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Carceri e suicidi

 

Carcere e suicidi: il laccio di Via Lamaccio.

 Di Stefania Sala

 Dieci suicidi in quindici anni: è questo il grave bilancio di morti nel Carcere di Sulmona.

Una spirale perversa, un reale male di vivere, che sta colpendo senza pietà i detenuti.

 Sono oltre 500 gli “ospiti” in Via Lamaccio: quasi per tutti loro, è accertata la pericolosità sociale.

Tuttavia i problemi mentali sembrano essere il male minore: poco personale è a disposizione dei detenuti, in un carcere che dovrebbe ospitarne solo la metà.

 La denuncia della situazione, giunta al culmine con il suicidio di Amedeo Tammaro, 28 anni, lo scorso 8 gennaio, era già partita dal reparto medico interno:

< Suicidarsi a Sulmona ha un senso, fuori no>.

Forte l’appello del Segretario UILPA Penitenziari -Eugenio Sarno, durante la Giornata per la legalità della pena:

< I problemi del carcere di Sulmona sono già noti al Provveditore, ma nulla è stato fatto per risolverli. Esiste un’emergenza carceri e nonostante vi sia consapevolezza, nulla o poco viene fatto per lenire le sofferenze dei detenuti; tali sofferenze si estendono a tutte le loro famiglie. Occorre determinare un cambiamento efficace […] il dramma delle carceri non è ancora sufficientemente trattato dai media, oggi serve creare una coscienza sociale>.

 I detenuti di Sulmona sono pronti ora alla rivolta con l’annuncio di rifiutare cibo nei prossimi giorni ad oltranza. Perché tanti morti, cosa li spinge al suicidio, e cosa ha spinto la direttrice Armida Miserere, il 19 aprile 2003, a compiere lo stesso gesto?

 Dopo di lei fu la volta di Camillo Valentini, già Sindaco della vicina Roccaraso, arrestato per corruzione e speculato in erogazioni pubbliche: soffocatosi con un sacchetto di plastica legato da lacci di scarpe.

Il 31 gennaio 2005 si uccide Guido Cercola, tesoriere di Pippo Calò e unico condannato per la strage del “ Treno di Natale” del 1984: soffoca stringendosi la gola con lacci di scarpe. Via via  in questi anni, fino alla morte di Tammaro, suicida con un cappio fatto di lacci.

 Anche il Carcere di Teramo sembra colpito da quella che ai più potrebbe apparire come una maledizione: il 21 dicembre muore il detenuto Uzoma Emeka per tumore al cervello.

L’autopsia ha smentito la tesi complottista che lo vedeva testimone di un pestaggio avvenuto in carcere. Piuttosto sembrerebbe confermare le accuse rivolte dal  Tribunale del Malato alle carceri italiane  di inadempienza.

 Quali reali sofferenze hanno chiuso i detenuti con quei lacci di scarpe: quelle dovute a depressione?

Se è così, perché è ancora consentito l’uso di stringhe a persone dichiaratamente affette dal male di vivere?

Se suicidarsi a Sulmona ha un senso, quel senso sembra non essere solo una maledizione.

 Stefania Sala


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