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Il guerriero del tempo

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Il guerriero del tempo
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IL GUERRIERO DEL TEMPO

 Tempo

Tempo che ti succhia la pelle ti sbianca i capelli ti sfoca gli occhi

Tempo

E’ tempo perso

Quanto tempo ha il piccino?

Un signore attempato

E' troppo tempo che stiamo insieme

 Tempo tempo tempo

 Non ho tempo, dammi tempo, prenditi tempo, madonna quanto tempo, bisogna ammazzare il tempo!

TIC TOC TIC TOC TIC TOC

Corri corri corri, non c’è tempo

Muoviti, muoviti, muoviti, non abbiamo più tempo

Già 46 anni? Dio, come passa il tempo!

TIC TOC TIC TOC TIC TOC

E poi c’era Kiss.

Kiss perchè quando aveva 18 anni ascoltava sempre tutto il giorno la musica dei Kiss ed è diventato pazzo.

L’ho rivisto un pomeriggio di giugno, dopo 22 anni che non lo incontravo, e abitiamo nella stessa piccola cittadina.

Per un fottutissimo minuto avevo perso l’autobus che mi avrebbe portato al treno che mi avrebbe portato al lavoro dove mi aspettava per tempo un appuntamento.

Persi le mie coincidenze e mi trovai ad occupare improvvisamente un tempo vuoto, tra un autobus e l’altro.

E in questo spazio, Kiss.

Ceres in una mano, sigaretta nell’altra, fermo in mezzo al tempo, fissava l’orizzonte.

Portava una maglietta nera degli Iron Maiden che gli regalai per il suo 17° compleanno - allora non era ancora impazzito per i Kiss e si chiamava Mauro - Clark beje rasoterra, jeans neri attillati, capello nerissimo raccolto in una lunga coda, sguardo a contemplare l’infinito.

Nella testa, musica dei Kiss.

Dopo un tempo che non sono riuscito a calcolare Kiss mi venne incontro e mi disse:

- non ti ho visto allo stadio domenica

- Kiss, è 15 anni che non vado più allo stadio...

- E perchè?

- Sai...

Kiss mi ruttò Ceres in faccia - peccato, abbiamo vinto

Ma arrivò l’autobus che mi strappò fuori, guardai l’orologio, mi girai per salutare Kiss, ma non riuscii più a vederlo.

Da allora qualcosa cambiò.

TIC TOC TIC TOC TIC TOC

Cominciai a pensare e a pensare a quel tempo diverso e sfocato che avevo intravisto quel pomeriggio di giugno.

A poco a poco i dubbi cominciarono a divenire un chiodo fisso. Mi ritrovavo ad aggirarmi in stato di incoscienza nelle ore più assurde del giorno e della notte, nelle strade di periferia, in night, discoteche, bar, ospizi ed asili, ma quel tempo vuoto non riuscivo a trovarlo in nessun luogo.

Poi mi ricordai - Kiss - e cominciai a seguirlo.

Iniziai piano, solo di sera, quando uscivo dal lavoro. A volte non tornavo neanche a casa a farmi una doccia per raggiungerlo a sua insaputa all’osteria Due Gobbi e vedermelo lì - Kiss - Ceres in mano e sigaretta nell’altra, a guardare.

- Oh, Kiss, - gli dissi una sera mentre cercavo di entrare in confidenza. - Carina quella, eh?

- ...chi?

- Dai, quella davanti a te con quei jeans attillati

- Non l’ho mai vista in giro. Tu l’hai vista in giro?

- Ti ho chiesto se ti piaceva, Kiss...

- Forse l’ho vista allo stadio

 Sembrava quasi che Kiss non avesse visto.



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