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Società: Cile, la diretta della liberazione dei minatori; libertà!, articolo con video

Dopo 69 giorni, si e' conclusa durante la notte l'operazione di salvataggio. L'ultimo degli operai rimasti bloccati dal 5 agosto scorso nella miniera di San José è stato fatto riemergere poco prima delle 22 ora locale, le 3 in Italia, attraverso la capsula 'Fenix' che ha fatto la spola per quasi un giorno con il punto a oltre 600 metri di profondità in cui i minatori erano rimasti intrappolati a causa di uno smottamento.

Attraverso il cunicolo, dopo circa due ore e mezza sono stati riportati in superficie anche tutti i sei soccorritori calatisi nelle viscere della terra per organizzare la risalita dei minatori. L'ultimo minatore a uscire è stato il capo-turno e leader del gruppo fin dal giorno del crollo, Luis Urzua, di 54 anni: su di lui era gravato il compito di mantenere viva la speranza nei compagni durante i 17 giorni in cui non c'erano contatti con i soccorritori e che ha razionato gli alimenti dei quali disponevano (qualche lattina di tonno, latte e frutta in scatola). Appena uscito dalla capsula, il minatore è stato avvolto in una bandiera cilena e in tante città e paesi le campane delle chiese hanno suonato a distesa mentre la gente si è riversata per le strade, animandole con caroselli in auto.  

(Ansa 14 ott. 2010)

 

L'incubo sta finendo.

L'operazione di salvataggio, denominata San Lorenzo, era slittata di alcune ore rispetto alle previsioni tenendo tutti con il fiato sospeso. Dopo alcuni test sulla capsula vuota, alla 23:38 e' sceso per primo sul fondo del pozzo l'esperto minerario Manuel Gonzalez di cui la tv ha immortalato l'abbraccio con i minatori.

Ora, uno dopo l'altro, i 33 minatori stanno tornando in superficie stretti nella capsula Fenix.

Florencio Avalos e' stato il primo dei 33 a tornare a vedere la luce undici minuti dopo la mezzanotte locale (le 5:11 ora italiana) dopo un quarto d'ora di viaggio attraverso gli oltre 600 metri del tunnel della salvezza. Il primo a gettarsi tra le sue braccia e' stato il figlio di otto anni che lo aspettava tesissimo sul bordo del pozzo, mentre tutto intorno esplodeva la gioia di familiari, tecnici e giornalisti.

Poi un'ora dopo e' tornato su Mario Sepulveda che ha confermato la sua fama di estroverso inscenando un piccolo show a base di grida, salti e battute con la First Lady cilena Cecilia Morel, che ha accompagnato il presidente Sebastian Pinera. Sepulveda ha anche portato un regalo ai soccorritori: delle pietre raccolte sul fondo del pozzo.

Poi e' stata la volta di Juan Illanes.

La gioia per la risalita dei minatori e' stata esplosiva al Campamento Esperanza dove sono raccolte le famiglie dei minatori assediate dai cronisti e dalle troupe televisive di tutto il mondo. A Santiago del Cile la gente e' scesa nella Plaza Italia per festeggiare, cosi come i cileni a Washington si sono raccolti davanti alla loro ambasciata per seguire su un mega schermo le fasi del salvataggio con un tifo da stadio.
Questa è la lista con l'ordine di uscita dei 33 minatori di San José i primi tre ad uscire sono stati Florencio Avalos, Mario Sepulveda e Juan Illanes. Via via seguiranno: Carlos Manami, Jimmy Sanchez, Osman Araya, José Ojeda, Claudio Llanes, Mario Gomez, Alex Vega, Jorge Galleguillos, Edison Pena, Carlos Barrios, Víctor Zamora, Victor Segovia, Daniel Herrera, Omar Reigada, Esteban Rojas, Pablo Rojas, Dario Segovia, Johnny Barrios, Samuel Avalos, Carlos Buqueno, José Enriquez, Renan Avalos, Claudio Acuna, Franklin Lobos, Richard Villarroel, Juan Carlos Aguilar, Raul Bustos, Pedro Cortez, Ariel Ticona. Confermato anche che l'ultimo minatore a risalire sarà il capo turno Luis Urzua.

 

Ecco le date principali della vicenda dei 33 uomini intrappolati da due mesi nella miniera San José di oro e rame, nell'estremo nord del Cile.
5 agosto. Un crollo blocca l'accesso della miniera, dove ad una profondità di
700 metri rimangono bloccati 33 minatori, tutti cileni tranne un boliviano

8 agosto. Iniziano i lavori di perforazione per cercare di localizzare il punto dove si trovavano i minatori.-- 12 agosto. Il ministro delle risorse minerarie, Laurence Golborne, afferma che le possibilità di trovare i minatori con vita sono poche.

19 agosto. Una delle sonde giunge a 726 metri di profondità ma non riesce a trovare il luogo dove sono i minatori. Nell'area proseguono le perforazioni di altre otto sonde.

22 agosto. E' il giorno del miracolo. All'alba una sonda giunta a quota -688 trasmette dei rumori che fanno pensare ai minatori. Poco dopo la sonda riporta un pezzo di carta scritta da uno dei minatori: 'Stiamo tutti bene nel rifugio, i 33''.

23 agosto. Si lavora a un condotto tramite il quale inviare ai minatori alimenti, medicine e quanto necessario alla loro sopravvivenza.

26 agosto. I 'mineros' fanno sapere che stanno tutti bene, ma le autorità precisano: tempi lunghi per tirarli fuori.

31 agosto. Al lavoro la prima perforatrice che scava per cercare di raggiungere il gruppo. Una seconda trivella entra in azione il 5 settembre e la terza il 19 settembre.

1 settembre. Primo pasto caldo e solido per il gruppo: hamburger, riso e yogurt.

18 settembre. Tutto il Cile si stringe attorno ai minatori, in occasione della festa per il bicentenario dell'indipendenza dalla Spagna.

22 settembre. Sono pronte le tre capsule che verranno mandate in profondità per riportare, uno ad uno, i 33 in superficie.

27 settembre. Familiari 27 minatori chiedono un risarcimento alla società proprietaria giacimento: un milione di dollari a testa.

1 ottobre. Le autorità anticipano i tempi previsti salvataggio. Si passa dai primi di novembre alla seconda metà di ottobre.

4 ottobre: il presidente Sebastian Pinera si dice fiducioso che i 33 minatori possano essere riportati in superficie prima della meta' di ottobre. - 5 ottobre: per il capo dei soccorsi potrebbero forse essere messi in salvo nel fine settimana.

6 ottobre: le trivelle superano i 500 metri di profondita' ma la velocita' di perforazione rallenta per la presenza di roccia dura.

7 ottobre: i tecnici annunciano che i minatori saranno raggiunto probabilmente il 9, in anticipo sulle previsioni iniziali.

9 ottobre: la trivella raggiunge i minatori. 

(Ansa 10 ott. 2010)

Il ministro della Sanita' cileno Jaime Manaric ha detto che la trivella raggiungera' oggi i minatori intrappolati nella miniera di San Jose' e che le operazioni di salvataggio saranno avviate martedi'.

(Ansa 08 ott. 2010)

Ci potrebbero essere consistenti filoni d'oro e di rame nell'area della miniera di San José.

Ad affermarlo è Gustvo Lagos, esperto minerario e docente presso l'Università Cattolica di Santiago del Cile, precisando che nel sottosuolo attorno la miniera a San José ci sarebbe "un filone molto ricco d'oro e di rame".

"E' un'ipotesi ancora da confermare, ma a quanto pare i sondaggi fatti nelle operazioni per riportare in superfice i 33 hanno individuato degli importanti giacimenti", ha sottolineato Lagos all'ANSA.

Se fosse confermato, gli azionisti della società San Esteban, proprietaria della miniera sarebbero ricchi: "la tragedia potrebbe farli diventare multimiliardari", invece di essere economicamente falliti, viste le richieste di ingenti risarcimenti già partite contro la San Esteban da gran parte dei familiari dei 33 minatori coinvolti nell’incidente.

(Ansa 6 ott. 2010)

 

Mancano ancora 160 metri, "tre o quattro giorni di lavoro".

Ancora un piccolo sforzo, poi i 33 minatori bloccati dal 5 agosto scorso a 700 metri di profondità nella miniera di San José in Cile potranno rivedere la luce. E se ieri il presidente Sebastian Pinera ha auspicato una felice conclusione dei soccorsi entro metà ottobre, il capo delle operazioni di salvataggio della Geotec, Pedro Buttazzoni, ha confermato alla Bbc che il suo team potrebbe raggiungere i minatori in poco più di 72 ore.

"E' assolutamente possibile" portarli in salvo entro il prossimo weekend, ha detto, alimentando la speranza di una rapida soluzione della vicenda. Secondo gli esperti al lavoro, servirà un'ora per riportare in superficie ciascun minatore.

I medici che li assistono a distanza hanno confermato che tutti hanno già iniziato ad esercitarsi in vista del loro recupero. 

(Apcom 05 ott. 2010)

 

La scuola 'Esperanza', dedicata ai figli dei minatori bloccati a 700 metri di profondita' nella miniera San Jose' di Copiapo', e' stata inaugurata oggi in un container e da lunedi' cominceranno le lezioni. Il container e' stato ridipinto di rosso fuoco, per far onore al nome 'Esperanza', che e' anche quello dell'accampamento nel quale da 52 giorni si accalcano le famiglie dei 33 minatori. L'aula improvvisata contiene dodici banchi, lavagna e tabelle illustrative, tutto donato dalle scuole della zona.

Non tutti i bambini sono felici di ricominciare le lezioni, ma a convincerli si e' dedicato il pagliaccio Rolly, che da tre settimane li distraeva dall'attesa dei padri e nonni imprigionati. 

Roxana, figlia del minatore Mario Gomez e madre del piccolo Luis Nicolas, di sette anni, non nasconde il sollievo: ''Noi madri non ce la facevamo piu', i bambini qui si annoiavano tanto, e in piu' dovevamo sempre stare attente che non fossero investiti dai giganteschi camion della miniera'', ha detto all'ANSA la donna, figlia e nipote di minatori.

 

Intanto era giunto la settimana scorsa su un camion della Marina la 'Phoenix 1', l'ascensore che dovrà permettere ai 33 minatori di percorrere senza danni i quasi 700 metri che li separano dalla luce del sole. "L'abbiamo battezzato Fenice perché sarà un vero e prioprio processo di rinascita, una nuova vita per ognuno di loro", ha detto Golborne che, nelle ultime settimane, è stato quasi costantemente a Copiapò ed è diventato molto popolare tra i minatori. Le famiglie hanno accolto la capsula con acclamazioni e applausi, e grida di 'Viva Chile'.

Ognuna delle tre capsule costruite da tecnici della Marina militare cilena è un siluro lungo quattro metri (dei quali due e mezzo per il 'modulo vitale' dove prenderanno posto uno dopo l'altro i minatori), rotelle di gomma alle estremità superiore e inferiore, un diametro di 53 centimetri, pesa poco più di 250 chili e sarà dipinta di bianco, rosso e blu, i colori della bandiera cilena. In caso di blocco lungo il percorso di risalita, il minatore protetto da un casco disporrà di ossigeno, cibo, due sistemi di comunicazione, e saranno costantemente monitorati il suo battito cardiaco e la respirazione. Il primo ad entrare nella 'gabbia' per provarla è stato uno dei minatori che lavoravano con quelli rimasti bloccati ed era invece riuscito a mettersi in salvo dopo lo smottamento di terreno del 5 agosto scorso. In realtà, i primi ad utilizzare la Phoenix non saranno i minatori, ma un soccorritore e un medico che scenderanno in fondo al pozzo per seguire le operazioni di salvataggio dal basso.

Ansa 26 set. 2010 

A precisare come procederanno i lavori e' stato il ministro delle risorse minerarie, Laurence Golborne: ''Siamo riusciti ad arrivare, con molta precauzione, nell'officina vicina al rifugio dove si trovano i minatori. Ora dovremo cambiare e montare i martelli della trivella che hanno cinque grosse 'teste' per poter perforare: quindi iniziera' il vero e proprio procedimento per allargare il tunnel, fatto che impieghera' - ha puntualizzato - diverse settimane''. ''Stiamo avanzando un po' meglio della tabella di marcia prevista, forse riusciremo a finire a novembre'', ha concluso Golborne, che si trova a Santiago per partecipare alle feste per il bicentenario del paese presiedute dal capo dello Stato, Sebastian Pinera. Il 'buco' dovra' raggiungere un diametro di circa 28 pollici (65 centimetri), dai 30 centimetri di larghezza attuale, mentre allo stesso tempo si cerchera' di rafforzare le pareti del tunnel: un'opera che richiedera' anche la collaborazione dei minatori, i quali dovranno a loro volta rimuovere le macerie che cadono dall'alto durante i lavori. A toccare quota -630 e' stata la perforatrice T-130, al centro di quello che i tecnici chiamano il 'piano B', che e' riuscita a scavare ad una 'velocita'' consistente, e cioe' circa 18 metri all'ora.

Gli esperti sono in queste ore impegnati a sgombrare il campo, togliendo per esempio degli assi, nel punto dove si trova la perforatrice. Domani iniziera' l'allargamento vero e proprio del tunnel costruito in questi giorni attraverso il quale i 33 cercheranno, una volta finiti i lavori, di raggiungere uno ad uno la superficie tramite una sorta di 'campana'. Parallelamente alla trivella del 'piano B' si fanno passi avanti anche con le altre due perforatrici, una che e' ormai a quota -320, l'altra che entrera' in attivita' il 20 settembre. Ormai da ieri, l'intero paese e' immerso nel clima di festa per il bicentenario dell'indipendenza dalla Spagna: con emozione, come ormai avviene dall'inizio della vicenda, le feste s'intrecciano con il dramma dei minatori intrappolati. Domani a mezzogiorno (ora locale) i 33 isseranno una grande bandiera cilena, in stretto coordinamento con quanto verra' fatto con un altro vessillo con i colori nazionali al 'campamento Esperanza', alla presenza dei familiari, delle squadre di soccorso e delle autorita'. Per sentirsi piu' vicini a casa, i 33 riceveranno da superficie il cibo tipico per i cileni in questi giorni di festa, in particolare l'asado (grigliata) e le empanadas (involtini).

Ansa 18 set. 2010

 

Si chiama Esperanza, pesa poco più di tre chili per 48 centimetri di lunghezza e nel suo nome c'è il desiderio di tutte le famiglie dei minatori cileni intrappolati a 700 metri sottoterra di riverere presto i propri cari.

La piccola neonata è infatti la prima figlia di Ariel Ticona, uno dei 32 minatori impegnati nella miniera di San Josè, vicino Santiago, che dovranno resistere almeno fino a fine anno prima di poter essere salvati. La mamma, Elizabeth Segovia, ha partorito nella clinica ostetrica di Copiacò, la città più vicina alla miniera, 800 chilometri a nord di Santiago. 

Il neo papà avrebbe dovuto essere presente in sala parto al momento della nascita della piccola ma il crollo nella miniera gli ha impedito di mantenere la sua promessa, così ha chiesto alla moglie di girare un video della nascita di Esperanza. I tecnici invieranno il video ad Ariel che potrà vederlo sfruttando il sistema audiovisivo a fibra ottica istallato nel loro rifugio.

 

 

Nel nord del Cile, 33 minatori sono intrappolati all’interno di una piccola miniera di oro e rame la cui galleria di collegamento con la superficie è crollata il 5 agosto. I soccorritori sono al lavoro presso il sito di San Esteban, situato a circa 80 km dalla città di Copiapo.

Il crollo che ha bloccarto i lavoratori è stato a circa 300 metri di profondità, mentre loro erano in un rifugio a quasi 700 metri.

Il Cile è uno dei maggiori produttori al mondo di rame, ma gravi incidenti minerari non sono comuni nel Paese sudamericano perché le autorità tengono sotto stretto controllo le operazioni. Felix Medina, un funzionario del sindacato ha detto però che nelle piccole miniere "le condizioni sono precarie". Anche questa miniera, che impiega 150 persone, ha una storia recente di incidenti. Fu chiusa nel 2005 per le sue cattive condizioni e ha riaperto solo 2 anni fa. 

Il deserto di Atacama è un serbatoio naturale di ricchezze minerarie. Un terra inospitale, praticamente disabitata: un luogo che ha acquistato anche un significato mitico e simbolico.

 

Già nelle prime ore di domenica 8 agosto, una sonda era arrivata a 688 metri di profondità, raggiugendo la galleria dove si supponeva che avessero trovato rifugio i lavoratori.

La sonda, poco dopo, aveva riportato in superficie una nota scritta. E' successo intorno a mezzogiorno e la notizia ha fatto rapidamente il giro dell'accampamento, dove, da ormai due settimane, più di 200 persone (le famiglie degli operai) aspettavano,  con ansia e trepidazione,  notizie sui "sepolti vivi". 

"I 33 di noi che sono nel rifugio stanno bene" si legge nella nota. I soccorritori sono riusciti a far passare nel micro tunnel scavato anche una telecamera che ha rimandato, attraverso le lenti, le immagini di alcuni di loro.

 

Secondo "El Mercurio de Chile", l'ingegnere incaricato delle manovre, Andre Sougarret, avrebbe già reso noto il piano, che partirà nelle prossime ore, per concretizzare il salvataggio dei minatori.

Una volta stabilite le comunicazioni e consegnati acqua e alimenti, si introdurrà una sonda di maggiori dimensioni per iniziare il trasporto in superficie degli intrappolati.

Secondo l'esperto, però, le operazioni potrebbero durare fino a quattro mesi. 

 

Per salvare i  minatori intrappolati un ingegnere ha proposto di allargare il passaggio già realizzato per far arrivare una delle sonde che al momento forniscono viveri, usando una scavatrice dal diametro più grande.

Uno scavo di questo tipo avrebbe tempi più brevi, di circa due mesi.

Il piano B verrà valutato in queste ore dal ministro dell’Estrazione mineraria Laurence Golborne: “Stiamo valutando tutte le opzioni possibili – spiega – Se è possibile accelerare il procedimento, ben venga. Ma dobbiamo essere cauti”.

Per il momento l’unico piano di cui è prevista l’attivazione è dunque quello di Andre Sougarret, il responsabile per le operazioni, che ha preso il  via lunedì 30 agosto con le trivellazioni. La scavatrice australiana entro quattro mesi dovrebbe completare la galleria. Quindi per ora la data ufficiale per salvare i minatori rimane Natale.

 

Tramite le 'palomas' (nome che i tecnici hanno dato ai tubi di metallo con cui si fanno gli invii) i minatori hanno in queste ultime ore avuto tra l'altro materassi gonfiabili e calzini fatti con fibra di rame, per impedire il contagio di funghi e batteri. Molto presto avranno d'altra parte video-giochi, riproduttori mp3 per ascoltare musica e un proiettore grazie al quale potranno rivedere le partite della nazionale cilena all'ultimo mondiale in Sudafrica.

Lo scavo sta avvenendo per mezzo di una gigantesca macchina perforatrice, la  'Strata 950', che dovrà 'bucare' la terra creando un pozzo di 66 centimetri di diametro per far uscire gli uomini che sono di fatto sepolti vivi ormai da quasi un mese.  

Intanto, i minatori bloccati dal 5 agosto scorso a 700 metri di profondità in una galleria della miniera di San José, nel nord del Cile, si spostano. Il caldo e la forte umidità nella zona della galleria dove si trovano ora ha convinto gli esperti, dopo aver verificato che non ci sono problemi di sicurezza, a chiedere ai minatori di spostare il loro alloggiamento a un livello meno profondo, circa 25 metri più in basso del rifugio predisposto per le emergenze e finora non utilizzato.

Fonti: libero news; Ansa - Foto: da Adncronos - Video da Youtube


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