colonne originali nell’angolo
nord ovest”, è stato ricostruito, mentre sull’area dove
sorgeva il tempio è stato eretto nel 1955-57 il palazzo
dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni.
Alla fine del Quattrocento le fortificazioni che correvano
“lungo la linea Cavour-Giovecca” assunsero
un ruolo meno importante nell’economia difensiva
della città, in quanto si stavano costruendo le attuali
mura rossettiane; cosicché Ercole I d’Este ampliò
il fossato nei pressi del “guazzaduro”, poi presso il
Castello Estense lo abbellì, trasformandolo in una
splendida peschiera, che attirava di continuo un
gran numero di uccelli acquatici. L’attraversamento
di questo specchio d’acqua avveniva alla fine del
XV secolo grazie a due ponti, che andavano ad aggiungersi
agli altri costruiti nel tempo per unire la
città entro mura con i borghi al di là del fossato.

Il “Cavo dei Giardini”
Verso la metà del Cinquecento, dopo aver completato
la demolizione delle fortificazioni medievali citate,
si operò in gran parte l’interrimento del relativo fossato.
Mentre ad est del Castello si sviluppava una delle
strade più belle della città (attuale Corso della Giovecca),
Alfonso II d’Este nel 1577 fece scavare dalla parte
opposta un nuovo canale o “Cavo dei Giardini”, quindi
vi fu immessa l’acqua dal Po; il corso d’acqua artificiale,
che per le sue dimensioni era praticabile soltanto
da modesti natanti, portava dal Castello verso le mura
ad ovest, permettendo alla Corte di raggiungere diversi
“luoghi di delizia”.
Grazie al canale, i cui bordi erano schermati alla vista
da siepi, ci si poteva spingere tra l’altro nei pressi
della Porta di San Benedetto e del baluardo omonimo, che
insistevano in fondo all’attuale Corso Porta Po. In prossimità
ed in corrispondenza del bastione c’erano dei bellissimi
edifici ducali e straordinari giardini, sistemati
definitivamente proprio nella seconda metà del XVI secolo,
ma in gran parte distrutti nel corso del Seicento.

Il “Canale Panfilio”
Siccome la strada tra Ferrara e Pontelagoscuro era
pressoché impraticabile soprattutto nella stagione invernale,
nel 1601 il Comune fece scavare un canale allo
scopo di congiungere quest’ultima località (e quindi il
Po Grande) con la Porta di San Benedetto; la nuova via
d’acqua fu poi immessa nel “Cavo dei Giardini”, che
subì una prima trasformazione.
Nel 1645 il Cardinale Stefano Donghi fece migliorare
la navigabilità del Canale e completò i lavori ordinando
la costruzione di due scalinate (fiancheggiateda due
pilastri di marmo), che scendevano nella fossa del Castello
per l’approdo delle barche: una si trovava
di fronte a Corso Giovecca, l’altra di fianco all’attuale
piazza Savonarola.
L’intera opera fu dedicata al Pontefice Innocenzo X
Panfili, così al “Cavo dei Giardini” venne dato il nome
di “Canale Panfilio”.
Tra il 1778 ed il 1786 il cardinal Caraffa ordinò che il
Panfilio fosse rettificato e scavato nuovamente, quindi
venne tracciata una strada sulla sponda sinistra (andando
verso il Castello), migliorò quella di destra preesistente
ed eseguì una serie di demolizioni, riqualificando
l’intorno.
Completò infine i lavori con la costruzione di una gradi-
nata di marmo ornata da due obelischi, mediante la quale
dalla nuova strada a sinistra si saliva a quella che passava
lungo la fiancata settentrionale del Castello. Questa
immagine del sito, oggetto nel XX secolo di importanti
interventi, fu modificata già nel corso dell’Ottocento
con la demolizione della scalinata e la realizzazione
di un lungo piano inclinato per raccordare il dislivello
con la strada rasente il canale Panfilio.
Nel 1841 sulle sponde del canale vennero piantati dei
filari di mori papiriferi, sostituiti nel 1857 con due
file di robinie, mentre nel 1844 furono demolite
alcune vecchie stamberghe che deturpavano il tratto
dal Castello all’angolo di via Spadari. Intanto nel 1846
il baluardo di San Benedetto era stato demolito insieme
alla Porta omonima; l’anno successivo, nel tratto creato
dopo la distruzione del bastione, oltre ad una cortina di
raccordo con le mura, venne costruita la barriera di Porta
Po, abbellita poi nel 1873. Tutta la zona fu di nuovo
modificata tra il 1890 ed il 1892 quando, tra l’altro, su
progetto dell’ingegnere Giacomo Duprà si realizzarono
due barriere gemelle, una in fondo a Viale Cavour ed
una per Corso Porta Po, purtroppo distrutte nei bombardamenti
dell’ultimo conflitto.

La realizzazione di viale Cavour e la “Ferrara
moderna”
Nel 1861 il Municipio, oltre al “tombamento” del canale,
decise la costruzione di una strada rettilinea per
accogliere degnamente in città e guidare verso il centro
i forestieri che arrivavano a Ferrara con “il vapore”.
A tale scopo, l’anno successivo venne colmato il Canale
Panfilio dal Castello fino alle vie Spadari e Armari;
alla fine del 1865 l’interramento raggiunse quasi via
Cittadella, tuttavia, i lavori furono ultimati soltanto nel
1880, quando il “tombamento” raggiunse l’attuale Largo
Barriere. Ben presto il nuovo viale fu completato
con quattro filari di tigli e ippocastani, panchine e
l’illuminazione a gas.
Nel 1873, sull’area ottenuta dalla demolizione dei
vecchi fabbricati e delle antiche Pescherie, sorse il giardino
conosciuto poi come “Giardino Margherita”, verdeggiante
di alberi e di aiuole, con una bella fontana a
bacino circolare dalla quale zampillava un alto getto
d’acqua; attualmente l’area verde (oggi “giardini Garibaldi”),
risulta ridotta rispetto all’origine, ma è ancora
uno dei luoghi più caratteristici della città, con varie
essenze arboree.
Soltanto a seguito della delibera del Consiglio Comunale
del 17 febbraio 1883, il nuovo asse viario fu
chiamato “Viale Cavour”, abbandonando la precedente
denominazione di “via Giardini”.
Nel 1907, poi, in una delle aiuole fiorite del Giardino
Margherita venne eretto il monumento dedicato al generale
Giuseppe Garibaldi, opera dello scultore Tullo
Golfarelli (Cesena 1852 – Bologna 1928), restaurato
nel 2007 da Ferrariae Decus in collaborazione con il
Comune di Ferrara.
Il lungo rettifilo divenne così una delle strade più importanti
e trafficate della città; inoltre, nel corso del
‘900 vi sorsero moltissimi edifici, alcuni dei quali rivestono
grande pregio architettonico. Tra questi, solo per
citarne alcuni, ricordiamo Villa Melchiorri (1904, n.c.
184), Villa Amalia (1905, nc. 194), Palazzina Finotti
(1908, n.c. 112), Palazzo Panfilio (1925, in angolo con
Corso Isonzo), l’ex Casa del Fascio (1928-30, nn.cc.
71-75), il Palazzo dell’Aeronautica (1935-37, n.c. 118),
gli ex Magazzini Standa (1949-52, nn.cc. 14-20), fino
al più recente Palazzo I.N.P.S. (1955-57, n.c. 164).
Nel 1927, intanto, il Comune aveva deliberato di ridurre
l’alberatura di Viale Cavour a due sole file, di
realizzare una siepe più bassa e di predisporre piante da
fiori tra albero ed albero. Così modificato, il viale ebbe
un più ampio respiro urbanistico e maggiore larghezza,
anche grazie alla riduzione della superficie del Giardino
Margherita, con il sacrificio della fontana.
Lo stesso anno su progetto dell’ing. Angiolo Mazzoni
cominciarono i lavori per la costruzione del Palazzo
delle Poste, che si conclusero nel 1929. L’edificio,
anch’esso di pregio, sorse sull’area scoperta a lato della
Caserma Cavour (ex Convento di San Domenico), formatasi
dopo le demolizioni ottocentesche di una parte
del “secondo chiostro”.
Nel 1961 registriamo un’altra significativa modifica
dell’immagine della nostra strada perché, dopo aver
abbattuto i vecchi olmi le cui chiome offrivano frescura
all’intero Viale Cavour, vennero piantati al loro
posto due filari di lecci (quercus ilex), con siepidi
rose tra un albero e l’altro, di nuovo sostituiti
nel 1987 con gli attuali tigli odorosi.
 

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