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Come riconosci un ferrarese

 FERARA FERARA, STAZIONE DI FERARA

Come riconoscere un Ferrarese ed evitare (così) di sposarlo 

Premessa

Questa piccola e pratica guida fornisce in pochi ed essenziali punti gli strumenti necessari per individuare a prima vista un ferrarese prima che apra bocca, e, se letta con meticolosità, stana il ferrarese più astuto che cerca di occultare le proprie origini, ingannandovi.

Lo scopo principale di questa dissertazione è dettato da un profondo atto di solidarietà a chi, come me, non ha saputo riconoscere in anticipo le implicazioni oscure di tale identità, e si è ritrovato a vita in questa città dall'immobilismo accecante. E' rivolta anche a chi, pur essendo ferrarese, non è riuscito a scappare sposandosi con uno straniero, e a chi, invece, è ancora in tempo per fuggire.

 Dimmi come parli e ti dirò chi sei

 A tutti è capitato una volta nella vita di sedersi davanti alla TV durante una placida serata invernale, e guardare un gioco a premi. A tutti è capitato di sobbalzare seppur brevemente alla presentazione da parte del Conduttore dei concorrenti in gioco. A tutti, proprio a tutti è capitato almeno una volta nella vita di sentire quel brivido lungo la schiena al dischiudersi di certe labbra: "ciao, mi chiamo ALESCIANDRA e vengo da FERARA".

Ditelo, avanti confessatela almeno a voi stessi quel senso di vergogna e umiliazione nel riconoscere quell'inflessione contadina a cui oramai da tempo non facciamo più caso.

La parlata italo-ferrarese, anche se addomesticata all'italiano, ahimé si caratterizza principalmente per la perfida distorsione di alcune lettere dell'alfabeto.

La S, consonante nobile che dovrebbe sibilare tra i denti a produrre un suono chic, a Ferrara cade nel palato, e sguscia fuori dai denti accompagnata da una sudicia C.

ESCIE.

Da qui la simpatica alterazione di tutte le parole che contengono l'incriminata lettera: SCIUSCI (Susi), SCIARA (Sara), MONDETISCION (Montedison), SCINDACO (sindaco), ASCESCIORE (assessore)

Altra povera consonante martirizzata è la L, che viene lasciata languire mollemente sulla lingua fino a produrre effetti a dir poco disgustosi: PALLLIO (palio), MELLLA (mela), LLLIDI (lidi).

Il nome dato ( a caso?) alla società sportiva della città riassume nella forma più esaustiva il concetto sopra indicato: SSSCPALLL

Le ultime ricerche etno-antropologiche in merito dimostrano che la causa di tutto ciò sia imputabile alla particole conformazione della ferrarese mandibola, le cui origini sono ancora in fase di attento studio. Per cause ancora ignote, gli speaker della stazione cittadina sembrano esserne i più colpiti.

L'abito non fa il monaco

 Se il ferrarese si uniforma alla massa dei suoi concittadini al suono delle consonanti, esso invece rivendica la propria originalità ed inventiva sfogandosi sull'abbigliamento.

Se andate a farvi l'aperitivo al "Sa di tappo", o al "Messi", o al "Fusion", porterete jeans pinocchietto aderente, stivale, bomberino corto e panza nuda, per le ragazze. Stivale a punta per i ragazzi.

Se vi concedete una serata culturale da "Zuni", sfoggerete senz'altro abiti e borse finti - vintage 400 € lIu Jo, magliettine finte- infeltrite 200 € Prada, capello finto - spettinato appena uscito dal parrucchiere. I ragazzi in più porteranno una barba finto-lasciata crescere così.

Se siete veramente ma veramente alternativi andrete da "Settimo" coperti di Parka verdi e sciarpe multicolori, reggendo in mano un bicchiere di plastica.

Impossibile sbagliare!

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei

 Se il bellissimo esemplare da copula appena conosciuto ha stile e pronuncia impeccabili, ma voi ancora nutrite qualche dubbio, non esitate a puntare alla gola.

Il menù della trattoria tipica ferrarese, con specialità ferraresi, è composto da:

·        Cappellacci di zucca: tortelli di pasta ripieni di zucca conditi con ragù di carne tenuto in bollitura dall'anno scorso. Il connubio dolce-salato insito nei cappellacci di zucca confonde in genere la totalità dei palati non ferraresi. Il mio palato, che è terrone, a distanza di due anni dal primo cappellaccio è ancora lì che mi chiede se per caso non siamo andati al cinese.

·        Salama da sugo (o anche detta SCIALAMA DA SCIUGO): maleodorante insaccato lasciato bollire per settimane, forse anni, in intingoli misteriosi. Una spia suicida de "Il Gambero Rosso" avanzò a suo tempo l'ipotesi che la salama da sugo venisse fatta bollire negli avanzi di salame da sugo di Natali passati. Tempo di digestione: un paio di mesi

·        Affettati misti con predominanza della zia ferrarese, simpatico salame agliato che viste le dimensioni fisiche pari a due fette di mortadella, occupa l'intero piatto degli affettati, che in questo modo non sono più misti, ma univoci.

·        Pane, ma che sciocchezze sto dicendo, è vero che non esiste il pane a Ferrara, ma quella cosa tipo biscotto, tipo grissino, com'è che si chiama? Ah, coppia. Che anche se la paghi 10 euri al Kg ti diventa secca non appena esci dal panificio.

·        Pampapato: pezzo di mattone nero e pesante spacciato per dolce e dono soprattutto in vista delle feste natalizie. Al suo interno contiene uvetta di plastica e pezzi di marmo bianco travestiti da mandorle. Vista la consistente compattezza fisica, particolarmente apprezzati nelle grandi città sono i mini-pampapati, da usare come strumenti di difesa.

 Se l'esemplare ignaro impazzirà di gioia di fronte a tutto questo, e se mangerà tutto compreso il purè, alzatevi da tavola e lasciategli pure il conto da pagare, è un ferrarese!

Ma dove vai, bellezza in bicicletta

 Già, ma dove se ne va il ferrarese in bicicletta?

Ovviamente sul marciapiede, anche se c'è la ciclabile bella rossa stesa di fianco come un tappeto reale.

O lo potete avvistare sfrecciare lungo le numerose strade della nostra cittadina, ovviamente in controsenso, a fare lo slalom tra le macchine ferme al semaforo che oramai non ci fanno più caso.

Alcuni ciclisti ferraresi sono stati visti buttarsi in picchiata giù dalla "Mura", con calzoncini e bici fosforescenti, in pasto ai cani sguinzagliati nel sottomura.

Altri sono stati intravisti nelle notti oscure di nebbia, senza fanali, ad attraversare superstrade e provare il brivido della morte.

Altri ancora, senza bici, li vediamo tutti i giorni in coda alla posta, al supermercato, in banca, con i calzoni trattenuti da una molletta da bucato.

Saper andare in bicicletta a Ferrara è un'arte, un modus vivendi, lo spleen.

Controsenso dichiarato a tutte le automobili, su e giù dal marciapiede che mette a dura prova la tenacia della bicicletta, piede a terra, piede sul pedale, chiacchiera allegra con chi sorpassa, sorpasso alle bici lente, slalom tra i passanti, previsione attenta sulle future mosse del passante, sguardo vigile che " non si sa mai che si incontra Ale, tanto lo si incontra ovunque!".

No, non è un semplice pedalare a Ferrara. Saper montare una bicicletta implica arte, spirito d'osservazione, spiccato senso pratico, furbizia.

I poveri turisti che inspiegabilmente decidono di trascorrere un week end a Ferrara, devono stare molto attenti.

Non sanno che sono i birilli semoventi dell'atroce gioco a slalom dei ragazzini ferraresi in bicicletta.

Non sanno che sono l'oggetto dell'odio e degli insulti dei lavoratori ferraresi in bicicletta.

Non sanno che dopo la terza scampanellata, un anziano ferrarese in bicicletta potrebbe anche uccidere.

Loro camminano così, soli e lenti in mezzo alla strada con le loro cartine aperte come unica arma di difesa, e si chiedono perchè, perchè i cittadini ferraresi sono così ostili nonostante il loro biglietto da visita dica:

 WELCOME TO FERRARA

CITY FOR BICYCLE


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