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Ferrara: la prima nazionale del film "Duns Scoto"

 Duns Scoto: a Ferrara, la prima nazionale del film 

Martedì 7 dicembre 2010: proprio il giorno prima della cattolica festività dell’Immacolata Concezione, il Cinema Santo Spirito di Ferrara ha ospitato presentazione ed anteprima del film Duns Scoto. 

Artisti all’avanguardia non dovrebbero sentirsi condizionati dall’interpretazione di ruoli che, in questa società tendono ad essere sempre più nascosti e scartati a priori, poiché, com’è evidente esprimono forti ideali. 

È attorno alla figura del filosofo e teologo francescano di origine scozzese Giovanni Duns “Scoto” (= scozzese in latino) che si articola la trama: il film esordisce con la drammatica scena in cui il giovane professore francescano, durante una sua lezione, è espulso dalla Sorbona per non aver firmato il libello del re Filippo IV contro Papa Bonifacio VIII. Durante quello che si può definire viaggio in compagnia di un giovane novizio, la scena è aperta dai flashback che narrano la storia della sua vocazione. In questi ultimi, il ruolo di Duns Scoto bambino è interpretato brillantemente dal piccolo Emanuele Maria Gamboni, che già abbiamo avuto modo di apprezzare accanto a Gigi Proietti nel film Rai fiction-Lux Vide, Preferisco il Paradiso, su vita e opere di S. Filippo Neri. Essendo da pochi anni rientrato a Parigi e dopo aver proseguito il suo percorso di insegnamento di alto livello, Duns Scoto riceverà la sfida da parte dei professori domenicani sulla dimostrabilità del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, dando vita ad una accesa disputa fra luminari, e suscitando giochi di invidie, orgogli, disonori, ma infine anche tanto rispetto.

Parallelamente, si intreccia la storia del nobile Luis, interpretato da Sebastiano Colla, studente della Sorbona che, innamoratosi della giovane Maria (Camilla Diana), comprende l’impossibilità di di poter percorrere la strada della vocazione. Alessandro Chini interpreta invece il giovane Guglielmo, presentato nel ruolo di studente di Duns Scoto, al secolo il chiarissimo filosofo Guglielmo d’Ockham. 

Il termine magistrale, però, va attribuito all’interpretazione di Adriano Braidotti, attore protagonista, che a fine proiezione condivide con il pubblico la sua esperienza di lavoro, accanto ad una vita così poco abituale come quella dei frati: l’opera inedita è, infatti, proprio una produzione dei Frati Francescani dell’Immacolata – TVCO con la regia di Fernando Muraca. 

“Ci voleva qualcuno che ci credesse – dice sorridendo il regista – per portare avanti il sogno di realizzare questo film”. Se lo scopo primario dei produttori fosse stato quello di rendere nota la figura di Duns Scoto (che se già era poco nota a chi di materia se ne intende, figuriamoci a chi si è trovato di fronte un mondo nuovo e totalmente ignoto), gli intenti che si possono definire superficialmente secondari sono molteplici: mandare un messaggio di riconciliazione tra fede e cultura, ad esempio. A prescindere da opinioni e credenze, assolutamente soggettive e personali, riconoscere che fede e storia, fede e informazione, fede ed arte, non vadano presi come scompartimenti separati e distinti, è riconoscere anche la storia dei fatti, la storia del mondo, la storia così come la si studia sui libri. Quella della religione non è una dimensione a parte dalla realtà che ci circonda, partendo dalla semplice numerazione degli anni. 

La Chiesa non dovrebbe essere uno steccato che si chiude, ma un balcone che si apre”, afferma l’Arcivescovo Paolo Rabitti presentando il film, ammettendo tra le righe tutti gli errori commessi dalla Chiesa, ma volendo 

sottolineare come, essendo formata da uomini, ci sia sempre la volontà di migliorarsi, come in tutte le istituzioni, ammettendo i propri errori. 

“E’ stata l’esperienza più umana”, sono le parole di Adriano Braidotti affrontando il delicato tema della conciliazione tra la vita quotidiana e le esigenze insite nell’assunzione di un tale ruolo sul grande schermo.

“Non vi voglio svelare se sono credente, se non crederò mai, se mi farò prete domani o se da non credente mi sono convertito – prosegue l’attore – e questo perché l’importanza non dovrebbe mai ricadere sul ruolo che investe la persona che parla. Ma certe cose, vivendole da vicino, si sentono e basta: e inopinabile è il profondo rispetto che il cristianesimo dovrebbe ricevere”.


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Arte Cultura e Spettacolo