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Ferrara: Consiglio provinciale riunito per discutere di: Università, criticità e prospettive.

 La seconda commissione del Consiglio provinciale riunita per discutere di: Università, criticità e prospettive. Con la partecipazione del rettore Pasquale Nappi 

Su richiesta dei consiglieri di minoranza, si è riunita in Castello Estense la seconda Commissione del Consiglio provinciale - Attività produttive, Politiche sociali, Cultura, presieduta da Anna Maria Quarzi -  sul tema: Università criticità e prospettive.

Hanno partecipato all’incontro il rettore dell’università di Ferrara, Pasquale Nappi, la presidente della Provincia Marcella Zappaterra, l’assessore provinciale alla Pubblica istruzione Tonino Zanni, la direttrice amministrativa dell’ateneo, Clara Coviello, e il responsabile dell’ufficio Comunicazioni di Palazzo Renata di Francia, Andrea Maggi.

Didattica, ricerca,  valutazione, sono stati i temi affrontati nella relazione del rettore.

Un quadro generale dell’istituzione universitaria così sintetizzabile: otto facoltà, 650 docenti, di cui 189 ordinari, 209 associati e 252 ricercatori (il numero più basso degli ultimi anni), l’aumento del numero di studenti da 14.481 nel 2000 a 17.827 nel 2010, con una media ormai di 27,42 allievi per docente.

Per quanto riguarda la qualità della ricerca, l’università di Ferrara si pone al quarto posto, stando alle recenti indagini, mentre si colloca al secondo posto su 77 atenei (fra statali e non), per la valutazione attività di valorizzazione applicativa.

Le note dolenti iniziano con il capitolo risorse finanziarie e in particolar modo dal calo della cosiddetta quota “premiale” del Fondo per il finanziamento per le università di provenienza statale. Accanto a questo il rettore ha pure lamentato l’assenza negli ultimi anni di fondi  per l’edilizia universitaria, cui è stato fatto fronte con risorse dell’ateneo ferrarese.

In cifre, su un bilancio complessivo dell’Università di Ferrara pari a 160 milioni, solo 70 sono i trasferimenti statali.

“Ma i tagli di questi anni e quelli previsti in futuro – è stato il monito di Nappi - porteranno senza dubbio a grosse limitazioni nelle attività di ricerca”. Le prese di servizio, in effetti, nel 2010 equivalgono ad un solo professore ordinario, sei associati e sette ricercatori.

Secondo il rettore, importante per l’Università sarebbe una vera e propria politica di programmazione che vedesse attorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti: dal Ministero, ai docenti agli enti locali, ai privati.

Fra gli interventi che hanno animato il dibattito, quelli del capogruppo Pd, Sergio Guglielmini, che ha chiesto a Pasquale Nappi di dare un voto all’ateneo ferrarese alla luce dei risultati raggiunti in questi anni, e del capogruppo Pdl, Ugo Taddeo, il quale si è soffermato sulla riforma Gelmini, intesa come tentativo serio di intervenire sui mali dell’università italiana.

Nappi ha risposto attribuendo voti alti per formazione, didattica e ricerca, anche se permangono situazioni ancora scarsamente virtuose. A Taddeo il rettore ha replicato che sull’università è auspicabile una riforma organica, anche se non si avverte la volontà politica di approvarla: “Avverto preoccupazione – ha concluso – per investimenti sempre più scarsi in materia di cultura e ricerca, con ripercussioni negative sulla competitività del sistema generale del Paese”.


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