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Islam e Lega

 20 marzo 2008

saletta san Francesco

Serata organizzata dalla Lega Nord

Tema dell’incontro “Islam” sottotitolo “aveva ragione Oriana” Fallaci naturalmente

Il primo pensiero è “Non abbiamo niente da dirci io e quelli là”

Il secondo è “Perché non vedere e non ascoltare da vicino?”

Ha vinto il secondo e sono andata, casualmente sola, avevo chiesto compagnia, ma non è stato possibile.

Mi è sembrata una violazione sacra, anche per me non credente, andare in un luogo cristiano ad ascoltare parole di esclusione per qualcuno. Ma questo è il mondo.

Nella sala c’è tanta gente, per la maggior parte persone di mezz’età, ma anche giovani. Si fa fatica ad un primo colpo d’occhio distinguere gli uni dagli altri forse a causa di un abbigliamento per bene, rigido, composto. In un secondo momento mi sono accorta che sotto qualche giacca, spuntavano le camicie verdi dei leghisti. Mi ha impressionato lo stridore fra un colore così smagliante e tanta compostezza irrigidita.

Cerco di capire e descrivere tutto ciò che percepisco.

Mi sento naturalmente sola, ma questo non mi stupisce, qualcuno mi guarda, ma senza alcuna imbarazzante insistenza. Prima dell’inizio c’è un brusio leggero, quasi da cerimonia, che induce alla solennità ed all’attenzione. C’è un apparato. Il messaggio che percepisco da tale organizzazione è che le cose di cui si parlerà sono importanti ed anche l’essere lì conta.

E parlerà un islamista, il prof. Silvio Calzolari della Pontificia Università di Firenze, commemorerà una giornalista che è stata famosa, la Fallaci, porgendo all’assemblea i saluti della sorella Paola Fallaci, malata dello stesso male di Oriana.

L’intervento di Calzolari è introdotto da un “funzionario della Lega”.

L’attenzione è alta, le parole sono semplici, da un lato affettuose, un discorso tra amici, da un altro di onore e degnazione, come se quei saluti fossero un po’ calati dall’alto.

Sento un’indubbia retorica nel commento degli ultimi scritti della Fallaci, traboccanti di orgoglio facile ed in quanto tale, trascinante per molta gente.

Appunto velocemente espressioni ad effetto immediato: “Razzismo degli antirazzisti” “Integrare? Impossibile!” “Paura demografica: l’Italia cresce con i figli mussulmani” “Non c’è più spiritualismo, non si sa che cosa è morale o amorale!” “Noi siamo cristiani” “Chiediamo agli stati la reciprocità”.

Il tono è perentorio, c’è un ritmo semplice chiaro nel lessico e nella sintassi, non c’è troppo bisogno di riflettere e l’applauso è una conseguenza naturale.

Prende la parola Calzolari.

Il tono è più ufficiale, ma non viene meno la semplicità del discorso articolato sempre con frasi brevi e semplici, giochi di parole come Eurabia, pronunciato anche come Eurabbia.

Conosce indubbiamente l’Islam e usa la sua conoscenza semplificandone i passaggi, puntualizzando i termini come jihad con una corretta pronuncia araba, accennando la doppia interpretazione dei testi soffermandosi su quella più adatta per colpire la platea e confermarne l’ansia e la rabbia.

Continua il ritmo degli applausi.

Il discorso è denso di argomenti: finanza internazionale, politica, guerra mondiale, cattolicesimo e protestantesimo, analisi sociologica degli attentatori, colonialismo come danno, ma anche occasione di crescita, Bibbia e Corano.

Colgo tante imprecisioni e sterzate, ma tutto sommato non mi addormento e seguo, e anche gli altri sono attenti. Dietro di me due signori seguono parola per parola e commentano approvando ogni affermazione amplificandone la negatività.

Non posso fare a meno di girarmi e reagire verbalmente all’affermazione dei due vicini che affermano che in Iran si rischia di venire uccisi per strada se in qualche modo si palesa l’appartenenza al cristianesimo, che le donne non possono guidare ecc. “Sono stata in Iran e ho partecipato a riti cattolici ed ortodossi, ho visto le donne guidare ecc.” “Lei ha rischiato tanto e non se n’è accorta”

Mi sembra che la comunicazione da parte degli oratori sia efficace, rassicurante e in tutti i modi la platea non fa una piega, segue senza stanchezza.

La parola passa ad un parlamentare di Reggio Emilia.

Il discorso si fa più animato sui temi della convivenza, si parla di donne, di loro prigionia, sottomissione, del loro essere vittime di violenze di tutti i tipi. Si indugia sulla pratica dell’infibulazione che viene passata come pratica islamica generalizzando il tutto.

Intervengo in modo poco ortodosso obiettando sull’imprecisione di tali informazioni precisando  con la pacatezza di quanto ero capace l’origine, la diffusione geografica, culturale, sociale del fenomeno della famigerata pratica, sottolineandone pienamente la barbarie. La mia interruzione scatena una polemica. Il parlamentare definito prima un raffinato islamista non molla. Chiamo a rispondermi il professore che dando un corpo al cerchio ed uno alla botte, da ragione ad entrambi e interrompe il battibecco.

Non amo parlare in pubblico e farlo mi è costato uno sforzo. Il parlamentare mi dice che cinquanta donne sono finite al pronto soccorso di Reggio Emilia per essere curate, mi invita a verificare con lui la veridicità delle sue affermazioni. Accetto. Fa un passo indietro dicendo che le ASL hanno disposizioni di non diffondere, casomai di nascondere il fenomeno con false diagnosi. Affermazioni molto gravi, allarmanti, di sicuro effetto emotivo, credevo.

Sono rimasta stupita del fatto che mentre parlavamo, non sentivo nessun mormorio, le persone sedute davanti a me non si sono nemmeno voltate per vedere che faccia avessi. Nessuno mi ha contraddetto, nessuno ha sostenuto le affermazioni di nessuno.

Successivamente, a conclusione di serata, quando si è aperto uno spazio per gli interventi, non mi è più stato concesso di parlare.

Prima di andare via  scambio ancora alcune parole con i signori seduti dietro di me.

Il più anziano dei due è cordiale e mi dimostra perplessità. “Rimango tiepido nei confronti di tutte le appartenenze religiose” mi ha detto salutandomi.

Questo commiato mi lascia veramente confusa: l’ho sentito condividere e sostenere le affermazioni più pesanti della serata e mi sembrava assurdo vederlo dubbioso in un tempo così breve.

Massa, comunicazione, psicologia di gruppo, normalità, persuasione, conformismo, paura, ignoranza, buona fede, manipolazione  e potere. Penso a tutto ciò mentre vado via. Penso al momento in cui con garbo un signore mi ha chiesto la mia mail per inviarmi materiale informativo e alla mia reazione di perplessità mi ha rassicurato che in nessun modo mi avrebbero disturbato per via informatica. Penso che ho avuto voglia di parlare con lui con simpatia per farmi spiegare la sua posizione in quel contesto. Mi riesce difficile elaborare l’esperienza concreta di un qualcosa che teoricamente credo di avere capito talmente bene da avere la presunzione di insegnarla ad altri. Mi sembra che la cosa più difficile da accettare sia l’evidenza della realtà.


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