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L'aereo che incombe sul nucleare

 Versione ridotta

L’aereo che incombe sul nucleare italiano: un rischio pari a più zero.

 L’accordo siglato lo scorso 24 febbraio tra Enel e Edf prevede la messa in opera di 4 centrali nucleari in Italia a partire dal 2018. Le centrali adotteranno il modello Epr( The Advanced Reactor) che non è ancora attivo in nessuna parte del mondo. Il modello utilizza “Om”-ossidi misti di uranio e plutonio. In questo reattore l’uranio brucia più intensamente aumentando l’ammontare della produzione di sostanze radioattive:ciò rende le operazioni di trasporto e stoccaggio sette volte più complesse del modello precedente ;l’intero ciclo dovrà essere sotto stretto controllo militare.

 In Finlandia la costruzione del prototipo (affidata all’Areva) sta subendo notevoli ritardi causa subappalti e adeguamenti alle complesse norme di sicurezza: l’ammontare complessivo della spesa ha raggiunto i 12 mld di euro rispetto ai 4 preventivati. La maggiore difficoltà italiana sembrerebbe però essere un’altra . L’Epr produrrà 4 tonnellate di nuove scorie .L’Italia è ancora impegnata nello smaltimento  delle scorie provenienti dai vecchi siti chiusi a seguito del referendum  1987 (Sogin). Le spese di “decommissioning nucleare” per smaltimento  hanno già inciso sulle bollette degli utenti italiani (rapporto Enel gennaio 2007) consentendo l’aumento da 0.05 a 0,016 centesimi per kwh per spese vive sugli oneri, quando il costo della tariffa media nazionale era diminuito già del -1,6%. Resta quindi da valutare quale nuova incidenza avrà lo smaltimento  sulle future bollette.

 Il programma nucleare presenta un’altra anomalia:l’Ue ha approvato nel dicembre 2008 la legislazione in materia di cambiamento climatico. Sarà difficile sostenere contemporaneamente due progetti economici: l’uno di adeguamento a severe norme a tutela dell’ambiente, l’altro di realizzazione impianti di energia alternativa. Mentre il tavolo della Camera si arricchisce di dubbi e proposte, l’Andra studia come lasciare simboli evidenti della presenza di scorie radioattive nel tempo ,anche nel caso in cui la lingua italiana o francese dovessero cambiare. La sicurezza di costruzione degli impianti resta uno dei punti fondamentali su cui discutere e su questo Helsinky non bada a spese.

 Ma se fosse un elemento dall’esterno a comprometterla? Se un aereo “cadesse” sulle Epr ,cosa accadrebbe? . Il rischio è calcolato  in una indagine pubblicata dalla Ien( Ingegneria Energetica e nucleare):<<Nell’ipotesi che un aereo centri il punto di contenimento a tutta velocità danneggiando il reattore nucleare, il rischio sarebbe nell’inalazione di iodio radioattivo. A tutti gli abitanti in un raggio di 15 km  saranno fornite pillole di iodio per saturare la tiroide entro i 15 minuti dall’impatto>>. L’Ain-Associazione italiana del nucleare, provvede subito a sedare la discussione:<<La copertura del rischio della caduta di un aereo sulle centrali è ragionevole. E la probabilità zero scientificamente non esiste>>.

 Ma la probabilità zero in matematica è un numero approssimato a zero:secondo questo approccio gli eventi rarissimi vanno trascurati. Eppure fin quando la probabilità non sia effettivamente zero, gli eventi possono verificarsi. Come la osservazione in diretta dell’esplosione di una stella. Esiste una probabilità meno matematica definita composta:il fattore che asserisce un minimo di dipendenza tra due eventi qualsiasi, esiste comunque. Se un aereo “cadesse” sulle Epr, provocherebbe un disastro. Probabilità rara, ma matematicamente pari a più zero.

 

 Stefania Sala


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