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"Il Museo scientifico dalla teca a twitter" tavola Rotonda del 16 aprile Ferrara

 Il Museo scientifico dalla teca a twitter

Tavola rotonda del 16 aprile 2011 al Palazzo Turchi di Bagno a Ferrara

Quali strategie vengono messe in atto per comunicare la scienza? Come cambia il ruolo delle istituzioni scientifiche quali musei e Science Center? Quali prospettive si aprono (o si chiudono) in seguito alla diffusione di tecnologie come i social network?

A tutte queste domande ed anche più, sono state date risposte il giorno 16 aprile 2011, alle ore 15.30, presso l’aula magna di palazzo Turchi di Bagno, in via Ercole I d’Este di Ferrara.

Intento dell’incontro, per il quale è evidente un grosso spirito di collaborazione fra diverse istituzioni, è mostrare come la comunicazione scientifica può essere resa piacevole e masticabile da tutti, eliminando forse quel grosso pregiudizio secondo cui una materia scientifica sia più complicata e meno comprensibile di una umanistica.

A rappresentare il Museo di Storia Naturale di Ferrara c’è Carla Corazza, affiancata da Paolo Cavallotti per il Museo della Scienza di Milano e da Luigi Amodio (IDIS – Città della Scienza, Napoli).

Accennata da Marco Bresadola, è la “social media strategy”, la strategia secondo cui l’uso dei media e dei social network può essere una della vie per una comunicazione e diffusione della scienza molto semplice.

“I Science Center, ovvero i musei di nuova tecnologia”, afferma Luigi Amodio, “nascono proprio con l’avvento di quest’ultima. Ciò ha significato la presenza costante dell’informatica in materia”.

Con l’arrivo di internet è ovvio che cambia completamente il sistema d’informazione: ci sono varie scuole di pensiero, ma tutti concordano sul fatto che il cervello di internet ha una capacità di archiviare una moltitudine di informazioni che il cervello umano non ha, e questo è il primo degli aspetti per cui l’informatica viene usata a scopo di utilità.

“Che si usi facebook per attrarre il pubblico sulla base di fiducia e amicizie è un fatto ovvio”, prosegue Amodio, introducendo il discorso più complesso dei social network, “l’uso della tecnologia nei Science Center non dovrebbe basarsi però sulla fiducia, ma su riflessioni atte all’utilità.”

Questa differenza fra due delle mille facce che i social media hanno, rischia infatti di banalizzare e rendere superficiale ciò che invece nei musei dovrebbe essere tutt’altro.

Tuttavia anche l’uso di facebook per incrementare le visite, seppur per fiducia fra conoscenti, può rivelarsi utile: bisognerebbe però avere la misura del limite in cui facebook, internet, o qualsiasi cosa che si trovi in rete non sostituisca il museo stesso. E in molti casi purtroppo è così.

“Una delle cose più difficili dell’aver a che fare con la tecnologia”, interviene Paolo Cavallotti, “è saper usare il linguaggio giusto nell’occasione giusta: avere cioè la misura in cui usare un social network per incrementare una visita non significhi eccedere nel sostituire la visita stessa”.

Quale sia la chiave per avere questo metro di misura, però, nessuno lo potrà mai dire con precisione. Allo stato attuale delle cose, comunque, la realtà museale italiana non risulta troppo arretrata, anche se non potrà mai competere con le meglio pensate iniziative americane sui media e sulla comunicazione scientifica.

Ma, come dice Luigi Amodio, “tutto quello che è detto oggi, può essere superato, o comunque modificato, domani”.

 

 


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Arte Cultura e Spettacolo