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Ferrara Portomaggiore Festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia

 Portomggiore 18 marzo 2011 Sala Consiliare del Municipio 

Festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. 

Patria, nazione, unità, lotta, amore, libertà, giustizia, fratellanza, terra, accoglienza…

Mi diverto a spiegare le parole con le parole. Lo insegno ai ragazzi come trucco per la vita.

Le parole sono vive, hanno una storia, la raccontano svelando le contraddizioni che si trascinano e che ci permettono di risolvere con altri giochi di parole.

Quando parliamo di appartenenza, mi soffermo spesso sulle prime due dell’elenco: patria e nazione.

Patria, la terra dei padri, nazione terra della nascita.

Le altre sono più facili da smascherare nella loro incoerenza. Sono sciolte, libere da vincoli materiali antichi, in grado di essere universali, elastiche, di viaggiare nel tempo e nello spazio.

Penso a quante volte la fedeltà rigorosa al significato di patria e nazione abbia determinato tragedie per un amore coerente che non concedeva nessuno spazio per il tradimento.

Tale fedeltà ha portato spesso all’esclusione, alla guerra, allo sterminio di chi non era fedele al pedigree di origine e permanenza generazionale nella stessa parte di terra.,

Ho in mente questi pensieri, mentre i ragazzi, alunni delle superiori e bimbi delle elementari, partecipano con le loro performance ai festeggiamenti ufficiali  per  l’anniversario dell’unità in una sede importante e rappresentativa.

Penso, mentre si esibiscono in modo commovente, che questa gioventù che ho davanti è la meglio gioventù dei traditori: sono italiani, pachistani, marocchini e tutti hanno interpretato questa ricorrenza arricchendola alcuni, con la loro storia in una seconda terra alla quale sentono di appartenere.

Rifletto sull’idea di nazione e patria oggi e mi si confondono idee illuministiche e romantiche che si concretizzano in questi tempi in qualcosa di originale.

Nelle fasi di preparazione i ragazzi mi hanno rivelato i sentimenti cui sono andati incontro quelli che sono migrati e gli altri che se li sono trovati come nuovi vicini di casa, compagni di banco e di vita.

Mi hanno raccontato della continua nostalgia per la loro terra d’origine quando sono qui in Italia e di quella che li coglie quando l’Italia la abbandonano per periodi di vacanza nei paesi d’origine.

Si trovano in una continua altalena di desideri di ritorni ed in questo muoversi fra gioia e dolore, allargano confronti, appartenenze, perdoni.

Qualcuno mi ha confidato che ha due squadre del cuore: l’Italia e il Marocco.

Quando rivolgo la domanda in che lingua pensino o sognino, mi rispondono: in entrambe, a seconda delle situazioni che la fantasia, il sogno propone.

Hanno letto insieme la Costituzione, l’hanno scoperta, hanno provato rabbia per quanto sia spesso travisata e dimenticata.

Hanno riflettuto sui moti di ribellione delle popolazioni tunisine, egiziane, libiche.

L’Unità d’Italia si è liberata della polvere dei libri di storia ed è stata compresa, sostenuta attraverso la trepidazione per le sofferenze di popoli in lotta questi giorni.

Hanno involontariamente palesato un nuovo senso di patria e di appartenenza: una voglia di essere tutti cittadini di una patria libera, giusta, senza necessità di abiure e omologazioni.

Mentre mi perdevo in queste riflessioni, mi sembrava così logico che a festeggiare questa ricorrenza fossero ragazzi di tante terre, e non aveva niente di retorico vedere Hamza e Umer che si portavano la mano sul cuore mentre una tromba solitaria suonava l’inno d’Italia.

 


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