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Laura Ortu: la sua vita per il basket

I: Sei stata e sei tutt'ora un' emblema e un punto di riferimento del basket femminile: ci racconti e ci parli di te?                 

L: "È difficile parlare di me; per tanti versi sicuramente sono un personaggio scomodo e per tanti altri no, non scendo a compromessi con nessuno, ne quando giocavo, ne ora da Responsabile di Basket Rosa. Ho sempre vissuto secondo i miei istinti, a volte ho fatto bene altre volte ho fatto male, ma la vita è talmente bella e colorata che si ha sempre il tempo per sbagliare e anche quello di rimediare".                                               

I: La pallacanestro è parte fondamentale della tua vita: che cosa ti trasmette quotidianamente?                               

L: "È uno sport che ti da tanto, a tal punto da ucciderti moralmente e in altri farti sentire un dio; ti da e ti toglie allo stesso modo: sogni, passione, emozioni, affetti, conoscenze.... diventa un lavoro quotidiano, ovviamente non retribuito, ma che ti riempie l'anima".                                                  

I: Parlaci della tua carriera in campo: aneddoti, curiosità, ricordi, soddisfazioni ed eventuali rimpianti.                             

L: "Il mio rimpianto più grande è quello di aver smesso troppo in fretta, il ricordo più bello quello di Rovereto, società e compagne di squadra fantastiche sia dal punto di vista umano che di gioco, abbiamo vinto tutto quell'anno... ma chi mi è rimasto nel cuore e ha svolto un ruolo importante nella mia vita è stato il Cras Taranto".                                   

I: Chi sono stati o chi sono i tuoi punti di riferimento?                            

L: "Il mio punto di riferimento, colui che ho sempre seguito più di tutti è stato Maurizio Scanzani, uno dei miei primi Allenatori, ma tutti i Coach che hanno fatto parte della mia vita sono stati per me un punto di riferimento, chi più chi meno: Marco Rota, Mario Bucoliero, Guido Novello... e anche quelli che ho odiato, dei quali non faccio i nomi, mi hanno lasciato qualcosa".                             

I: Attualmente gestisci un sito importante della realtà cestistica in rosa: Basket Rosa.  Che cosa ti ha spinto ad intraprendere questo percorso che sta dando grandi risultati di seguito?                

L: "Basket Rosa è figlia del gruppo creato sempre su Facebook: Non facciamo morire il movimento del basket femminile, gruppo in cui si parla di tutto, soprattutto delle problematiche inerenti a questo movimento; poi ho dato seguito a Basket Rosa che, attualmente, ha più di 9000 iscritti; siamo presenti più o meno 24 h e il tutto solo per passione, senza aiuti e soldi che escono dal mio stipendio personale.

Basket Rosa è nato per dare più visibilità al mondo femminile del basket e, nel mio piccolo, credo di aver centrato in pieno l'obbiettivo... e questo mi rende felice".                                                      

I: Di che cosa ti occupi e quali sono le tue passioni, oltre la pallacanestro?                                     

L: "Oltre al basket ho un lavoro: sono uno Store Manager Fastweb e da poco ho deciso di creare la prima linea d'abbigliamento dedicata solo al basket femminile: la pink is better.

Dagli incassi del sito cerco di organizzare eventi sempre per il basket e le spese per mantenere attivo Basket Rosa, quindi invito i nostri appassionati a darci una mano e sostenerci; ho cercato di mantenere i prezzi bassissimi e la qualità dell' abbigliamento ottima proprio per dare la possibilità a tutti di fare dei piccoli acquisti che non mi arricchiscono ma permettono di portare avanti tutto il lavoro di Basket Rosa.

Vorrei tanto che il logo realizzato, ovvero il simbolo della donna con la palla da basket, diventasse un logo comune per tutti, che identifichi questo movimento. Sarebbe una gran bella cosa".                                 

I: Vuoi ringraziare qualcuno in particolare che ha lasciato il segno in questo tuo percorso?       

L: "L'unica persona che voglio ringraziare è mio padre: nel bene e nel male c'è sempre stato, la mia azienda, che mi permette di dedicare così tanto tempo alla pallacanestro e, non per ultimo, colui che ha inventato il basket. Tante volte mi domando che cosa avrebbero fatto milioni di persone che amano questo sport se Naismith non lo avesse inventato".                                              

I: Un tuo messaggio a tutti gli appassionati di Basket Rosa?        

L: "Non sono dio che lancio messaggi ma vorrei semplicemente dire che a volte inseguire i sogni non è poi così difficile: basta crederci, basta volerlo. Spero che non si stanchino di seguire Basket Rosa; da un gruppo Facebook abbiamo creato una realtà importante, e non finisce qui. Continuate a seguirci e sostenerci".

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