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Il cane di mio fratello - pag. 2

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Il cane di mio fratello
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Non so come i due abbiano deciso le linee guida della nuova convivenza, ma il cane venne allevato in casa, tre camere soggiorno cucina bagno, e venne chiamato Achille, piè veloce, sottotitolo che diceva sempre mio padre con un sorrisino da imbonitore sulla faccia.

Dopo un paio di settimane in cui il cane praticamente sedeva a tavola con noi e addentava il prosciutto nel tuo piatto appena ti distraevi un attimo, tutti ne avevamo già le palle piene.

 - A me mi fa schifo mangiare col cane a tavola, - sbottavo io le volte che andavo a pranzo, mangiando quasi in piedi perchè il cane cercava ogni volta di intercettare la mia forchetta col rigatone.

- Non ne posso più, non riesco neanche a mangiare mentre guardo il telegiornale! - Mi rimandava mio padre.

- Scusa, ma con tutto il giardino che avete fuori, perchè non sta fuori? I cani grandi io li ho sempre visti fuori da casa.

- Dillo a tuo fratello, è lui che l'ha abituato a dormire a letto con lui

- E' stata la settimana che tu eri in terronia, - diceva incazzato mio fratello. - E io facevo il turno di notte, mica potevo farlo abbaiare tutto il giorno fuori!

- E poi c'è una puzza di cane qua dentro...

- Basta ignorarlo. Non lo considerare e lui dopo un po' se ne va. - Diceva mio fratello e poi se ne andava via lasciandoci soli in balia del cane.

 La settimana successiva giravano in casa librini presi nei mercatini a 1€ dal titolo "il setter irlandese grande amico", "come educare il tuo cane","ama il tuo cane come te stesso". Quest'ultimo regalo della fidanzata ayurvedica di mio padre. Il risultato delle intense letture fu la fabbricazione da parte di mio padre di un bastone di giornali vecchi tenuto insieme con scotch da pacchi.

Continua...

 



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