Utilizzando questo sito si accetta l'uso dei cookies per scopi statistici. Maggiori info su
Banner
Text Size
Banner

Via da Las Vegas

Il racconto Via da Las Vegas, scritto da Patrizia Birtolo è stato vincitore del concorso letterario Cinque personaggi in cerca di storie, organizzato dal sito letterario www.braviautori.it, di seguito il testo originale dell'opera ed il montato con voce narrante. 

  
VIA DA LAS VEGAS
 
una piccola peste - pianeta terra che ruota
 

 

 
 

"Sono d’accordo con Anna Maria Ortese quando diceva: si scrive per avere compagnia.

Scrivere è come parlare senza essere interrotti.

E poi, ognuno della propria sensibilità se ne dovrebbe pure far qualcosa.

A volte la sensibilità in eccesso diventa un po’ scomoda a gestirsi. Gli eccessi non fanno viver bene. Allora questa sensibilità va travasata dentro altro.

Così si scrive."

 

Patrizia Birtolo

 

La sera che conobbi Bruno ero uno schianto: maglioncino rosso scollato dietro, capelli in ordine - ero appena passata da Jill - e truccata divinamente.

Una sera adatta a conoscere qualcuno con cui mettersi per un po’.
Ma occorre fare attenzione a ciò che si chiede: a volte gli dei esaudiscono le nostre richieste.

Andai da Jack, al Quattro Assi, un pub sulla Strip. Ha un’insegna al neon che si illumina in progressione: un mazzo da poker in cui prima brillano i cuori, poi quadri, fiori e picche. Una volta accese tutte, le luci nel profilo dell’insegna si mettono a sfarfallare impazzite per qualche istante. Quella sera bagnavano di bagliori multicolore la faccia del buttafuori.
Era uno nuovo.
Un armadio. Taglio da marine, facciona da bambino, sguardo cupo.
Svettava sul mare di teste altrui almeno trenta centimetri. E mi stava osservando.
Fissava la mia schiena nuda. Lo vedevo riflesso nello specchio sopra il bancone.
Mi girai. Abbassò gli occhi, voltandosi dall’altra parte. Un timido, qui, è come una perla in un banchetto di cianfrusaglie al mercato. L’ingenuità è merce assai rara, a Las Vegas.
Nonostante tutto, amo questa città.
La amo quando sfavilla di luci già al crepuscolo e la amo addormentata nel sole accecante che arroventa la Strip alle due del pomeriggio.
Non chiedetemi di abitarci, però. Sto bene qui, dove comincia il deserto.
Il Mojave. Tutta la libertà immaginabile... Non saprei più farne a meno. Le mie fantasticherie spaziano, indisturbate, sullo sfondo di uno scenario immutabile agli occhi umani.
Nel deserto non abbiamo stagioni. Per me lo scorrere del tempo è scandito dai costumi in preparazione. Non l’ho detto? Faccio la sarta.
Ho studiato da costumista a Hollywood, e son finita a cucire paillettes per le ballerine che si esibiscono nei night di Las Vegas.
Da gennaio a marzo lavoro alle divise del Caesars, quelle delle ragazze vestite da ancelle romane. Tulle bianco e fermagli dorati in giro per ogni stanza. Da aprile a giugno ho l’invasione delle ali di farfalla del Mirage. Strass di qualunque sfumatura dal lavanda al glicine al viola, dappertutto: anche nella scatola dei cereali. Da luglio a settembre piovono le paillettes nere e oro della parodia sexy di Cats. Da ottobre a Capodanno lavoro per il corpo di ballo di Cher, una magnificenza. Piume di struzzo, lamé luccicante, borchie e fibbie incrostano tutti i costumi di scena, ricchissimi… Li appoggio sullo stenditoio per evitare che Prince, il mio soriano, ci si faccia le unghie. Certe volte mi incanto ammirandoli delle mezzore.
Ago e filo non sono solo un cucchiaio, per me. Ci mangio, certo, ma il punto è che…
È così bello avere tutti questi costumi per casa.
Mi dà l’impressione di fare qualcosa di artistico, non so se mi spiego.

Con gli uomini non sono mai stata fortunata.
Con Bruno, credevo che la sorte cominciasse a sorridermi.
All’inizio ci studiavamo a ogni passo.
Del resto, non avevo mai convissuto. Lui non era tipo da raccontarsi molto.
Sembrava che ogni cosa lo mettesse in impaccio, sembrava perennemente a disagio per tutto.
Questo faceva stare sulle spine anche me.
Sempre col dubbio di dirgli - di fare - qualcosa di sbagliato.
Continuava a lavorare come buttafuori al Quattro Assi. Prendeva la macchina, andava in città. Tornava a notte fonda. Si sdraiava accanto a me, cercando di non svegliarmi. Facevo finta di dormire, però. Non riuscivo a chiudere occhio, finché non rincasava.
La mattina si svegliava comunque per primo, facendomi trovare la colazione pronta.
La prima volta che prese la paga dopo che era venuto a stare da me, gettò tutto il rotolo di banconote sul tavolo. Disse, con un certo imbarazzato fastidio:
- Puoi tenerli tu? Non ci ho mai capito niente, con questi.
E io, stupita: va bene. Li misi in una scatola con un piccolo lucchetto, la chiusi.
- Son soldi tuoi, tieni – dissi, porgendogli la chiave.
- La perderei subito. Occupatene tu per favore, vuoi? Se mi serve qualcosa te li chiederò.
Mai incontrato uno così. Si fidava. Non aveva mai alzato le mani, anzi, mi rispettava. Di più: mi proteggeva, si prendeva cura di me. Mi stava addirittura mantenendo. Sempre gentile.
In cambio chiedeva solo di essere amato. In un certo senso, un essere proveniente da un altro pianeta.
Scherzi a parte, Bruno era strano. Quel rapporto così bizzarro con le cose materiali, per esempio. Come se non desse loro alcuna importanza.
Nell’armadio del suo miniappartamento, in quel residence sulla Strip, c’erano parecchi vestiti di buon taglio, e belle scarpe. Ci teneva a presentarsi bene, sul lavoro.
Beh, prima di andarsene di lì, era entrato in bagno. Aveva preso solo lo spazzolino da denti.
- Ma Bruno, e tutte le tue cose?
- Voglio ricominciare da capo – aveva detto lui, con una specie di ostinata tenerezza. - Lascio tutto qui.
E l’aveva fatto davvero.

Una sera, mentre guardavamo la televisione, Bruno disse: perché non ci sposiamo?
Risposi: già, perché no?
Buffo, Las Vegas a due passi e nessuno dei due c’aveva ancora pensato.
Così ci sposammo. Cucii un vestito corto, di un rosa chiarissimo, molto raffinato. Avevo uno splendido bouquet, scelto da lui. Jill mi aveva pettinato i capelli raccolti. Sembravo un angelo. Bruno era andato a cercare uno smoking in un bel negozio del centro.
Disse che non voleva affittarlo, lo avrebbe comprato e conservato come ricordo.
La cerimonia fu semplice, ma toccante. Lasciò decidere tutto a me. Io volli quella canzone intitolata The man with the child in his eyes: mi faceva pensare a lui.
Jill però brontolò, perché avevamo rotto la tradizione. Sarei dovuta andare a dormire da lei, diceva, per non vedere lo sposo la mattina delle nozze. Quante baggianate, pensai.

Un mese dopo il nostro matrimonio, una volante si fermò davanti casa.
Uscii in veranda. Non era necessario tirare a indovinare: bastava guardare le facce dei due agenti.
Facce di circostanza.
Sparatorie ce ne sono ogni tanto, giù in centro.

Nonostante tutto, amo ancora la città. Amo Las Vegas quando sfavilla di luci, e la amo addormentata nel sole accecante della Strip, alle due del pomeriggio.
Non voglio più metterci piede, però.
L’occorrente per i costumi me lo portano a casa i ragazzi della sicurezza dei Casinò.
Lo fanno come un favore personale. Alcuni erano amici di Bruno.
Mentre cucio, ogni tanto sollevo lo sguardo, lasciandolo vagare fuori dalla finestra aperta.
Dalla mia camera con vista sul deserto, ogni miraggio, nel tremolante calore di un’incolmabile distanza, mi sembra sia Bruno. Socchiudo gli occhi, trattengo l’illusione di vederlo, ancora una volta, che risale a passi lenti verso casa.


 E torna da me

Scheda dell'Autrice :
 
PATRIZIA BIRTOLO
 
Nata nel 1968 a Mendrisio, cresciuta a Como, studia fino al diploma.
Nel 1988 comincia a insegnare nella scuola primaria.
In seguito si laurea in lingue e letterature straniere.
 
Le piace viaggiare, studiare lingue nuove.
Hobby: fotografare, leggere, scrivere e andare a correre.
Abita in Brianza con il marito Roberto e i figli Francesco e Gabriele.
 
Ama il genere fantastico e il noir.
I suoi precedenti racconti sono presenti nelle seguenti raccolte:
 
Lost Highway Motel 2 (Cut up Edizioni), 
Racconti dall'Oltrecosmo (antologia del Premio Oltrecosmo 2006), 
Un Natale Diverso (P.O.E. Project Over Eternity), 
Vaults 2009 (Ferrara Edizioni), 
Racconti del Buonumore (New Press Edizioni), 
Le Storie di io Racconto (AssoPiù Editore), 
365 Storie Cattive (antologia promossa e curata da P. Franchini per A.I.S.E.A Onlus),
BraviAutori.it vol. II (a cura di M. Baglione per il portale BraviAutori).

 


I nostri Format