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Traffico di esseri umani: arresti in tutta Italia

 OPERAZIONE DELLA POLIZIA DI STATO: ARRESTI PER IL REATO DI PARTECIPAZIONE AD UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA ALL’INGRESSO E ALLA PERMANENZA NEL TERRITORIO DELLO STATO DI CITTADINI EXTRACOMUNITARI ED ALL’EMIGRAZIONE ILLEGALE DEGLI STESSI E DIALTRI GIA’ PRESENTI SUL TERRITORIO ITALIANO VERSO ATRI STATI EUROPEI.

 Nella mattinata odierna, personale di questa Squadra Mobile, unitamente al personale delle Squadre Mobili di Bologna, Ravenna, Milano, Roma, Bari, Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova ha tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. CATALDI ed  emessa dal GIP del Tribunale di Lecce Dott. Nicola LARICCIA le sottoindicate persone:

1.        KHAN Nasrullah, nato a Hafizabad (Pakistan) il 06.10.1982

2.        KHAROTI Wakil, nato a Kabul (Afganistan) il 07.02.1980

3.       KUMAR Naresh, detto Viki, nato a Morinda (India) il 19.11.1980

4.        MOHAMMAD Walayt, detto Chacha, nato a Gujrat (Pakistan) l’1.01.1961

5.        SHINVARI Mohammad Islam, detto Malek, nato a Kunhar (Afganistan) il 16.09.1973

6.        SINGH Benipal Baljinder, detto Master, nato a Rajewal (India) il 18.05.1972

7.        SINGH Jagraj, detto Benda, nato a Pattohira Singh (India) il 09.12.1976

8.        SINGH Sukhdeep, detto Sarpench, nato a Jalalabad East (India) il 15.07.1983

Sono attivamente ricercati altri dieci cittadini extracomunitari di nazionalità afghana e rumena.

         Durante la fase esecutiva dell’ordinanza preso l’abitazione di SHINVARI Mohammad Islam sita in Milano è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro la somma di 20000,00 Euro, nonché un libro mastro, riportante la contabilità relativa agli introiti ricavati dal traffico dei clandestini.

          I succitati sono tutti indagati in ordine ai delitti di partecipazione ad una  un’organizzazione a delinquere, composta da un numero di persone superiore a dieci, diretta a commettere una serie di reati previsti dal Decreto Legislativo n.  286/98 ovvero di atti, posti in essere da tre o più persone in concorso tra loro, al fine di trarne profitto, volti a favorire, in violazione delle disposizioni del stessa normativa , l’ingresso e la permanenza nel territorio dello Stato di cittadini non appartenenti all’Unione Europea anche in numero superiore a cinque persone alla volta, e l’emigrazione illegale degli stessi e di altri cittadini extracomunitari già presenti sul territorio italiano, verso altri Stati Europei quali Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Inghilterra, Norvegia, Portogallo, Svezia, Spagna in relazione ai quali gli stessi extracomunitari non risultavano essere cittadini ne titolo di residenza permanente.

Nel corso delle investigazioni, condotte dalla Squadra Mobile di Lecce e svolta nella fase esecutiva anche con l’ausilio delle Squadre Mobili sopra citate,  venivano delineati i ruoli degli indagati all’interno della predetta organizzazione. In particolare:

a)    alcuni indagati radunavano i migranti in Turchia e organizzavano il viaggio degli stessi da tale nazione in Italia e in particolare verso le province di Lecce e di Crotone a mezzo di motobarche a vela;

b)    altri indagati procuravano all’ organizzazione i migranti che, provenendo dall’Afghanistan intendevano illegalmente raggiungere la Germania e la Svezia, attraverso l’Italia;

c)     altri indagati radunavano i migranti una volta giunti in Italia e assicuravano il trasporto verso le destinazioni finali utilizzando a tal proposito anche immobili nella disponibilità dell’organizzazione tra cui quelli sito in Malignano (CR), Trescore Cremasco (CR) e Covo (BG) ove i clandestini venivano nascosti dagli stessi indagati in attesa di effettuare il viaggio per il nord Europa;

d)    alcuni indagati, operativi nel centro C.A.R.A. di Bari assicuravano la prosecuzione del trasferimento dei clandestini verso il nord Italia e poi le nazioni del nord Europa una volta che gli stessi, giunti sulle coste del salento, venivano condotti dalle forze dell’Ordine presso il centri C.A.R.A. di Bari;

e)    altri indagati procuravano all’organizzazione i migranti che, gravitanti su Roma, intendevano raggiungere illegalmente il nord Europa e curavano il trasporti degli stessi verso il nord Italia unitamente ad altri che, dopo essere sbarcati sulle coste del salento e in Calabria venivano concentrati presso i centri di accoglienza di Bari e di Crotone;

 

f)      infine, altri indagati assicuravano il trasporto del clandestini verso la Francia e il Belgio avvalendosi di vari trasportatori.

      A tutti gli indagati, inoltre, è stata contestata l’aggravante ad effetto speciale di cui all’art. 4 della legge n.146/2006 ovvero di aver fatto parte di una associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

            L’odierna attività investigativa trae origine in data 30 agosto 2010, allorquando personale di questa Squadra Mobile arrestava, nella flagranza di reato, tre cittadini georgiani GATENADZE Igor, GATENADZE Raul, SHAKHPARUNOVI Aleksandre, ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per aver favorito l’ingresso in Italia di 36 clandestini di diversa nazionalità, fatti sbarcare, a bordo di un motoveliero, denominato “CONNIE”, battente bandiera statunitense, sulla costa dell’area marina protetta di Nardò (LE) - località Porto Selvaggio.

         In relazione al suindicato sbarco, personale delle Squadre Mobili di Bologna e Ravenna, nell’ambito di altro procedimento attraverso indagini tecniche captavano, sulle utenze monitorate, conversazioni telefoniche di assoluto rilievo investigativo circa l’organizzazione e l’esecuzione del medesimo sbarco.

         Pertanto, tutte le attività investigative confluivano nel procedimento penale incardinato  presso la Procura della Repubblica di Lecce.

         Conseguentemente, venivano avviate numerosissime attività di intercettazione telefoniche ( complessivamente nel corso delle indagini venivano monitorate oltre 100 utenze telefoniche) i cui esiti permettevano di individuare l’esistenza di una organizzazione finalizzata a favorire l’immigrazione illegale di cittadini extracomunitari verso l’Italia e, da qui, verso altri paesi europei tra cui la Germania, la Svezia, la Francia, il Belgio, la Danimarca, l’Inghilterra, la Norvegia, il Portogallo e la Spagna.

        Sostanzialmente, l’indagine accertava, sulla base delle numerosissime conversazioni captate, delle indicazioni fornite dai migranti trasportati in Italia e di alcuni indagati ( scafisti arrestati in flagranza) nonché attraverso l’analisi dei dati rilevati e memorizzati dal sistema GPS installato a bordo di alcune delle imbarcazioni sequestrate, l’esistenza di due rotte percorse dai trafficanti di persone: una rotta riguardava il trasporto di migranti a bordo di potenti gommoni oceanici partenti dalla Grecia nord-occidentale (Lefkada, Corfù e Igoumenitsa)) e guidati da scafisti greci o albanesi, l’altra riguardava il trasporto a bordo di yacht o imbarcazioni a vela di 40-50 piedi, partenti da porti meridionali della Turchia (Antalya, Bodrum, Izmir e Tekirdag) e guidati da scafisti turchi.

        Gli indagati, ognuno a vario titolo, radunavano i migranti in Turchia e organizzavano il viaggio degli stessi in Italia e dove in particolare gli extracomunitari venivano fatti sbarcare nelle province di Lecce e di Crotone a mezzo di motobarche a vela provenienti dalla Turchia o gommone provenienti dalla Grecia.

         In particolare, gli indagati garantivano prima la permanenza dei migranti in alcune città del Nord Italia, allocandoli in immobili nella disponibilità dell’organizzazione e successivamente, a bordo di auto e pulmini, trasferivano i medesimi extracomunitari nei paesi del Nord Europa e segnatamente in Francia, Germania, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Norvegia, Spagna e Portogallo.

         Dalle risultanze investigative, inoltre, è emerso che i clandestini che riuscivano a sfuggire ai controlli delle forze di polizia raggiungevano, in treno ed altri mezzi, le regioni del Nord Italia, mentre coloro che invece venivano rintracciati e poi trasferiti nei centri di accoglienza - C.A.R.A. di Bari e Crotone - entravano in contatto con i membri dell’organizzazione che “operavano” all’interno degli stessi centri, che provvedevano ad inviarli verso alcune città del nord Italia, in particolare Madignano (CR), Trescore Cremasco (CR) e Covo (BG), cittadine dove l’organizzazione disponeva, come sopra detto, di abitazioni per “ospitare” i migranti prima del definitivo trasferimento all’estero.

       Alla luce di quanto sopra, dunque, sono stati acquisiti inconfutabili elementi investigativi circa l’esistenza di una associazione operante in varie nazioni e quindi idonea a concretizzare la fattispecie della transnazionalità di cui all’art. 4 della legge 16/03/2006, n, 146.  

         Nel corso delle investigazioni, inoltre, veniva accertato che per il pagamento delle spese relative al viaggio i migranti utilizzavano il cd. sistema “SARAFI”. Ed invero i viaggiatori-migranti, ovvero i loro familiari, versavano le somme concordate con gli organizzatori dei viaggi presso i cd “sarafi” (sostanzialmente delle agenzie di cambio valute) ubicati in diverse città dell’ Asia centrale e del Medio Oriente. Le conversazioni intercettate, poi, consentivano di localizzare più punti “sarafi” tra cui quelli ubicati a Kabul in Afganistan, Jalalabad in Pakistan, Amburgo e Francoforte in Germania, Crema (CR). L’utilizzo del predetto sistema “sarafi”, da parte dei migranti e dei componenti il sodalizio criminoso, non consente la tracciabilità dei movimenti di denaro; infatti colui che deve versare (migrante) si presenta presso un punto “sarafi” dove versa la somma concordata ricevendo un codice, solitamente composto da quattro cifre, che viene comunicato al medesimo viaggiatore di modo che una volta sbarcato in Italia, comunica telefonicamente all’organizzatore del viaggio detto codice che di fatto consente a quest’ultimo di sbloccare la somma versata e quindi riscuoterla. Cosi facendo, gli indagati si procuravano lauti profitti speculando su disgraziati costretti ad emigrare dai loro paesi di origine generalmente per notorie condizioni di indigenza.

         Al fine di suffragare l’ipotesi investigativa della migrazione dall’Italia verso i paesi del Nord Europa- oltremodo i migranti venivano trasferiti oltre i confini nazionali a bordo di auto e pullman condotti da autisti indiani, pakistani, spagnoli, nigeriani- venivano predisposti oculati servizi di osservazione, pedinamento e controllo nel corso dei quali venivano tratti in arresto, nella flagranza di reato, i conducenti dei suddetti mezzi. Inoltre, le risultanze delle captazioni delle utenze monitorate permettevano di risalire agli organizzatori dei suddetti viaggi. Nel corso dei suindicati servizi si ottenevano i seguenti risultati:

Ø        04.09.2010: la Polizia francese, in località Saint Julien de Maurienne, traeva in arresto il cittadino pakistano MUDASSAR Iqbal, in quanto sorpreso alla guida di un furgone proveniente dall’Italia con a bordo 11 clandestini di nazionalità indiana.

Ø        24.10.2010: sull’autostrada tedesca A8, la Polizia tedesca procedeva al controllo dell’autovettura Hyundai Santa Fè il cui conducente, identificato nel cittadino indiano SINGH Bhupinder, trasportava due cittadini afgani e quattro iraniani, di cui due minori.

Ø        06.11.2010: in Casale Cremasco (CR), personale del Commissariato P.S. di Crema, procedeva al controllo dell’autovettura VW Golf con a bordo 5 persone; nel corso dell’accertamento venivano identificati il conducente KHAN Nasrullah, e BUTT Shamsalwaqar, nonché tre cittadini afgani privi di documenti di identificazione, in stato di clandestinità sul territorio italiano.

Ø        09.11.2010: lungo l’autostrada A22 in direzione del Brennero, Agenti della Polizia Stradale, procedevano al controllo del furgone Fiat Ducato identificando il conducente in SINGH Kulwant. Nella circostanza il personale operante constatava la presenza all’interno del furgone di 18 cittadini clandestini iracheni e iraniani, di cui cinque minorenni. SINGH Kulwant veniva tratto in arresto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Ø        09.11.2010: la polizia tedesca intercettava sull’autostrada A93, provenienti dall’Austria, due autoveicoli, una Fiat Punto condotta da BASHARAT Ali, ed un furgone Fiat Ducato condotto da HUSSAIN SHAH Syed Ibrar. A bordo del furgone venivano trovati 10 clandestini di cui 8 di nazionalità afgana e 2 iraniani.

Ø        12 e 13 novembre 2010: in Germania,  in un’area di sosta dell’autostrada BAB93 in direzione di Rosenheim, la polizia tedesca procedeva al controllo di un veicolo con targa portoghese condotto dal cittadino brasiliano DAHER Samer Salomau. A bordo del veicolo si trovavano quattro cittadini afgani introdotti illegalmente in territorio tedesco. Inoltre,  sull’autostrada A8 all’altezza di Irschenberg, in direzione di Monaco di Baviera, l’autovettura VW Passat con targa portoghese condotta dal cittadino portoghese SINGH Narinder, incorreva in un incidente. Nella circostanza quattro cittadini afgani tentavano la fuga venendo immediatamente rintracciati.

Ø        18 novembre 2010: in Austria, nei pressi di Radfeld, sull’autostrada A12, la polizia austriaca procedeva al controllo del furgone Ford Transit condotto dal cittadino indiano SINGH Balwinder. A bordo dello stesso  venivano rintracciati 19 cittadini extracomunitari, tra cui un nucleo familiare.

 

Ø        20 novembre 2010: personale del Commissariato P.S. di Crema (CR), interveniva in un abitazione della stessa cittadina, dov’era stata segnalata la presenza di numerosi cittadini extracomunitari. Gli agenti rintracciavano all’interno del cortile dell’abitazione un gruppo familiare composto da n. 5 adulti e n. 5 minorenni tutti di nazionalità afgana. Dagli accertamenti svolti veniva acclarato che il nucleo familiare era giunto in Italia il 27 ottobre 2010 in concomitanza con lo sbarco di 100 cittadini extracomunitari avvenuto sulle coste della provincia di Crotone.

In definitiva, dalle risultanze delle attività tecniche e dagli esiti di una proficua attività di riscontro svolta dagli investigatori anche su scala internazionale, è stata accertata l’esistenza di un ben strutturato sodalizio criminoso transnazionale- operante in Italia ed in altri Stati esteri- che curava il trasporto illegale via mare di cittadini extracomunitari, provenienti dai paesi generalmente asiatici di origine, dalla Turchia o dalla Grecia in Italia e via terra dall’Italia in altri paesi europei di destinazione finale (Germania, Svezia, Danimarca, Francia, Svizzera, Belgio e Austria) dietro il versamento di un corrispettivo in denaro che veniva versato e riscosso a mezzo “sarafi”.    

 


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