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Ferrara: convegno DE HUMANITATE SANCTAE ANNAE – PERSONE E FATTI DELL’ARCISPEDALE S. ANNA DAGLI ALBORI AD OGGI del 12/02/2011

 

Ferrara: convegno DE HUMANITATE SANCTAE ANNAE – PERSONE E FATTI DELL’ARCISPEDALE S. ANNA DAGLI ALBORI AD OGGI del 12/02/2011

 

 DE HUMANITATE SANCTAE ANNAE – PERSONE E FATTI DELL’ARCISPEDALE S. ANNA DAGLI ALBORI AD OGGI 

ABSTRACTS DEGLI INTERVENTI DEI RELATORI 

Intervento: “L’opera del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano”

Astrid Nielsen 

All’atto di fondazione del primo S. Anna, l’assistenza ai bisognosi era assicurata da circa una trentina di piccole strutture sparse sul nostro territorio, gestite da confraternite di frati o monache e da associazioni laiche di carità. Ma una nuova tendenza stava affiorando in Italia: trasformare i luoghi dell’assistenza, delineare la distinzione fra poveri e ammalati e far corrispondere alle diverse tipologie di assistiti un modello di ospedale, dove somministrare cure e terapie confacenti. In questo contesto, Giovanni Tavelli da Tossignano, Vescovo di Ferrara, si prodigò per la fondazione dell’ospedale cittadino: un progetto illuminato, che prevedeva l’edificazione di un’unica, grande struttura, capace di riunire tutte le iniziative di assistenza e carità. Il monastero di S. Anna, trasformato in Istituto Ospedaliero, fu consegnato alla città il 27 maggio 1445; da allora le vicissitudini della città e del suo ospedale si sono sempre intersecate e specchiate le une nelle altre, creando un legame così forte che nella memoria della comunità ferrarese non è più pensabile e possibile dissociarle.

 

La trasmutazione del piombo in oro: medici illuminati a Ferrara tra Umanesimo e Rinascimento

Eleonora Belletti 

Il medico e mago Paracelso ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle maggiori personalità della medicina ferrarese, attraversando un panorama che fonde razionalismo e magia, osservazione critica e astrologia. Tutto questo nella Ferrara umanistica e rinascimentale, piccola Atene della cultura europea che contribuì, con le idee rivoluzionarie e innovatrici dei medici dello Studio, allo sviluppo della scienza moderna.

 Gli statuti: norme e regole dell’Arcispedale dalla devoluzione ai primi del ‘900.

Riccardo Modestino 

Le malattie sono forse i protagonisti più antichi e duraturi della storia delle società umane. Come tutti gli eventi storici, anch’esse nascono, crescono, declinano, muoiono. L’uomo è da sempre impegnato contro di esse,protagonista a sua volta di una lotta storica,senza quartiere. Le sue armi sono quelle della medicina,dell’organizzazione sanitaria,della politica per la salute.

La tensione narrativa della relazione si sviluppa attraverso vicende, individuali e collettive, che considerano la nascita e la crescita degli ospedali ( ed in modo particolare dell’Arcispedale S. Anna di Ferrara), i cambiamenti concettuali e operativi della scienza medica, la formazione professionale del medico e l’evoluzione del rapporto medico-paziente e medico- comunità sociale e civile, il succedersi di vari modelli della scienza medica e della loro pratica , i collegamenti di quest’ultima con le idee, la realtà sociale in continua trasformazione. Attraverso l’intreccio dei vari piani narrativi prende forma la nascita dell’ospedale ferrarese, nel quadro dei rapporti fra Chiesa e Istituzioni del Governo cittadino, nel fecondo interscambio con lo Studium universitario, disegnando gli sviluppi del problema medicina –salute dall’umanesimo rinascimentale sino a quelli che assillano l’uomo e la società del nostro tempo. In tale contesto acquistano un primario significato fondativo gli Statuti e i Regolamenti che formalizzando gli aspetti giuridico-amministrativi,etico-economici e sanitari-sociali , consentono un ordinato svolgimento della vita di questa moderna istituzione, al cui centro è collocata, ieri come oggi,  la persona umana con il suo carico di sofferenza e dei suoi valori universali.

 

L'idea del nuovo ospedale nella stampa dell'epoca

Lorenzo Cappellari 

La ricerca effettuata sulla stampa ferrarese, edita negli anni in cui si stava progettando l'attuale nosocomio di c.so Giovecca 203, ha permesso di conoscere tanti figure di spicco dell'amministrazione pubblica di allora che a vario titolo sono state coinvolte nell'impresa. Medici, docenti universitari, deputati e senatori del Regno d'Italia, consulenti di varie discipline che a diverso titolo hanno prestato la loro professionalità nell'ideazione e costruzione dell'Arcispedale S. Anna. Molti riposano nella Certosa di Ferrara ed i loro monumenti funebri testimoniano l'importanza del loro ruolo nella vita sociale ferrarese. L'analisi degli articoli evidenzia un'estrema attualità dei rilievi posti nei confronti del vecchio S. Anna con la conseguente necessità della costruzione di un nuovo e moderno complesso. Altresì particolarmente attuali erano le contestazioni che venivano rivolte da chi era contrario al progetto e voleva mantenere la vecchia struttura. La relazione vuole soprattutto, nello spirito del convegno "De Humanitate....." far conoscere i volti e le vicende umane di coloro che parteciparono, negli anni che vanno dalla fine del 1800 al periodo fra le 2 guerre mondiali, all'ideazione, costruzione ed inaugurazione dell'Arcispedale S. Anna, ancora oggi punto di riferimento sanitario ferrarese.

 

L’evoluzione architettonica dell’Arcispedale Sant’Anna dagli inizi del ‘900 agli anni ’70

Francesco Scafuri 

Questo studio si propone di analizzare, sia pure brevemente, lo sviluppo e l’evoluzione dell’attuale ospedale cittadino, ponendo l’attenzione soprattutto sugli aspetti legati all’architettura di pregio del complesso sanitario e ad alcuni importanti progettisti.

La nostra storia comincia il 15 giugno 1910, quando il re Vittorio Emanuele III pose solennemente la prima pietra dell’Arcispedale, ma fu un fatto prettamente simbolico. La costruzione del nuovo nosocomio, progettato dall’ingegnere romano Filippo Galassi, avvenne in realtà tra il 1912 e il 1914 con la realizzazione, tra l’altro, dei due gruppi di padiglioni doppi, dell’edificio principale su corso Giovecca, della Cappella, della lavanderia e della cucina (oggi Divisione Pediatrica).

Per completare l’ospedale e renderlo finalmente funzionante erano necessarie altre opere di una certa entità, che furono realizzate negli anni Venti. Si dovette però modificare il primo progetto Galassi, rinunciando alla costruzione di nuovi padiglioni nell’area retrostante la Cappella.

Il 18 aprile 1927, nell’ambito di una solenne cerimonia, l’ing. Luigi Sani (Presidente dell’Amministrazione Ospedaliera) alla presenza di Italo Balbo consegnò alla cittadinanza ferrarese (e per essa al Podestà Renzo Ravenna) la nuova sede ormai ultimata, capace di ospitare 600 degenti. Ma fu la nuova Amministrazione, presieduta dal ragioniere Raoul Caretti, ad occuparsi del trasferimento dei malati dalla vecchia alla nuova sede, effettuato piuttosto rapidamente il 17 settembre 1927 grazie alla perfetta organizzazione predisposta dal direttore Sanitario di allora, il dott. Ferdinando Calzolari. Fu ancora Vittorio Emanuele III il 31 ottobre 1928 ad inaugurare ufficialmente l’Arcispedale Sant’Anna, alla presenza di un numerosissimo pubblico.

La struttura sanitaria occupò nei decenni successivi gran parte dell'area compresa tra Corso Giovecca, Rampari di San Rocco, via Mortara e via Fossato di Mortara, dove un tempo insistevano, tra l’altro, alcuni complessi religiosi, come i conventi di San Silvestro e di San Bernardino, in gran parte demoliti nel XIX secolo. Infatti, oltre al Consorzio Provinciale Antitubercolare (1930), conosciuto come “Dispensario”, altri edifici di particolare interesse architettonico si aggiunsero al primo nucleo; basti ricordare quelli progettati dall’ingegnere ferrarese Carlo Savonuzzi (Ferrara, 1897 - San Remo, 1973), tra i quali ricordiamo il Padiglione Mortuario (1930), la Divisione Ostetrico-Ginecologica (1932-33), l’Istituto di Anatomia Umana Normale (1933) in via Fossato di Mortara, il Padiglione d’Isolamento (1934), la Scuola Convitto per Infermiere e la nuova portineria con servizi annessi su Corso Giovecca (anni ’30).

A partire dal secondo dopoguerra l’Arcispedale si estese ulteriormente grazie all’apertura di vari cantieri, che consentirono l’ampliamento di alcune strutture preesistenti o la costruzione ex novo di ampi complessi architettonici, tra i quali ricordiamo il Padiglione della divisione oculistica “Adriana Ascoli” (1948-1949) e le nuove Cliniche Generali Mediche e Chirurgiche Universitarie (1966-69), progettate dal noto architetto veronese Daniele Calabi. Nei decenni successivi si registrano, infine, altri ampliamenti degli edifici preesistenti e alcune nuove realizzazioni. 

L’Arcispedale S. Anna nelle due guerre mondiali

Donato Bragatto 

Durante la Prima Guerra Mondiale il contributo dell’Arcispedale S. Anna fu sicuramente rilevante per l’assistenza dei militari provenienti dal fronte. L’attività sanitaria a favore dei militari iniziò dapprima nel vecchio Ospedale di Piazzetta S. Anna, dove furono accolti i primi malati provenienti dalla linea ferroviaria, poi, in seguito alla rapida attivazione della struttura del nuovo Ospedale di Corso Giovecca, a cura del locale Comitato della Croce Rossa, già nel mese di giugno del 1915 si riuscì ad assicurare l’assistenza ad un treno pieno di malati provenienti dal fronte. Nei due ampi padiglioni che, ancora oggi, si aprono simmetricamente ai lati del fabbricato d’ingresso, in 16 sale destinate alla truppa e nelle camere annesse per gli ufficiali, vennero ricoverate ben 800 persone. L’Ospedale Territoriale della Croce Rossa di Ferrara fu riconosciuto dalle Autorità Sanitarie Nazionali come il più grande di tutti gli Ospedali della Croce Rossa d’Italia e fu portato come modello alle altre Unità Sanitarie dell’Associazione. Nel corso della Grande Guerra furono oltre seimila i militari curati. Furono compiute delicate operazioni chirurgiche; ospitati infermi con malattie infettive gravissime ed in numero notevole. La mortalità minima verificatasi dell’1% testimonia l’indiscutibile validità del funzionamento degli operatori sanitari. Al termine del conflitto l’Ospedale non venne restituito alla sua funzione propria, ma divenne dapprima ricovero per sfollati ed in seguito caserma per Esercito e Carabinieri. Soltanto nel 1923 fu ripreso l’obbiettivo di riattivare il nuovo Ospedale. Nel 1926 entrarono i primi pazienti civili e l’anno successivo venne solennemente inaugurato.

Durante i tragici anni dell’ultima guerra mondiale, nella “cittadella” dell’Arcispedale S. Anna, mentre si svolgevano le attività istituzionali, l’assistenza e la cura ai malati, l’insegnamento della scienza medica, nacque in molti operatori il desiderio di libertà e di pace: un atteggiamento che si trasformò in azioni di lotta contro il nazi-fascismo. Prova di ciò fu l’estremo sacrificio della vita di tre partigiani che operavano all’interno dell’Ospedale. Due medici, Arnoldo Mario Azzi, Luigi Medini, ed un bidello dell’Università in servizio presso l’Istituto di Anatomia Patologica, Mario Bisi. Dietro ed assieme a queste tre figure agirono molti altri: fra questi vorrei ricordare Angelo Chiaroni e Mario Monari; Suor Agnese; Bruno Tagliani; il cappellano Anselmo Bianchi. Verso la fine di ottobre, primi di novembre del 1944 l’Arcispedale S. Anna venne requisito quasi totalmente dalle truppe tedesche d’occupazione e trasformato in Ospedale da Campo n. 200 delle truppe del Terzo Reich. Il 10 aprile 1945, con l’avvicinarsi del fronte di combattimento, cominciò lo sgombero delle strutture sanitarie dell’Ospedale da parte del personale tedesco. Ferrara venne liberata il 24 aprile 1945; fu nominato primo Direttore Sanitario il Prof. Ferruccio Vigi ed il C.L.N. provvide a nominare come Commissario per l’Arcispedale S. Anna il liberale Luigi Forlani.

 L’opera umana e professionale del Professor Angelo Baserga

Gianluca Lodi 

Nato a Sondrio nel 1908. Si forma presso la scuola ematologica pavese di Adolfo Ferrata e Giovanni Di Guglielmo, che segue nei primi anni post laurea (1931/32) come Assistente volontario di Clinica Medica prima a Pavia e quindi a Catania. Con l’arrivo nella città etnea di Paolo Introzzi, viene nominato Aiuto incaricato di Patologia Medica e quindi Assistente di ruolo. Nel frattempo ottiene una borsa di studio a Friburgo (1933/34), dove lavora con Tannhauser, Aschoff e Krebs.  Torna a Pavia con Paolo Introzzi nel 1938 quale Aiuto in Patologia Medica e nel 1947 in Clinica Medica. Nel gennaio 1952 viene chiamato dall’Università di Ferrara a ricoprire il ruolo di Direttore e Docente di Semeiotica Medica prima, quindi di Patologia Medica e Metodologia Clinica e infine di Clinica Medica e Terapia Medica Sistematica. Nel 1978 viene posto in congedo per raggiunti limiti di età. La Sua luminosa carriera di medico, ricercatore e accademico viene testimoniata dalla produzione scientifica di oltre 400 pubblicazioni e numerose opere monografiche. Fondamentale il trattato sulle malattie emorragiche del 1950, che rappresentò la base degli studi sulla coagulazione del sangue. Di grande rilievo gli studi in ambito ematologico, in particolare sulle leucemie e sulle malattie cromosomiche. Collaborò nella stesura del trattato di Medicina Interna di Paolo Introzzi. Autore di numerosi aggiornamenti in ematologia, portò a termine nel 1986 il testo di Ematologia Clinica, che attraverso le Sue parole della presentazione volle essere “espressione del pensiero ematologico italiano”.

 


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Arte Cultura e Spettacolo