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Epsilon Aurigae: risolto il mistero della eclissi cosmica

 Epsilon Aurigae è la quinta stella in ordine di luminosità nella costellazione dell’Auriga.

Da più di 175 anni gli astronomi sanno che tale stella, molto grande, circa 150 volte la grandezza del Sole, è meno luminosa di quanto dovrebbe essere, considerata la sua massa.

È ben noto inoltre che la sua luminosità cala ogni 27 anni, fino a ridurla di circa il 50%, e il fenomeno dura a lungo, circa 18 mesi.

Da questi indizi gli scienziati hanno ipotizzato che intorno ad Epsilon Aurigae orbitasse un altro corpo celeste, troppo debole per essere rivelato. Questo oggetto, frapponendosi periodicamente tra noi e la stella, creerebbe delle eclissi che spiegherebbero la diminuzione a intervalli regolari della luminosità di Epsilon Aurigae.

Proprio recentemente si è verificata questa eclisse, che ha permesso agli astronomi di dare una "occhiata” ravvicinata al sistema.

In questa occasione, un team guidato da ricercatori della University of Michigan ha prodotto l’immagine più dettagliata finora ottenuta di Epsilon Aurigae nella sua fase di eclisse, riuscendo finalmente a mostrare per la prima volta la sagoma dell’ombra prodotta sulla stella da questo oscuro compagno.

Queste immagini ad altissima risoluzione, pubblicate su Nature da un gruppo di ricerca coordinato dall'astronomo americano Brian Kloppenborg dell'università di Denver, dimostrano che l'eclissi della stella Epsilon Aurigae è causata dal transito di una stella avvolta in un disco di polveri probabilmente simile a quello che circondava il Sole 4,5 miliardi di anni fa, quando cominciarono a nascere i pianeti compresa la Terra. 

Questo disco si troverebbe quasi esattamente di taglio rispetto al piano su cui si trovano la stella e la Terra. Un allineamento assolutamente eccezionale che dà origine ai fenomeni di fluttuazione luminosa osservati.

“ Sembrava impossibile ma è così”, commenta John Monnier, professore associato del Dipartimento di astronomia dell’Università del Michigan e co-autore dell’articolo pubblicato su Nature. “Quello che abbiamo osservato rappresenta un caso unico finora. Siamo stati davvero fortunati”. 

Fonti: Ansa 08 apr 2010; Istituto Nazionale di astrofisica; Le scienze – Foto da Le scienze


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Scienza Natura Storia e Salute